Fusione Terrepadane ‘Dovevano consultare Comune e Provincia’

Foti (Fdi) chiede chiarimenti e garanzie su impatto occupazionale e futuro ruolo strategico. Consorzio in silenzio, oggi il cda Comune e Provincia dovevano essere almeno consultate sull’ipotesi di riassetto del Consorzio agrario-Terrepadane.

Lo sostiene il parlamentare piacentino (Fdi) dopo l’indiscrezione (vedi di ieri) secondo cui oggi il cda di Terrepadane potrebbe dare l’ok a una nuova fusione in una compagine societaria ancora più vasta che coinvolgerebbe, oltre al nostro, quasi una decina di altri consorzi.

E se per ora Terrepadane mantiene la linea del silenzio, la classe politica locale chiede chiarimenti. «La ventilata fusione del Consorzio Terrepadane con altri al momento ignoti confratelli avrebbe meritato una comunicazione diversa e un coinvolgimento, che non c’è stato, almeno ufficialmente, delle istituzioni, a partire dalla Provincia e dal Comune di Piacenza» scrive Foti in una nota.

Due le ragioni essenziali per cui secondo il deputato il coinvolgimento degli enti sarebbe stato opportuno: «Per i legami storici che legano Comune e Provincia al consorzio agrario e, non da ultimo, per essere gli stessi destinatari di un impattante progetto di riqualificazione dell’area di via Colombo che si trascina da alcuni anni».

Quest’ultimo riferimento è al maxi piano urbanistico che insiste su un’area di 130mila metri quadrati, per gran parte (113mila metri) di proprietà del Consorzio, ma che comprende anche l’immobile comunale dell’ex mercato ortofrutticolo e l’area demaniale del Piano Caricatore.

Dunque per Foti è «evidente che, anche in relazione alla difficile situazione in cui versa il nostro territorio, mettere in evidenza che cosa riservi l’ipotizzata fusione per il futuro – dal possibile impatto occupazionale al mantenimento o meno un centro direzionale – servirebbe in primo luogo a fornire adeguati elementi di conoscenza, oltre a qualche certezza in più, tanto a coloro che prestano la propria attività per Terrepadane quanto ai soci agricoltori».

Conclude così: «Mi auguro – essendo stato investito in questi giorni da più soggetti della questione, in ragione del mio ruolo parlamentare – che sia i soggetti istituzionali prima indicati sia i dipendenti e i soci di Terrepadane siano adeguatamente informati dagli amministratori del Consorzio delle reali loro intenzioni rispetto a quelle che non paiono più essere voci, ma che risulterebbero profilarsi come scelte imminenti».

Già ieri si era assistito all’allarme lanciato da Confagricoltura: qualunque sia l’assetto che Terrepadane intenderà assumere «è necessario che il know-how specifico della nostra provincia sia tutelato attraverso la garanzia di mantenere inalterati gli standard di assistenza e fornitura che il consorzio fino ad oggi ha garantito anche grazie alla capillare rete di assistenza tecnica e al forte presidio delle singole esigenze degli imprenditori agricoli».

Inoltre Confagricoltura ha sottolineato come non sia da tralasciare il fatto che «la ricchezza patrimoniale e immobiliare di Terrepadane è frutto del contributo di tutti gli agricoltori».