Vicenda Bibbiano, Zanardi (FdI): “Verificare le modalità di affidamento anche a Piacenza per fugare ogni sospetto”

“Dopo la vicenda di Bibbiano, verificare le modalità di affidamento dei minori nel comune di Piacenza per fugare ogni sospetto‎”.

Gloria Zanardi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha presentato un’interpellanza; chiede al Sindaco e all’Assessore competente alcuni dati in tema di affidamento di minori nel Comune di Piacenza. Questo al fine di verificare i criteri e le modalità con cui si operano le relative scelte e scongiurare qualsivoglia dubbio e pericolo.

“La recente inchiesta di Bibbiano, afferente un presunto sistema illecito di affidamenti dei minori, ha destato profondo sdegno nell’opinione pubblica.

Il quadro che pare delinearsi è assolutamente preoccupante; soprattutto se si considera che dietro tale sistema si celerebbero il business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro; e – cosa più grave – un discutibile movente ideologico di stampo LGBT”.

“Al di là della gravità degli eventuali illeciti perpetrati dai soggetti a vario titolo coinvolti e all’orrore degli abusi sui minori e sulle loro famiglie ciò che colpisce, è il coinvolgimento diretto, secondo gli inquirenti, della responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della val d’Enza; un’attivista LGBT e paladina della “genitorialità gay” e dell’affido alle coppie omosessuali; addirittura, emergerebbero, sempre secondo gli inquirenti, in alcuni casi, “collegamenti stretti” tra le affidatarie (omosessuali) e, appunto, le operatrici e dirigenti del servizio sociale”.

Criticità e lacune a livello nazionale

“Sicuramente l’attuale sistema di affido dei minori presenta, sul territorio nazionale, evidenti criticità e lacune; soprattutto se si considerano l’eccessiva discrezionalità attribuita ai servizi sociali e la sussistenza frequente di situazioni di “conflitto di interessi” in capo a molti operatori del settore.

Ma anche la mancanza di adeguati ed efficienti strumenti di controllo sull’affidabilità dei soggetti affidatari e sugli standard qualitativi e di servizio delle comunità ospitanti; tutti fattori che inevitabilmente compromettono l’obiettivo primario della tutela del benessere psicofisico dei bambini”.

“Per questa ragione è assolutamente prioritario fugare ogni sospetto circa presunte interferenze ideologiche nelle procedure di affidamento dei minori che, di fatto, si tradurrebbero nell’adozione di criteri che terrebbero conto dell’orientamento sessuale dell’affidatario, anche al fine di implementare quelle progettualità specifiche funzionali alla valorizzazione e allo sviluppo della “genitorialità gay”; la ratio della normativa, al contrario, sarebbe quella di garantire il diritto effettivo del minore a crescere in una famiglia, e si deve ricorrere all’affido ad una persona single, ovvero ad una comunità, solo in via residuale e comunque in casi del tutto eccezionali e motivati”.