Nuovi oneri di urbanizzazione, ok alle riduzioni decise dall’Amministrazione

Centrodestra compatto sul tema. Ritoccati dopo vent’anni i valori: ecco tutte le riduzioni previste

di Filippo Mulazzi

È passato anche in Consiglio comunale, senza particolari problemi di tenuta per quanto riguarda la maggioranza di centrodestra (che ha votato compatto), l’aggiornamento dei costi di costruzione e degli oneri di urbanizzazione.

Sono stati previsti alcuni tagli, non quelli che si aspettava l’associazione dei proprietari di case Confedilizia (che contesta la penalizzazione nei confronti di chi costruisce fuori dai contesti urbanizzati), ma riduzioni che non mettono a rischio la tenuta del bilancio del Comune.

La seduta fiume del 30 settembre, l’ennesima protratta fino a mezzanotte, con un dibattito di otto ore (cinque su questo argomento), ha visto il Comune di Piacenza ritoccare i suoi valori, fermi da vent’anni. L’opposizione si è sparpagliata tra contrari (Pd, Movimento 5 Stelle, Piacenza in Comune, Piacenza Oltre) e astenuti (Liberi, La Piacenza del futuro).

«La delibera regionale è estremamente gravosa – ha commentato l’assessore all’urbanistica – rispetto alla situazione attuale. Introduce, infatti, come base di calcolo per il costo di costruzione, i valori dell’osservatorio del mercato immobiliare, in aperto contrasto con la disciplina nazionale che fa invece riferimento ai valori dell’edilizia residenziale sociale».

La Regione ha dato ai Comuni alcune possibilità di intervenire al fine di adeguare le tabelle regionali in base alle esigenze territoriali, sia in aumento sia in diminuzione. Piacenza ha deciso di ritoccare al ribasso questi contributi, senza pesare più di tanto sul bilancio dell’ente.

«Le riduzioni che noi abbiamo previsto – ha aggiunto l’assessore – sono state pensate al fine di salvaguardare il mercato immobiliare ancora in sofferenza, ben consci della significativa importanza che il contributo riveste per il bilancio comunale».

I RITOCCHI

L’Amministrazione ha scelto di applicare la massima riduzione possibile (ovvero il 15%) per tutti gli oneri di urbanizzazione (mentre non era possibile ritoccare in alcun modo i costi di costruzione).

Poi, sono state applicate al massimo tutte le altre riduzioni previste per gli oneri. A chi costruisce nelle frazioni -30%; per le residenze per anziani, strutture assistenziali e sanitarie educative il -50%; per l’edilizia residenziale sociale il -20%; per le microaree familiari per inclusione di rom e sinti il -20%; per gli interventi in aree ecologicamente attrezzate il -20%; per le tettoie destinate a depositi il -30%.

Per ulteriori misure di qualità edilizia come definite dal PUG e RE il -30%, se l’intervento rispetta particolari requisiti previsti dal documento energetico ambientale, mentre è al -30% in caso di interventi di ristrutturazione di edifici che prevedano il superamento delle barriere architettoniche.

Tutte le riduzioni sugli oneri sommate tra loro non potranno comunque superare la riduzione massima del 70%.

«La Regione che punta sulla rigenerazione e sul consumo di suolo zero – ha aggiunto Opizzi – dà la facoltà ai comuni di ridurre da un minimo del 35% ad un massimo del 100% l’intero contributo di costruzione all’interno del territorio urbanizzato.

Fino ad oggi il Comune di Piacenza applicava il 20% di riduzione. Abbiamo ora deciso di applicare la riduzione di legge pari al 35%, che si applicherà solo se avverranno nel territorio già urbanizzato o per interventi di ristrutturazione urbanistica ed edilizia. Scatterà invece la riduzione dell’85% degli oneri per interventi destinati alla funzione turistica ricettiva e del 35% sul costo di costruzione».

IL DIBATTITO

L’opposizione ha riportato in aule le critiche dell’associazione Confedilizia, che chiedeva più coraggio e l’azzeramento dei costi per chi rigenera e recupera immobili. «Ha ragione l’Amministrazione – ha osservato Massimo Trespidi (Liberi) – o l’associazione Confedilizia? Chi dei due non la dice giusta? È vero che la Giunta di centrodestra non ha fatto il suo dovere? Potevate azzerare, non ridurre, gli oneri? E i Liberali dove stanno in questa partita, con la Giunta Barbieri o con l’associazione di Confedilizia, sostenuta dalla stessa associazione dei Liberali?».

Ma i Liberali presenti in Consiglio hanno deciso di votare con la maggioranza e non appoggiare le osservazioni critiche che sono piovute su Palazzo Mercanti dall’esterno.

«La Confedilizia ha battuto molto su questo tasto – ha commentato Gian Paolo Ultori (Liberali) – del recepimento dei valori di riduzione della “Dal”, sproporzionati rispetto a quelli attuali.

È vero, il Comune di Piacenza poteva fare di più ed azzerare. Ma, tenuto conto il bilancio comunale, per non snaturarlo, è stato solo ridotto. Questa è una delibera equa. Ho avuto degli scontri al riguardo con l’associazione dei Liberali su questo tema, ma ho scelto la strada indicata dall’Amministrazione».

«I valori degli immobili – ha detto Antonio Levoni (Liberali Piacentini) – sono crollati in questi anni. Confedilizia non fa altro che segnalare i problemi del settore, tutto qua».

Per Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) non si sta andando incontro ai bisogni della città, ma a quelli dei costruttori. «Tanti buchi vuoti in città – ha aggiunto Sergio Dagnino (Movimento 5 Stelle) – non c’è bisogno di costruire alcunché in città. Meglio la rigenerazione».

«Manca una visione – ha detto Roberto Colla (Piacenza Oltre) – dovevate uscire allo scoperto e dire che tipo di città volete incentivare (le residenze, il commercio, le attività produttive?) e cosa scoraggiare». Anche per il grillino Andrea Pugni non c’è la necessità di andare incontro ai costruttori in alcun modo.

«Giusto – ha rilevato il leghista Nelio Pavesi – non consumare terreni agricoli. Con gli sconti stimati dagli uffici le entrare saranno invariate. Da anni c’è una pesante crisi del mercato immobiliare e dell’edilizia. Corretto favorire chi abita nelle frazioni, perché da anni perdiamo abitanti che vanno ad abitare nei comuni della cintura piuttosto che nelle nostre frazioni».

«Era tempo che in Regione si aggiornassero questi valori – è il parere di Christian Fiazza (Pd) – fermi al 1998, anacronistici e lontani dal mercato attuale».