Giorgia Meloni a «La Verità»: «Il Governo blocchi il farmaco gender, i valori non negoziabili sono sotto attacco»

Intervista di Alessandro Rico

Non solo i leghisti Massimiliano Romeo, Simone Pillon e Sonia Fregolent. L’inchiesta della Verità sulla triptorelina, il farmaco che blocca la pubertà e, a spese del Servizio sanitario nazionale, spalanca le porte alla transessualità infantile, ha allarmato anche l’onorevole Giorgia Meloni.

La leader di Fratelli d’Italia, in fondo, ha sempre mantenuto una posizione di fermezza sui temi etici. Fermezza che ha contribuito alla sua consacrazione internazionale quale esponente di punta dei conservatori, ottenuta con la recente partecipazione alla convention di Donald Trump negli Usa.

Onorevole Meloni, la triptorelina va fermata? «La triptorelina è un farmaco anti tumorale e, se utilizzato a questo scopo, ovviamente va benissimo».

Le cose cambiano se la si usa per bloccare la pubertà. «Infatti, il problema nasce quando si utilizza off label sugli adolescenti affetti da disforia di genere, ovvero da disturbi legati all’identità sessuale. A quell’età, questo farmaco diventa un inibitore di pubertà, cioè blocca lo sviluppo sessuale dei ragazzi per prepararli alla “riassegnazione sessuale”, cioè all’operazione per il cambio di sesso».

L’avvocato del diavolo obietterebbe; sono loro che vogliono cambiare sesso… «Nella stragrande maggioranza dei casi, senza questo farmaco gli adolescenti tornerebbero alla loro identità naturale. Tra l’altro ci sono pareri discordanti sugli effetti collaterali e i rischi per i bambini che lo assumono. È per questo che va assolutamente fermata questa follia».

Ma perché secondo lei l’Alfa ha autorizzato il farmaco? «L’Aita in questo momento è senza guida e, probabilmente, qualche dirigente troppo solerte, disattento o ideologizzato, ha consentito che venisse autorizzato l’utilizzo di questo farmaco a questo scopo, addirittura a carico del Servizio sanitario nazionale».

Anche gli organismi scientifici possono essere «vittime» dell’ideologia gender? «Che ci sia una deriva gender nella nostra società è sotto gli occhi di tutti e nessuno ne è immune».

Adesso si unirà a Romeo, Pillon e Fregolent, che chiedono il blocco del farmaco? «È quello che per primi abbiamo chiesto ieri in Parlamento, proponendo anche che il ministro della Salute, Giulia Grillo, venga a riferire urgentemente sull’accaduto. Che anche dalla maggioranza si alzino voci in tal senso non può che rafforzare questa richiesta. Speriamo però che non facciano il gioco delle parti come in altre occasioni…».

In che senso? «I parlamentari dicono una cosa, il governo ne fa un’altra».

Ecco, a proposito del governo. Come valuta l’approccio della maggioranza gialloblù sui temi etici? «Il contratto di governo ha escluso i temi etici, Lega e 5 stelle hanno scelto la non belligeranza pur di non mandare in crisi la maggioranza. È uno dei motivi per cui non mi piace questo contratto».

Non fare nulla può peggiorare le cose? «I valori non negoziabili sono sotto attacco e non si può accettare la logica della “riduzione del danno”. Anche perché poi succedono fatti imprevedibili come questo e allora non c’è più contratto che tenga».

Cioè? «O si sta con il farmaco gender o si sta con la salute dei minori. È per questo che mi auguro che presto si possa formare un governo coerente e coeso anche su questi temi, senza più grillini».

Ma non le pare che anche dal centrodestra a volte arrivino segnali ambigui? «Forse in Lombardia».

In Lombardia? «Nella scorsa legislatura la Lombardia è stata avanguardia nelle politiche pro vita e pro famiglia».

E ora? «Non mi è piaciuto venire a sapere di provvedimenti per usufruire della pillola abortiva Ru486 in un solo giorno di ospedale anziché in tre, perché banalizzano una tragedia come l’aborto. Così come la modifica al regolamento sulla sepoltura dei feti. Ecco, mi auguro che si possa ritrovare la strada che abbiamo sempre seguito, in Lombardia come nelle ormai tantissime altre Regioni che il centrodestra unito governa».