Due donne (una e’ deputata) per la protesta ‘Fuori di casa’

MURELLI E LA FIGLIA DI FOTI

Alessandra Foti, 28 anni, figlia del deputato di FdI, chiede di fare sentire la “voce dei dimenticati”. «Scendiamo in strada, sabato alle 16, senza fare assembramenti, con una maglia bianca e la mascherina.

Non continuiamo a lamentarci sui social, ma facciamo vedere la faccia di chi si sente ignorato. Io ad esempio lavoro in una palestra, nessuno parla di noi». La sua è una protesta spontanea, «senza partiti». La deputata Elena Murelli – Lega – domani sarà invece davanti a Montecitorio. «Basta negate».

‘Usciamo di casa con una maglia bianca facciamo sentire la voce dei dimenticati’
L’APPELLO DI ALESSANDRA FOTI, 28 ANNI, PER SABATO ALLE ORE 16

 Istruttrice di body building, è a casa dalla fine di febbraio. E sotto i piedi della sua categoria – palestre, piscine, centri sportivi – sembra essersi aperto un buco.

«Nessuno parla di noi, ci sentiamo dimenticati, mentre invece l’affitto e le bollette da pagare si ricordano bene di tutti. Ho sempre rispettato la legge e continuo a farlo, ma penso sia anche arrivato il momento di far sentire la nostra voce, se nessuno ci ascolta». Alessandra Foti chiede quindi sabato di scendere in strada, alle 16, con mascherine e guanti e a distanza gli uni dagli altri, ma di farlo per chiedere aiuto: «Se in ogni quartiere le persone scendessero sotto casa, facendo quei metri consentiti dal Dpcm, potremmo lanciare un segnale di protesta civile.

Indossiamo una maglietta bianca e scendiamo in strada. Siamo in tanti a essere sfiduciati, stanchi, preoccupati per il futuro». Proprio sabato Alessandra, figlia dell’onorevole , compirà 28 anni; è un compleanno difficile, per lei che come tanti giovani è chiusa in quattro mura da settimane.

«Non siamo profili Facebook o Instagram, siamo persone reali con una voce e con numerosi diritti. Cosa possiamo cantare, scendendo in strada? Forse tutti gli articoli della Costituzione che ora stanno venendo meno assieme a tutta la nostra delusione per essere stati dimenticati.

Saremo pochi ? Magari sì, ma se nessuno inizia mai per paura di non essere abbastanza, non ci faremo mai sentire». Alessandra sottolinea troppe incoerenze: «Si può andare a trovare papà, mamma, zio, figlio, nipote, marito o moglie però senza sapere se si è positivi al Covid-19 o se uno dei nostri parenti più prossimi lo è.

Ok, la notizia ha reso tutti felici perché a chiunque manca qualcuno dei propri cari, ma che logica ha? Fino a ieri l’importante era non infettare, dal 4 maggio invece l’importante è non infettare gli altri eccetto i parenti?

Come faccio a sapere se sono positivo o asintomatico e se rischio di infettare mia zia andando a trovarla? In tantissimi sono senza lavoro. Chiedono solo di ripartire, in sicurezza».

Intorno all’idea di Alessandra si sono mossi altri che hanno detto sì al suo appello: «Persone senza alcun partito, persone di idee differenti. Ma siamo in tanti a sentirci sfiduciati, stanchi.

Non chiedo assolutamente un assembramento, o un rischio, solo di scendere in strada con una maglietta bianca e restare lì, perché chi ci deve aiutare ora capisca che non siamo numeri, ma volti, persone.

Forse se ci guardano in faccia capiranno il nostro dolore e qualcuno inizierà a farsi due domande, così come ce le stiamo facendo noi da settimane senza trovare risposta. Io stessa non vorrei mai andare a lavorare senza sicurezza. Anche noi abbiamo paura. Ma almeno si ragioni su come garantire il minimo rischio.

Parliamone. Ignorarci a che serve? L’emergenza riguarda tutti noi, la comprendiamo, ci mancherebbe.

Ma una soluzione per poter mangiare ci vuole. A casa consumiamo, senza produrre nulla». Domanda obbligata: che ne pensa papà Tommaso? «Non gliel’ho ancora detto».