Sicurezza in Emilia Romagna, al governatore Bonaccini zero in condotta da Fratelli d’Italia

“Uno dei primati dell’Emilia-Romagna che il presidente uscente Stefano Bonaccini non cita mai è quello delle denunce per i furti. Eppure i temi della sicurezza urbana e della criminalità organizzata competono proprio al Gabinetto della presidenza della Regione. Che, tuttavia, sembra limitarsi a studi e ricerche statistiche peraltro molto datate. E senza preoccuparsi più di tanto se le proprietà e la sicurezza dei cittadini sono messe a rischio quotidianamente”. Lo afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, . In un’interrogazione in cui cita la classifica delle denunce ogni 100mila abitanti registrate nel 2019, pubblicata dal Sole 24 ore nei giorni scorsi.

Rimini e Bologna maglia nera in Emilia Romagna

“Le province di Rimini e di Bologna detengono rispettivamente il secondo e quarto posto, ma anche Parma, Ravenna, Modena, Ferrara e Reggio Emilia risultano sopra la media nazionale, con l’unica eccezione di Piacenza”. “Solo nell’ottobre 2016, inoltre – aggiunge -, la Regione ha promulgato una legge per contrastare la criminalità organizzata di stampo mafioso (18/2016). Una vera legge manifesto se è vero, come è vero, che non è servita a nulla, soprattutto sul tema della sicurezza urbana, della microcriminalità e della criminalità comune. Figurarsi, poi, che la pubblicazione dei dati è ferma al 2014”.

Improvvisamente il Pd scopre la mafia…

“Da qui – prosegue Callori -, emergono evidenti i limiti della Giunta Bonaccini in tema di sicurezza, ma anche le carenze del Partito democratico che avrebbe scoperto le infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna improvvisamente. Nonostante per decenni personaggi e imprese, le cui attività sono oggi al vaglio degli inquirenti, abbiano avuto appalti pubblici o di subappalti assegnati dal mondo cooperativo. C’è poi tutto il tema delle politiche dell’accoglienza indiscriminata e dell’inserimento dei migranti. Ai quali sono andati milioni di euro che hanno concorso a trasformare la nostra regione in un territorio franco per chi vuole delinquere”.

L’Emila Romagna non fa le statistiche criminalità

Callori chiede alla giunta “perché le rilevazioni statistiche della Regione siano ferme al 2014. E per quali motivi non siano stati incrementati e potenziati i progetti per la sicurezza e per la formazione del personale della polizia locale. E quali le ragioni che hanno impedito iniziative dell’Emilia Romagna, con le amministrazioni, per contrastare i fenomeni criminosi e sostenere i cittadini colpiti”.