Meloni a Basovizza: vi spiego come gli italiani morivano nelle foibe

Cerimonia solenne a Basovizza nel Giorno del Ricordo in cui vengono ricordate le migliaia di italiani infoibati e i profughi giuliani, dalmati e fiumani che furono costretti a lasciare le loro case dopo la firma del Trattato di Parigi.

Qui l’arcivescovo di Trieste ha officiato una messa solenne cui hanno preso parte il vicepremier Matteo Salvini, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga.

A Basovizza c’era anche , accolta con affetto dalle numerose persone presenti, consapevoli che il Giorno del Ricordo mai sarebbe stato istituito senza la costante e assidua battaglia della destra politica per togliere il velo della censura alla tragedia delle foibe.

In particolare le hanno gridato: “Bentornata”, a sottolineare il fatto che la sua presenza a Basovizza nel Giorno del Ricordo è stata negli anni una costante. 

La leader di FdI aveva nei giorni scorsi annunciato che in occasione della commemorazione dei martiri delle foibe sarebbe stata depositata in Parlamento una pdl per revocare al maresciallo Tito la medaglia conferitagli quale “Cavaliere di gran croce decorato di gran cordone”.

Meloni in una diretta Facebook da Basovizza ha spiegato in che modo atroce venivano uccisi gli italiani nelle foibe: “Sparavano al primo della fila, che poi si trascinava dietro gli altri cui era legato, per non sprecare proiettili.

Non morivano subito ma dopo ore, giorni di agonia… Nelle foibe morivano italiani, non i fascisti. E questa storia per 60 anni non è stata raccontata perché dava fastidio alla sinistra…”.

Dopo la cerimonia dell’alzabandiera, sono state deposte corone commemorative davanti alla grande foiba per rendere onore ai martiri delle atrocità titine.   

Oltre quattrocento  gli studenti provenienti da diversi istituti di Italia, che hanno aderito al progetto “Le tracce del Ricordo” ideato dal Comune e dalla Lega Nazionale di Trieste.

Salvini ha deposto una corona di alloro in ricordo delle vittime: “Non ci sono morti di seria A e di serie B. Farò in modo che i nostri ragazzai studino nei libri di storia tutti i morti per l’Italia e nel nome dell’Italia”.

E ha aggiunto: “Ci sono migliaia di civili che sono stati massacrati e infoibati. Come è giusto conoscere gli orrori del nazifascismo e le bestialità di Auschwitz” è giusto conoscere anche cosa è accaduto “qui, anche questa terra ha sofferto”.

Il sindaco di Trieste Roberto Di Piazza ha condannato “i rigurgiti negazionisti” incoraggiati dall’Anpi e da sedicenti storici:”Vi dico allora che rimuovere il ricordo di un criminevuol dire commetterlo di nuovo”.

Dopo le inequivocabili parole del presidente Sergio Mattarella sulle foibe, oggi il presidente della Camera Roberto Fico ha rievocato una tragedia portata alla luce proprio grazie al Giorno del Ricordo: “Una tragedia immane- ha aggiunto – per troppo tempo taciuta e relegata nella dimensione privata degli esuli che, per molti anni, hanno portato da soli il peso enorme di quei tragici eventi”.

Secondo il presidente della Camera “questa giornata risponde a quell’imperativo morale e civile di coltivare e trasmettere la memoria: occorre assicurare un’adeguata e approfondita conoscenza, in particolare alle nuove generazioni, di quanto avvenuto al confine orientale del nostro Paese”.

Non molte le voci che si sono levate a sinistra per onorare il Giorno del Ricordo. Poche parole da parte di Nicola Zingaretti, candidato alla guida del Pd: “Ricordare le Foibe, che sono parte integrante della storia del nostro Paese, significa rendere giustizia a chi morì solo perché italiano”.