Foti: ‘La nave della Barbieri va molto bene’

Tra un mese l’onorevole si dimetterà dal consiglio comunale di Piacenza. Troppi gli impegni parlamentari e quelli legati al partito che pensa alle Europee. «Ma lascio una nave che procede molto bene, con un sindaco che ha chiara la rotta»

L’INTERVISTA TOMMASO FOTI / DEPUTATO DI FRATELLI D’ITALIA

«Pertite senza ospedale e stop a nuove tasse ecco la discontinuità del mio centrodestra»

IN MARZO L’ONOREVOLE SI DIMETTERA’ DAL CONSIGLIO COMUNALE «TROPPI IMPEGNI ROMANI, LASCIO UNA NAVE CHE VA MOLTO BENE»
Al timone c’è un sindaco capace e «non manovrabile» che ha chiara in mente la rotta, la navigazione procede «molto bene» e chi pensasse che lascia la nave nel timore che finisca incagliata si sbaglia di grosso.

Tra un mese, approvato il bilancio di previsione, Tommaso Foti si dimetterà dal consiglio comunale. Una scelta dovuta agli incarichi che si sono andati sommando – vicecapogruppo vicario alla Camera di Fratelli d’Italia, membro dell’esecutivo nazionale del partito, responsabile del settore infrastrutture -, agli impegni per il doppio appuntamento elettorale alle porte, le europee poi le regionali, e anche alla volontà di lasciare ai suoi compagni di banco in Comune opportunità di crescita politica e amministrativa che una presenza come la sua rischia obiettivamente di bloccare.

Sbaglia, onorevole, chi fatica a vedere in un anno e mezzo di giunta Barbieri provvedimenti qualificanti, di quelli che segnano un deciso cambio di spartito? «Appena arrivati abbiamo perso da un giorno all’altro 45 dipendenti per l’inchiesta sui “furbetti del cartellino”.

Piaccia o non piaccia ci siamo trovati pratiche gigantesche che Reggi in dieci anni e poi Dosi in cinque non hanno risolto. Pensiamo soltanto al piano urbanistico dell’ex Acna sul quale pendono tre cause davanti al giudice civile. Andiamo a vedere tutta la gestione post Psc, c’è stato un bando per le manifestazioni di interesse a costruire, un’istruttoria di otto mesi. La questione di Borgo Faxhall, ferma non per inerzia dell’amministrazione, ma perché con la proprietà si è aperta una controversia per reciproci addebiti di inadempienze in relazione ai garage che ci impedisce di iniziare i lavori per trasferire nell’immobile i previsti uffici comunali.

E sull’area di Terrepadane abbiamo avuto presentato solo una settimana fa dal consorzio agrario il progetto modificato rispetto a quello originario».


Sta dicendo che sin qui il grosso dell’impegno è stato gestire al meglio l’eredità della giunta Dosi in omaggio a un principio di continuità amministrativa? «Guardi, io sono per la discontinuità amministrativa totale, a patto che non costi soldi alla comunità. Le faccio l’esempio di piazza Cittadella.

C’è un project financing del 2012 per il quale è stato firmato un contratto: questa amministrazione può cercare di vedere se dentro un principio di legalità si riescono a ottenere cose uguali o migliori di quelle previste, ma non al prezzo di cacciarci in un contenzioso legale penalizzante.

Se dicessimo che non facciamo più il parcheggio interrato, anche lasciando perdere l’importo della penale su cui non voglio pronunciarmi perché solo il giudice arriverebbe a quantificarlo, il milione di euro che comunque occorre per la demolizione dell’autostazione dei pullman e il restyling della piazza in superficie è il Comune che deve tirarlo fuori».

L’impressione è che, dopo avere contestato dall’opposizione questo progetto, come altri ereditati, il centrodestra si trovi ora costretto a difenderne l’inevitabilità.

E’ stata la stessa Patrizia Barbieri che in consiglio comunale, proprio riferendosi ai contestatori di piazza Cittadella, del Carmine e di Terrepadane, ha puntato il dito contro chi vuole fermare la crescita di Piacenza, e ha indicato come virtuoso l’esempio di Milano dove i sindaci si sono ben guardati dallo smontare l’operato dei predecessori anche se di altro colore politico. «Non è così, anche perché quello di piazza Cittadella era un parcheggio partito con mille posti auto e adesso sono 150 più 50 ad abbonamento annuale.

Ma se l’alternativa è andare a una lite giudiziaria che pesa economicamente, va scartata a meno che non ci si trovi davanti a errori madornali. La posizione del sindaco è la stessa che dico anch’io, penso che un clamoroso esempio di discontinuità amministrativa senza spendere un soldo sia stata la scelta di portare l’ospedale via dalla Pertite.

Per non parlae della rinuncia all’aumento dell’addizionale Irpef. In una frase: un centrodestra che fa bene il suo mestiere minimizza i danni che ci hanno lasciato gli altri e cerca invece di massimizzare i nuovi progetti».

Ecco, i nuovi progetti. Che cosa qualificherà, a fine mandato, l’azione della giunta Barbieri? «Questa amministrazione si è presentata con un programma lineare, avevano detto che in primo luogo volevamo risistemare la città, abbellirla. In tal senso va l’abbattimento dell’ecomostro alla Madonnina, di un immobile abbandonato da vent’anni e mal frequentato di notte.

Idem per l’ex area Mazzoni in via Calciati che viene riqualificata non solo con il supermercato, ma anche con parcheggi e migliorie viabilistiche. Speriamo che alla fine dei dieci anni del ciclo Barbieri ci sia una ripulitura urbanistica complessiva, come pure un efficientamento della spesa: ci sono tante piccole scelte che consentono di ottenere gli stessi risultati a minor costo, vale per la macchina comunale, vale per il sociale man mano che gli appalti di servizio andranno a scadenza»

Non pensa che valga la pena di cercare con l’opposizione un po’ di concordia istituzionale? «L’opposizione fa il suo mestiere e va rispettata. Ben venga la collaborazione purché si smetta di cavalcare ogni protesta, anche quelle contro atti che arrivano da lontano e con la firma della parte politica che li contesta».

A che cosa si riferisce onorevole?  «Alla polemica sulla logistica a Roncaglia. Dal Ptcp al Psc, sono i piani urbanistici che ha votato il centrosinistra a prevedere, e in certi casi da decenni, la destinazione industriale per il cosiddetto “bollone”. Non solo: le stesse carte dicono che a Piacenza tutta la logistica è soltanto lì che si può fare.

Dopodiché suonare l’allarme per le colate di logistica è distorcere la realtà, perché senza un accordo territoriale tra Comune e Provincia non si insedia un bel niente».

E i comitati di residenti, gli ambientalisti che si sgolano a sostenere che la città è alla saturazione?  «Dovevano opporsi quando i piani urbanistici erano ancora da approvare.

Poi si può anche perdere occasioni di sviluppo e di occupazione. In ogni caso io sono pronto a ragionare di tutto: se il perimetro è quello lì di Roncaglia, e si valuta che da una parte c’è troppo carico, perché non pensare di insediare in un angolino le richieste che dovessero arrivare?». 

Un pensierino alle europee Tommaso Foti lo sta facendo?  «No, no. E’ vero che me l’ha chiesto dieci volte. Ma se anche il partito mi volesse candidare d’ufficio, parteciperei solo come portatore d’acqua»

E che mi dice dell’ipotesi che una proposta di candidatura arrivi a Patrizia Barbieri? Fantapolitica?  «Bah, per me sì. Anche perché se viene eletta è incompatibile con la carica di sindaco, e se non viene eletta è uno smacco.

Per quale partito poi? Mi pare che da quando guida il Comune sia sempre rimasta molto a lato dei partiti, fermo restando che per molti anni è stata una rappresentante di Forza Italia».