Meloni: «Guardare anche ai delusi di Pd e 5 Stelle. Silvio in difficoltà»

La leader di FdI: non mi interessano le risse ma far crescere il partito. Quella di Renzi è un’operazione di Palazzo che non prende voti al centrodestra e non preoccupa

di Paola Di Caro

Ha portato FdI – come da ultime rilevazioni di Ipsos per il – a diventare il quarto partito, con l’8,9%. Quasi due punti in più degli alleati di FI il cui leader Silvio Berlusconi ieri è sbottato: «Lega e fascisti li abbiamo costituzionalizzati noi. Senza di noi sarebbero una destra estremista incapace di vincere». Ma lei, , tiene i toni bassi: «Non so bene a cosa si riferisca Berlusconi con le sue etichette, certo non a FdI». Per il Cavaliere solo una stoccata: «Mi paiono dichiarazioni di chi è in chiara difficoltà, posso comprendere…».

Raggiunto l’obiettivo, diventare il secondo partito della coalizione, è più facile evitare le risse?
«Le risse non mi interessano mai. Mi interessa far crescere FdI, restando con i piedi per terra. Ci sono stati momenti difficili: tanti criticavano il nostro no all’ingresso nel governo gialloverde, pensavano che non ci sarebbe stato spazio per noi con una Lega in crescita. E invece…».

Lei rivendica il no ad esecutivi non nati da alleanze pre-voto. Ma non è più facile crescere con la mera opposizione, senza «sporcarsi le mani» al governo?
«Ma noi governiamo. Lo facciamo sul territorio, siamo credibili per quello che facciamo e non per i no. E’ normale che al governo cercare mediazioni, ma non si deve mentire, e si deve fare l’interesse dei cittadini non il proprio. Non sempre succede».

A cosa si riferisce?

«Questo governo doveva nascere per disinnescare la clausola di salvaguardia dell’Iva, ma già parlano di un aumento generalizzato con sconto se si paga con carte e Bancomat. Era questa la promessa? E ancora: hanno già calendarizzato lo ius soli. Ma su un tema così – sul quale un’ampia maggioranza degli italiani è contraria – prima ci si presenta alle elezioni dichiarando le proprie intenzioni, poi si legifera o è un imbroglio. Per questo giovedì raccoglieremo le firme a Montecitorio per chiedere al capo dello Stato di non promulgare la legge, altrimenti ci batteremo per un referendum abrogativo».

Da presentare assieme a quello sulla legge elettorale?
«Abbiamo sottoscritto la proposta per un maggioritario all’inglese anche se preferisco una legge con premio di maggioranza. Ma serve l’elezione diretta del capo dello Stato, dal quale discende tutto. Con gli alleati vanno condivise queste grandi battaglie, e con chiarezza: vogliamo un patto anti-inciucio».

Non c’è il rischio che stiate insieme solo nella protesta e non nella proposta?
«Sappiamo che la piazza non basta. Serve una proposta alternativa anche di futuro, rivolta a tutti. Al governo dobbiamo arrivare preparati, ascoltando il mondo produttivo, le categorie, i lavoratori».

Serve un tavolo delle opposizioni, un vertice?
«Ben venga il tavolo per coordinare l’opposizione e un vertice, credo la prossima settimana, per decidere sulle Regionali. Guardando anche a quegli elettori del M5S delusi per il patto col Pd come a chi ha votato sinistra pensando stesse con i deboli. La nostra iniziativa del 30 novembre sarà dedicata a questo».

Cioè guardate anche ai moderati? Temete l’offensiva di Renzi sul centrodestra?

«Basta poco per capire come sia un fenomeno consistente nel Palazzo ma non nella Nazione. Il cosiddetto centro è già molto affollato, sono più di chi li vota. E moderatismo non è sinonimo di trasformismo: Renzi, che dice tutto e il contrario, e tradisce, non piace. E infatti ruba nulla al centrodestra e a FI, ma semmai al Pd, per voti di “struttura”. Non ci preoccupa».