Intervista esclusiva dell’Agenzia Stampa Italia a Giorgia Meloni

. Intervista a tutto campo in esclusiva per Agenzia Stampa Italia del Presidente dei Fratelli d’Italia, .

Molti i temi affrontati nelle 10 domande fatte al leader FDI che attengono sia la politica nazionale, sia quella estera. Centrali sono la nazionalizzazione della Banca D’Italia, l’ attribuzione dell’oro italiano, il fenomeno migratorio, le elezioni europee, la situazione del Venezuela e Il franco Cfa.

Domande di Politica Nazionale

Al via l’esame della Commissione sulla proposta di legge dei Fratelli d’Italia per la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Perché nasce questa necessità? Se dovesse passare la legge in Parlamento come cambierebbero le funzioni della Banca centrale italiana?

L’obiettivo principale della proposta di legge avanzata da Fratelli d’Italia sulla nazionalizzazione della Banca d’Italia è quello di dare autonomia e indipendenza ad un Istituto che oggi non è affatto autonomo e indipendente: è un ente di controllo detenuto da chi dovrebbe essere controllato, ovvero le banche. C’è un cortocircuito, un conflitto d’interesse macroscopico a cui tutti sembrano sfuggire, la Banca Centrale doveva diventare di proprietà degli italiani già con la legge del 2005 dell’allora Ministro Tremonti, dopo che si scoprì che gli azionisti, fino a poco tempo prima anonimi, erano per il 94% soggetti privati. La Banca Centrale ha una funzione strategica per la politica economica italiana, rivendicarne la proprietà mi sembra assolutamente legittimo.

Passiamo all’oro. Il problema della sua attribuzione e della sua proprietà è tornato attuale. Se ne sta occupando il Governo italiano. Fratelli d’Italia, in merito alla questione, ha qualche proposta? Ce ne può parlare?

Abbiamo recentemente presentato un’interrogazione proprio su questo tema al governo ed abbiamo assistito allibiti alle parole del primo ministro Giuseppe Conte che, in risposta al quesito posto da Fratelli d’Italia, affermava il principio secondo cui le riserve auree non appartengono al popolo italiano ma alla Banca d’Italia. In un’epoca in cui si parla addirittura di un ritorno al Gold Standard, e dove tutte le più grandi Nazioni del mondo si approvvigionano di oro come risorsa strategica, qui in Italia il Governo ci dice che le riserve auree non sono le nostre. Ritengo che la soluzione, anche nel merito della questione dell’oro, sia fornita dalla nazionalizzazione della Banca d’Italia con la quale si risolverebbe a monte questo problema.

Le ultime elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna hanno mostrato che l’unità del centrodestra è vincente e viene premiata da un’elevata percentuale di consensi. Tornerà, a suo giudizio, la piena convergenza della coalizione anche a livello nazionale?

Certamente il centrodestra del futuro non sarà più quello che abbiamo conosciuto in passato, noi nel centrodestra siamo gli unici che stanno dove sono sempre stati e non abbiamo fatto scappatelle con il Pd o con il M5S. Siamo al lavoro per costruire un’alternativa a questo governo e lo scorso settembre ho lanciato un appello per allargare i confini di Fratelli d’Italia, cercando di ridefinire questa metà campo con un secondo grande movimento alleato ma distinto dalla Lega. Mi pare che la nostra crescita, già vista in Abruzzo e Sardegna, dica che è possibile riuscirci.

Fratelli d’Italia ha, da subito, fortemente contestato l’entrata in vigore della fatturazione elettronica, prospettando soluzioni che non sono state accolte. Per quanto riguarda la tassazione sul terzo settore, l’esecutivo è tornato indietro sui suoi passi. Ritiene sarà possibile tornare indietro anche per quel che riguarda la fatturazione elettronica, che sta creando notevoli problemi ai piccoli commercianti, agli esercenti ed alle imprese?

Deve prima di tutto essere osservato che l’unico motivo per cui la fatturazione elettronica è entrata in vigore per tutti dal 1 gennaio 2019 è che il governo punta a recuperare due miliardi di euro che gli servono per pagare i provvedimenti della manovra, in particolare il reddito di cittadinanza. L’obbligo della fatturazione elettronica è un tema su cui c’è un’enorme sensibilità da parte del mondo produttivo ed è la ragione per la quale Fratelli d’Italia ha sposato questa battaglia. Va inoltre evidenziato l’ipotesi dell’introduzione della fatturazione elettronica nasce con una proposta dei precedenti governi di sinistra ma viene di fatto realizzata con l’attuale governo grillo-leghista, si noti che l’obbligo della sua introduzione in modo così violento e repentino è accaduto solo in Italia, se si pensa che ad esempio la Francia ci ha messo cinque anni solo per introdurlo nella pubblica amministrazione. Da noi invece l’obbligo vale per tutti indistintamente da gennaio 2019, non si sono fatte distinzioni in base alla grandezza dell’azienda e non è interessa a nessuno che la cosa funzioni. Anche per questa ragione siamo stati, siamo e saremo al fianco degli artigiani, dei commercianti, delle imprese, delle partite Iva, di un mondo che chiede semplicemente di poter lavorare e di produrre e che non chiede sussidi di Stato.

Qual è la posizione di Fratelli d’Italia sulla TAV? E su Alitalia?

L’alta velocità è un’opera strategica, non solo per il Piemonte ma per tutta la Nazione. Quindi va fatta la Torino-Lione e l’alta velocità va portata fino in Sicilia. L’unico modo per difendere l’interesse degli italiani e’ costruire il Tav perché non farlo cancella la possibilità per l’Italia di essere presente sulla rete del commercio europeo per i prossimi decenni. per quanto riguarda Alitalia reputiamo che non abbia senso parlare del vettore nazionale senza aver prima parlato dell’intero trasporto aereo italiano e in particolare del piano nazionale aeroporti. Perché prima si deve parlare del modello di trasporto che uno ha in mente, quindi lo si declina in un piano dei trasporti e nello specifico in un piano nazionale sugli aeroporti sensato e non quello insensato che abbiamo attualmente e sulla base di quello si vede quanto sia utile e quanto no avere un vettore nazionale nel quale entra lo Stato come socio di maggioranza. Non si deve quindi partire, a mio modo di vedere, con l’intenzione, come ha fatto questo governo, di prendere ed entrare nella compagine societaria di Alitalia. Siamo disposti a parlare di tutto se prima si parla di cose serie. Fratelli d’Italia in Parlamento, ed in particolare al Senato, ha chiesto proprio questo, e cioè di spiegare quale sia il ruolo di Alitalia all’interno di un piano nazionale trasportistico del trasporto aereo e del piano nazionale aeroporti

Siete d’accordo con la linea della Lega su temi caldi come autonomia delle Regioni e respingimenti o rimpatri?

Fratelli d’Itali e Lega condividono diverse battaglie, sicuramente il contrasto all’immigrazione clandestina anche se, purtroppo, abbiamo dovuto constatare che la Lega al governo su questi temi è dovuta scendere ad un compromesso al ribasso con il M5S. Sull’immigrazione Fratelli d’Italia chiede da sempre un blocco navale al largo delle coste della Libia per impedire ai barconi di partire, cosa che continua a non essere fatta dal governo e sui rimpatri dobbiamo purtroppo constatare che non è cambiato nulla rispetto al governo guidato dal Pd. Il numero dei rimpatri fatti dall’attuale governo è infatti identico da quello dell’ultimo governo di sinistra. Serve molta più decisione nel fare i rimpatri, il modo c’è, non è vero che i rimpatri non si possono fare, tutti gli Stati dai quali provengono gli immigrati prendono direttamente o indirettamente dei finanziamenti dall’Europa e l’Europa ha perciò tutta la possibilità di far sentire la sua voce e spingere gli Stati di provenienza degli immigrati a firmare accordi per rendere effettivi i rimpatri. Sul tema dell’autonomia Fratelli d’Italia ha sempre dichiarato di essere contraria a una misura pasticciata che rischia di indebolire l’intero sistema nazionale e di rendere le Regioni più povere, pertanto abbiamo sempre detto che la strada da seguire deve essere quella di una riforma costituzionale che preveda l’elezione diretta del presidente della Repubblica per consolidare l’unità nazionale e accompagnare a questa una forte autonomia a livello provinciale e comunale uguale su tutto il territorio nazionale. Quindi, per dirla in una battuta, siamo a favore di una autonomia patriottica.

Domande di Politica Estera

Ci avviciniamo alle elezioni europee e gli equilibri politici fin qui assodati potrebbero cambiare radicalmente nel Vecchio Continente. Fratelli d’Italia ha ufficialmente aderito all’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei. Come deve riformarsi, a Suo avviso, la futura Unione Europea? Se dalle urne dovessero uscire vincitrici le forze sovraniste, quale sarebbe la Vostra posizione?

Fratelli d’Italia fa parte del gruppo europeo dell’Ecr, il gruppo dei sovranisti e conservatori del quale già fa parte ad esempio il partito di governo polacco, leader del gruppo di Visegrad e al quale molto probabilmente aderirà anche il premier ungherese Orban. Fratelli d’Italia, quindi, fa già parte della famiglia dei sovranisti europei e abbiamo da sempre le idee molto chiare, vogliamo cambiare radicalmente questa Unione Europea per dare più potere agli Stati nazionali e trasformare la Ue in una confederazione di Stati liberi e indipendenti che collaborino sui grandi temi quali politica estera, difesa, mercato comune, politiche di contrasto all’immigrazione illegale.

Uno dei temi più importanti di politica estera su cui sarà chiamato ad esprimersi il nuovo Parlamento Europeo è senz’altro quello relativo alle sanzioni nei confronti della Russia. Cosa potrebbe cambiare?

Gli Stati europei devono lavorare per assicurare una pace secolare con la Russia perché Europa e Russia condividono interessi comuni in ambito economico ma anche nel contrasto al terrorismo e all’integralismo islamico. Le sanzioni non sono la strada migliore per risolvere la questione ucraina e le tensioni fra Russia e alcuni stati dell’Est europeo. L’intera situazione, a nostro avviso, andrebbe rivista in una luce completamente diversa che garantisca la piana indipendenza degli Stati dell’Europa dell’Est dall’ingombrante vicino russo, in uno spirito di ritrovata collaborazione e con un’azione di lungo periodo e non come è stato fatto finora, con un braccio di ferro tra la Nato e la Russia e con la politica delle sanzioni che non hanno portato ad alcun risultato.

Lei si è più volte dichiarata in passato contraria ad un atteggiamento di sudditanza nei confronti dei Paesi alleati, in particolare per le posizioni assunte dai governi precedenti a guida PD sulla crisi siriana. Crede che oggi la prudenza dell’attuale governo Lega-M5S sulla crisi in Venezuela sia una scelta saggia per evitare un crescendo di tensione analogo a quelli in Libia e Siria?

Penso che la posizione assunta da questo governo sia una posizione vergognosa e che danneggia l’interesse italiano. Il Venezuela è una terra ricchissima, con giacimenti di petrolio superiori a quelli dell’Arabia Saudita che vive una condizione di miseria con la popolazione, ed in particolare i bambini, che muoiono letteralmente di fame per colpa di uno degli ultimi regimi comunisti ancora in piedi. Non a caso il presidente Maduro ha ottenuto il sostegno del presidente nord coreano Kim Jong-un e del “sultano” turco Erdogan. Ovviamente, quindi, Fratelli d’Italia si schiera al fianco del popolo venezuelano e chiede libere elezioni e in particolare reputiamo vergognoso che il nostro governo rimanga neutrale sulla questione venezuelana considerando che in quella Nazione vivono centocinquantamila italiani e più di due milioni di nostri connazionali con passaporto venezuelano. Un governo sovranista, davanti ad una crisi che coinvolge milioni di sudditi nazionali, avrebbe affrontato la questione con priorità assoluta, invece il governo grillo-leghista ha colpevolmente abbandonato gli italiani che vivono in Venezuela al loro destino.

Con Fratelli d’Italia avete denunciato l’ingerenza francese in Africa attraverso il veicolo monetario, il Franco CFA, oggi agganciato all’euro. Lei ha inoltre dichiarato che i servizi francesi avrebbero saputo che Muʿammar Gheddafi, prima del 2011, stava progettando di sostituire questa moneta con una nuova valuta africana basato sul dinaro libico. Sarà anche questo un tema che porterete all’attenzione del Parlamento UE?

Il franco Cfa è il principale strumento con il quale la Francia continua ad esercitare il controllo sulle sue ex colonie africane. Finché permarrà questa situazione non ci potrà mai essere una reale emancipazione delle ex colonie francesi. Per questo Fratelli d’Italia chiederà in sede europea che sia la Bce a garantire la stabilità monetaria di quell’area, garantendole una fase di passaggio verso una valuta davvero autonoma. E la Bce lo può fare con un ‘euro-Cfa’ senza pretendere, a differenza della Francia, il 50 per cento delle esportazioni, e vedremo cosa diranno i francesi. In Africa e in Europa sono sempre più forti i movimenti panafricanisti, cioè quei movimenti africani che contestano la politica dei governi africani che, sostenuti con ogni mezzo dalla Francia, difendono il franco Cfa e l’interesse della Francia a discapito dell’Africa, in cambio di una situazione di potere e privilegi per le classi governative. I movimenti panafricanisti che si oppongono al franco Cfa sono di fatto la rivolta del popolo contro le elite corrotte e Fratelli d’Italia è la forza politica che per prima ha posto al centro del dibattito politico questo tema ed è schierata a sostegno di questi movimenti. Ricordo anche che il 27 febbraio scorso la Camera ha approvato una nostra mozione in merito su questo tema, con l’astensione di M5S e Lega, che impegna il governo rimessosi all’Aula a farsi promotore della nostra proposta in sede Ue.

(Bertolini Ettore – Federico Pulcinelli – Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia)