Inceneritore, si fa strada l’idea di non chiuderlo l’anno prossimo

In Consiglio comunale il monito di (FdI): «Portare i rifiuti a Parma vuol dire aumento delle tariffe e dell’inquinamento»

«L’inceneritore non va chiuso» l’idea prende corpo in Comune

La Regione ha stabilito lo stop nel 2020 Foti (Fdi) in Consiglio: «Portare a Parma i rifiuti farà aumentare costi, tariffe e smog»

Invariate per il 2019 le tariffe della tassa sui rifiuti (Tari), ma con la chiusura dell’inceneritore calendarizzata nel 2020 la prospettiva di un rincaro è concreta, senza contare i costi ambientali in termini di camion in movimento da tutti gli angoli della provincia per trasportare al termovalorizzatore di Parma i nostri rifiuti. Morale: vale la pena tenerlo aperto l’inceneritore.

Il ragionamento a cui Tommaso Foti (Fdi), autorevole esponente del centrodestra al governo di Palazzo Mercanti, ha dato voce nell’ultima seduta del consiglio comunale pare riflettere un orientamento diffuso nell’amministrazione Barbieri.

E non solo nella maggioranza: anche Massimo Trespidi (Liberi) ha battuto un tasto analogo, esortando ad affrontare al più presto il tema nelle aule consiliari.

«Sulla previsione delle tariffe c’è un punto che bisogna introdurre», ha osservato Foti nel suo intervento durante la discussione sul piano tariffario della Tari per il 2019: «Se l’attuale termovalorizzatore chiuderà effettivamente per il 2020, come molti ambientalisti dell’ultim’ora vogliono fare, occorrerà avere ben chiaro che cosa accadrà solo in termini di costi di trasporto».

E a dispetto di chi pensa che a inquinare siano «solo i camion della logistica, mentre quelli del “rudo” emettono come noto Chanel 5 e qualcosa di meglio», ha continuato Foti in polemica con gli ambientalisti e i comitati “Basta logistica”, «ci sarà un via vai di camion che dovranno percorrere lungo il tragitto di tutta la provincia di Piacenza per andare a Parma: quindi dall’Alta Valtidone uno partirà, attraverserà tutta la provincia di Piacenza e arriverà a Parma. E certamente prenderanno l’autostrada, così aumenteranno ancora di più i costi che verranno pagati dai cittadini, ma si sarà fatta una grossa operazione ecologica: riempire la provincia di camion».

«Bisogna dirlo», ha ammonito l’esponente di Fdi, «perché sennò sembra che uno vuole tenere aperto il termovalorizzatore perché gli piacciono le emissioni, ma bisogna sapere che le alternative sono queste, che incideranno pesantemente sui nostri costi di gestione».

E ancora sull’inceneritore: «Stiamo arrivando alla chiusura dell’impianto, ma la soddisfazione di vedere le tariffe del servizio di smaltimento rifiuti abbassate, come alla sua inaugurazione era stato annunciato che sarebbe sicuramente avvenuto, non l’ho mai avuta.

Se abbiamo la possibilità di tenerlo aperto altri venti anni non riusciremo ad abbassare le tariffe: ci sono stati milioni di euro di fondi incassati con cui si sono fatti utili senza beneficio per il consumatore». «La questione dell’inceneritore è vera», ha fatto eco Trespidi dando man forte a Foti: «O c’è un’alternativa credibile altrimenti su questa partita dovremo continuare con l’inceneritore».

E rivolto al sindaco, lo ha sollecitato ad affrontare risolutamente il tema: «Credo che su questa partita dobbiamo confrontarci in consiglio perché l’aumento della raccolta differenziata va a impattare sull’utilizzo anche dell’inceneritore», ha considerato in critico riferimento al dato della differenziata che non vede Piacenza brillare.

«Auspico», ha concluso Trespidi, «un dibattito serio e costruttivo che sappia gettare le basi per una prospettiva prossima futura per la città come si fece all’epoca della costruzione dell’inceneritore».