Giorgia Meloni a stelle e strisce: in Italia la ricetta di Donald Trump

di Carlantonio Solimene

Fino a qualche tempo fa sarebbe stato normale il contrario. Che , cioè, si trovasse a Ostia in visita alle case popolari e che Matteo Salvini fosse invece a Whashington a coltivare relazioni internazionali.

Oggi, invece, nessuno si sorprende che i ruoli siano invertiti. E, d’altronde, a dimostrare come la presenza della leader di Fratelli d’Italia alla National Prayer Breakfast, in occasione del discorso del presidente Usa Donald Trump, sia tutt’altro che estemporanea è un lungo articolo pubblicato dal francese Le Monde sull’ascesa, in Italia e a livello internazionale, della Meloni.

Definita «l’oggetto da mesi di un interesse crescente in Italia e all’estero». «In questo momento tutti la vogliono», scrive il quotidiano ricordando anche la sua apertura della National Conservatism Conference a Roma. Il giornale transalpino motiva la sua scalata con «una certa forma di coerenza politica», ricordando che Fdi ha scelto di non entrare nel governo di coalizione fra Lega e M5S.

Così «i postfascisti hanno avuto agio a denunciare un’intesa contro natura con un movimento estraneo alle tradizioni della destra». Una costanza che secondo i sondaggi d’opinione ha pagato, rivolgendosi «ai delusi della Lega e a battaglioni di transfughi della destra moderata».

Il successo della strategia è testimoniato dai sondaggi che rilevano gli indici di gradimento dell’elettorato italiano. Ultimo, quello presentato ieri da EMG Acqua, per il quale alle spalle di Matteo Salvini (al 34%) tra i politici che riscuotono più fiducia c’è proprio la Meloni (al 33%), appaiata al premier Conte.

Alla luce di questa credibilità, la leader di Fratelli d’Italia ha incontrato i giornalisti a margine dell’incontro negli Usa e ha affrontato i temi più stringenti dell’attualità politica. «Nel discorso del presidente Donald Trump al National Prayer Breakfast – ha detto – vi è stata la difesa dell’identità, dei confini, delle imprese, dei prodotti, delle famiglie americane. L’orgoglio dell’identità, nelle altre Nazioni del mondo, sta dando ottimi frutti e ottimi risultati.

È la ricetta che vogliamo portare in Italia, dove anche noi vogliamo difendere i nostri prodotti, le nostre aziende, i nostri confini e le nostre famiglie. Lo faremo, quando finalmente l’Italia avrà un governo di patrioti capace di difendere i suoi interessi nazionali e avere, al contempo, ottimi relazioni internazionali».

«Dio, Patria, Famiglia, parole che in Italia sembrano quasi eversive, negli Stati Uniti sono al governo e danno risposte importanti» ha continuato la Meloni. Per poi spiegare nel dettaglio la propria ricetta politica per l’economia: «A me piacerebbe un governo capace di difendere l’interesse nazionale.

Obiettivamente i risultati di Trump almeno sul piano economico sono straordinari e per me gli varranno la rielezione e un buon insegnamento per noi, perché alla fine la ricetta di Trump, shock fiscale e investimenti pubblici, è molto simile alla ricetta di Fdi in Italia».

Infine, visto che il contesto era quello internazionale, la leader di Fratelli d’Italia ha affrontato i nodi della politica estera. Senza risparmiare stoccate persino agli Usa che l’hanno ospitata: «Siamo parte della Nato ma non sempre gli interessi italiani e europei coincidono perfettamente con quelli Usa – ha detto -. Comprendo la forte alleanza che esiste tra Usa e Arabia Saudita ma so bene che per noi l’Arabia Saudita vuol dire realtà abbastanza vicine a quel fondamentalismo islamico che a casa nostra produce attentati e sangue». E, sempre riguardo la politica estera, la Meloni ha criticato l’incapacità della Ue di assumere una posizione unica sui dossier più scottanti: «L’Europa rinuncia a essere quel grande gigante politico che potrebbe essere» ha concluso.