Esondazione del Reno a Bologna, Tagliaferri (Fdi): cantiere fermo da tempo sull’argine ceduto

In un’interrogazione il consigliere chiama in causa la Regione e chiede di rafforzare gli interventi di prevenzione

L’esondazione del fiume Reno, nel fine settimana, a Castel Maggiore, in provincia di Bologna, che ha creato problemi anche nei comuni limitrofi (Borgo Panigale, Funo di Argelato e San Giovanni in Persiceto), è al centro di un’interrogazione presentata da (Fdi), che chiama in causa la Regione per il cantiere fermo da mesi proprio in corrispondenza dell’argine del fiume ceduto per l’ondata di piena.

Il presidente della Regione – evidenzia il consigliere – ha annunciato che chiederà lo stato di emergenza per i danni del maltempo non solo per quanto riguarda l’esondazione del Reno, nel bolognese, ma anche per quanto concerne il gelicidio nel piacentino, le frane nel reggiano e il ripristino degli argini nel modenese. Dal 2017 – ricorda il capogruppo – sono stati attivati in Emilia-Romagna i cosiddetti “Contratti di fiume” per ridurre il rischio idraulico mediante una corretta gestione delle risorse idriche; sono in tutto sette, di cui tre già operativi (Medio Panaro, Valmarecchia e Patto di Rii dell’Appennino reggiano) e quattro in corso di definizione (Trebbia, Reno e Bologna città d’acqua, Media valle Po, Santerno e Lamone).

Di qui l’iniziativa di Tagliaferri, che chiede alla Giunta “i motivi per cui il cantiere sull’argine del Reno fosse fermo da mesi, peraltro nel periodo dell’anno più a rischio per le precipitazioni e lo scioglimento delle nevi; infine, se non si ritenga necessario, piuttosto che intervenire sempre in emergenza, agire in modo efficace in fase di prevenzione, tramite la pulizia degli alvei dei fiumi nonché la puntuale manutenzione e messa in sicurezza degli argini”.

(Luca Govoni)