In commissione Minori il coordinatore del gruppo di lavoro delle linee regionali sui bambini maltrattati, audizioni a quota 80

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Il pediatra Masi: “Protocolli da applicare puntualmente”; dubbi delle opposizioni sull’effettivo recepimento, la maggioranza parla invece di ricondurre il sistema al pubblico

Proseguono le audizioni nella commissione assembleare speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna, presieduta da Giuseppe Boschini. Il presidente ha confermato che le richieste di audizione pervenute sono già più di 80.

In commissione è intervenuto Massimo Masi, pediatra e coordinatore scientifico del gruppo di lavoro che ha curato le linee di indirizzo regionali per l’accoglienza e la cura di bambini e adolescenti vittime di maltrattamento e abuso.

Il tecnico ha riferito che l’obiettivo del gruppo di lavoro regionale era quello di “elaborare delle linee di indirizzo, non linee guida vincolanti, rivolte ai territori, a supporto dei professionisti sanitari: delle raccomandazioni”.

Ci siamo sforzati, ha spiegato, “di mettere a sistema le buone prassi e di uniformarle”. Al centro, ha poi rimarcato il professore, “deve sempre esserci la valutazione diagnostica multiprofessionale, l’attivazione di percorsi integrati, questo per ridurre i rischi di discrezionalità (per contrastare le sottovalutazioni e le supervalutazioni)”.

Percorsi, ha aggiunto, “che devono inevitabilmente ricollegarsi alla formazione degli operatori sociali e sanitari”. Ha poi riferito Masi che “non esistono modelli vincolanti nazionali sulla materia, sono invece presenti modelli regionali anche molto diversi tra loro”.

Altro limite, ha evidenziato, “è l’incapacità, per l’assenza di risorse, del sistema pubblico di trattare tutti i casi, spesso occorre un supporto dal privato”. In riferimento a Bibbiano, ha poi rilevato che “nel sistema non ci devono essere elementi di creatività, i protocolli devono essere sempre applicati in modo puntuale”.

(Fdi) ha affrontato il tema dei controlli: “Sarebbe utile capire se in Emilia-Romagna e in particolare a Bibbiano siano state attivate in modo adeguato le verifiche sull’applicazione delle linee di indirizzo, così come sulle sperimentazioni avviate nei diversi territori”.

Anche (Fdi) ha posto l’accento sul tema dell’applicazione dei protocolli: “Non deve esserci discrezionalità, chiedo di revisionare tutti i casi collegati al sistema Bibbiano”.

Il consigliere ha poi affrontato il tema della formazione: “Emerge che operatori senza competenze professionali abbiano deciso per le famiglie e per i bambini”. Infine, ha ribadito, in particolare su Bibbiano, che “il livello nazionale non c’entra, la filiera è regionale”.

Sulla stessa linea Michelle Facci (Fdi): “Gli operatori devono essere adeguatamente formati e il Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia) risulta negasse la validità di un documento fondamentale quale è la Carta di Noto (linee guida nel campo dell’abuso sessuale ai minori), sostenuto invece dalla comunità scientifica”.

Il consigliere ha quindi chiesto se “sia corretto che il servizio sanitario regionale, con le sue articolazioni come le aziende sanitarie, si affidi a soggetti che disattendono le linee guida della carta di Noto”.

Infine, ha ribadito, in particolare su Bibbiano, che “il livello nazionale non c’entra, la filiera è regionale”.

Sulla stessa linea Michelle Facci (Fdi): “Gli operatori devono essere adeguatamente formati e il Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia) risulta negasse la validità di un documento fondamentale quale è la Carta di Noto (linee guida nel campo dell’abuso sessuale ai minori), sostenuto invece dalla comunità scientifica”.

Il consigliere ha quindi chiesto se “sia corretto che il servizio sanitario regionale, con le sue articolazioni come le aziende sanitarie, si affidi a soggetti che disattendono le linee guida della carta di Noto”.

Anche Daniele Marchetti (Ln) ha insistito sulla necessità di maggiori controlli per comprendere se i territori abbiano recepito correttamente le indicazioni regionali.

Per Igor Taruffi (Si) “c’è la necessità, come ci ha spiegato il professore, di ritornare al pubblico, di ridurre le esternalizzazioni, lavoreremo su questa proposta”.

Roberta Mori (Pd) ha rimarcato “la necessità di uniformare le procedure e i percorsi su tutto il territorio regionale”. Serve anche, ha aggiunto, “una cornice nazionale per comprendere interamente il fenomeno”.

Per Silvia Prodi (Misto) “quello della supervisione può essere un criterio per assicurare una maggiore omogeneizzazione del modello organizzativo”.

Silvia Piccinini (M5s) ha chiesto per quali motivo siano stati sottovalutati i dati, “sproporzionati rispetto al resto del territorio”, che arrivavano da Bibbiano.

La consigliera ha poi parlato del numero di operatori attivi nel territorio reggiano: “Il personale attivo a Reggio è sufficiente o, come io credo, andrebbe potenziato?”.

Per Andrea Bertani (M5s) è invece importante capire “se le equipe multiprofessionali di secondo livello siano attive su tutto il territorio regionale e in particolare a Bibbiano”.

Anche Gian Luca Sassi (Misto) ha chiesto “se siano state fatte verifiche in funzione dei dati raccolti nel reggiano”. Per il consigliere “l’allarme doveva scattare, ci si è invece fidati”.

(Cristian Casali)