«Poche mascherine, niente tampone in auto e hub di terapia intensiva altrove: quante offese per Piacenza»

Lo scrive sul proprio profilo Facebook , deputato piacentino di Fratelli d’Italia

«E vai, uno dopo l’altro, la matrigna Regione ha affibbiato, anche negli ultimi giorni, altre pesanti offese al nostro territorio, ribelle per storia.

Prima ci hanno negato il diritto, riconosciuto ad altri corregionali, di vedere effettuato il tampone a bordo della nostra auto (il “drive trough”, come definito).

Poi, la combriccola di Bonaccini ha omaggiato (con i soldi nostri, beninteso) le mascherine giornaliere, e a Piacenza né è stato riservato il numero più basso della Regione.

Infine, l’annunciata istituzione, in accordo con il Ministero della Salute, del Covid Intensive Care, una rete di terapie intensive con 146 posti letto sempre utilizzabile, che interessa le strutture ospedaliere di Parma, Modena, Bologna e Rimini, ed esclude vergognosamente Piacenza».

Scrive sul proprio profilo Facebook Tommaso Foti, deputato piacentino di Fratelli d’Italia.

«Si evitino al riguardo giustificazioni puerili: Piacenza non è, al pari di Rimini che però è stata prescelta, città universitaria con sedi di medicina.

Per di più, Ferrara – che ha la sede di medicina – è stata anch’essa esclusa. La lettura della scelta, in assenza di valide ragioni tecnico-scientifiche allo stato inespresse, non può che essere politica: le provincie di Piacenza e Ferrara vanno bastonate perché hanno bocciato Bonaccini alle recenti elezioni regionali e – per di più – hanno, nei due capoluoghi di provincia, due sindaci di centrodestra, mentre a Parma e Rimini vi sono due sindaci che sono fans di Bonaccini.

Mi si dirà – quando non si sa cosa fare, si mette su questo disco – che la mia è polemica. Bene, aspetto fiducioso allora le reazioni delle Istituzioni del nostro territorio.

Sbaglio, o quando si profilavano tagli economici alla finanza degli enti locali, i sindaci si dicevano pronti a consegnare le chiavi dei loro Enti al Prefetto? Bene, questa serie di offese, non varrebbe uguale protesta?».

«E ancora: se qualcuno se ne verrà fuori con la buona novella che a Piacenza sarà costruito (tra 8-10 anni) un nuovo ospedale, ci sarà qualcuno che si batterà per ottenere qualche modifica legislativa e qualche procedura accelerata che dimezzi i citati tempi?

E, infine, che dire dell’ex ospedale militare di Piacenza, una struttura chiusa (1997) oramai da più di vent’anni, mai più utilizzata ad alcuno dei fini ipotizzati (tra cui quello di sede degli uffici comunali) e che per contro potrebbe invece, proprio come insegnano questi tragici giorni, assolvere una positiva funzione in caso di un’emergenza sanitaria nazionale?

Temo purtroppo che le offese di cui ho parlato alla fine verranno dimenticate, archiviate come incidenti di percorso. Ma non basta: c’è ancora chi, in piena emergenza sanitaria, si diletta a dissertare della #piacenzachenonva, giusto per sparare contro alla amministrazione di centrodestra, o si dà al silenzio, pur di non disturbare i bolognesi compagni di partito. Al peggio non c’è mai fine!».