Parla Giorgia Meloni: “Quel Muro che c’è ancora, nelle scuole negano la Storia”

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, classe 1977, e il Muro di Berlino, abbattuto nel 1989. Una storia enorme che la destra italiana onora nel trentennale. La leader di Fratelli d’Italia rievocherà quei giorni sabato prossimo a Milano in una manifestazione. Venerdì altri esponenti di Fdi, a partire dal cofondatore Crosetto, dal capogruppo alla Camera Lollobrigida al deputato europeo Procaccini assieme al direttore del Tg2 Sangiuliano ne parleranno a Roma.

Il Secolo intervista Giorgia Meloni su quelle giornate di trent’anni orsono. Avevi dodici anni…. che cosa ha rappresentato per te quell’evento, il crollo di quel Muro?

“Per quelli della mia generazione fu un passaggio strano. Eravamo cresciuti con Berlino divisa in due, le immagini sfuocate delle Trabant, la tragedia di Chernobyl, le atlete dopate della Germania Est e le maglie con la scritta CCCP. Erano cose lontane ma normali per noi.

Sotto la porta di Brandeburgo

Quella notte sotto la porta di Brandeburgo era l’inizio della fine ma a dodici anni non lo avevo capito subito. Poco dopo, quando iniziai ad appassionarmi alla politica, compresi quanto quella notte sarebbe stata importante per i nostri fratelli dell’Est e per l’Europa, ma anche per noi, per la politica italiana, per la Destra italiana“.

Quanto influì il Magistero di Karol Wojtyla?

“Fu fondamentale. La lezione di Papa Giovanni Paolo II fu alla base anche della nascita di Solidarnosc. Dopo la rivoluzione ungherese del ‘56 e il sacrificio di Jan Palach a Praga, le agitazioni ai cantieri di Danzica furono decisive: operai che manifestavano contro un regime comunista. La dimostrazione definitiva che il “sol dell’avvenire” non era mai esistito e il sistema sarebbe imploso di lì a poco”.

Il nemico è ancora il comunismo?

“La sinistra ha sostituito l’internazionalismo comunista con quello del globalismo politicamente corretto. Il primo con l’intento nobile di affrancare i poveri ha sterminato milioni di persone. Il secondo fa il gioco delle grandi multinazionali e della grande finanza, massacrando i più deboli. E la chiamano sinistra.

Gli sconfitti dalla storia

Come in tutti i totalitarismi però l’obiettivo è lo stesso: plagiare le menti e chiudere la bocca a chi non si allinea.

Gli strumenti di oggi sono più subdoli, a partire dalla censura sui social network.

Certo poi c’è ancora qualche rudere dell’antifascismo militante che usa i vecchi metodi, ma quelli sono sconfitti dalla storia”.

Un valore conculcato nella storia che sia ancora da recuperare. E come?

“L’amore per la propria identità. Tentano di conculcarlo ma l’identità è come un fiume carsico, ogni tanto riemerge perché è un valore insopprimibile dell’uomo, è ciò che ci definisce e che non ci potranno mai togliere. E non è un caso che i più forti richiami all’identità in Europa arrivino proprio da quelle nazioni che hanno conosciuto decenni di dominazione sovietica, in cui i simboli nazionali e religiosi sono stati azzerati nel nome di un’ideologia perversa e sanguinaria.

Nelle scuole il Muro negato

La nostra sfida è recuperare le identità affinché una nuova Europa di nazioni libere e sovrane possa rinascere cooperando e non consegnandosi ai burocrati di Bruxelles”.

Quella storia è conosciuta nelle scuole?

Non abbastanza. È la parte inattuata della legge che ha istituito il 9 Novembre come Giorno della Libertà. Non solo sono poche le celebrazioni istituzionali, ma sono nulli i momenti di approfondimento nelle scuole.

Sulle foibe per il 10 febbraio la sinistra spesso invita nelle scuole quelli dell’ANPI: non possono più negare l’evidenza e quindi cercano di raccontare quella storia a modo loro, minimizzando le responsabilità dei partigiani comunisti titini. Sul 9 Novembre oggettivamente sarebbe difficile persino per loro e allora si sceglie il silenzio tombale. Se non c’è mai stato il muro non serve spiegare perché c’era e quindi nemmeno che il comunismo era cattivo. Ma quando torneremo al governo ci penseremo noi. Con buona pace di Sassoli e di quelli che a sinistra hanno fatto di tutto contro la risoluzione europea che equipara i crimini del comunismo a quelli del nazismo”.