Giorgia Meloni in piazza: il 2 giugno protesta per i cittadini in crisi dimenticati dal governo

Il 2 giugno in piazza contro Conte. : “Saremo la voce dei milioni di persone”

di Giorgia Meloni

Caro Direttore,
il prossimo 2 giugno ci sarà ben poco da festeggiare. Eppure noi abbiamo deciso che ci saremo, per dare voce alla voglia di libertà e all’orgoglio del popolo italiano.

Si, perché c’è un’Italia dimenticata a cui il governo finora ha chiesto moltissimo, promesso molto e dato pochissimo, in molti casi zero. Milioni di italiani che ancora aspettano la cassa integrazione, molti di loro non percepiscono un euro da fine febbraio. Centinaia di migliaia di autonomi e partite Iva che non hanno ancora ricevuto il bonus da 600 euro.

Eppure nei loro confronti il cappio della burocrazia, dei mutui, delle tasse e delle bollette da pagare non si taglia, se va bene si allenta con qualche timido rinvio.

E l’unica “semplificazione” che hanno visto finora è stata la regolarizzazione di seicentomila clandestini con la scusa dei raccolti agricoli. Tanto bella da far piangere il ministro Bellanova che forse non sa quante centinaia di migliaia di italiani piangono di notte, di nascosto dai loro figli, a cui non sanno se potranno garantire un futuro.

Tanto fondamentale da essere diventata, dicono i ben informati, merce di scambio per il voto dei parlamentari renziani a favore di un ministro (Bonafede) che nel frattempo aveva fatto scarcerare qualche decina di boss mafiosi. E vogliamo dare voce a quei milioni di commercianti, ristoratori, albergatori, gestori di bar o stabilimenti balneari, che non sanno se e come riaprire la loro attività, alle prese con linee guida cervellotiche e assurde responsabilità penali nel caso in cui un loro dipendente si ammalasse di Covid.

Ieri si è celebrata la Giornata mondiale della Famiglia eppure la famiglia è, insieme all’impresa, la grande dimenticata dal governo. Milioni di genitori che hanno fatto sacrifici enormi in questi mesi, con i figli a casa e la didattica a distanza spesso zoppicante, ora riprendono a lavorare senza certezze per il futuro. E se per caso mandano i bimbi in un nido privato o in una scuola paritaria devono sperare che a settembre non siano falliti. Il tutto mentre Conte moltiplica marchette e poltrone e arriva addirittura a prorogare di altri sei mesi lo stato di emergenza per continuare a governare a colpi di Dpcm, task force e conferenze stampa, senza confrontarsi con il Parlamento, concedendoci di volta in volta questa o quella libertà. Come se fossimo suoi sudditi. La libertà, caro Conte, non si concede. La libertà si riconosce perché è innata nel profondo dell’uomo, nel suo costruirsi una famiglia, nel suo vivere il lavoro e l’impresa.

In questi mesi abbiamo sempre accompagnato ogni critica con una proposta. Abbiamo ascoltato e dato voce a centinaia di categorie produttive ignorate dal governo. Per senso di responsabilità abbiamo votato lo scostamento di bilancio che consentirà al governo di distribuire 55 miliardi di aiuti, senza che un solo provvedimento sia stato concordato con l’opposizione. Continueremo così, per amore del’Italia, la senza fare sconti su tutto quello che non condividiamo. Ma ora gli italiani hanno voglia di rialzare la testa. Liberi e sicuri di produrre, costruire e difendere il loro lavoro da uno Stato che ti prende i soldi, ti impedisce di lavorare e poi ti elargisce qualche piccola prebenda o concessione come se fossero un’elemosina. E per ottenerla devi comunque combattere con il caos e l’inefficienza a cui ci hanno abituato in questi mesi. Per questo il 2 giugno ci saremo, con metodologie che ci permettano di rispettare norme e prescrizioni (quelle che spesso la sinistra non ha rispettato), per dare voce a questi milioni di italiani che chiedono libertà e orgoglio. E che ci auguriamo possa essere condivisa e sostenuta anche dalle altre forze politiche del centrodestra, a cui ci unisce una stessa sensibilità di fondo e una stessa idea dell’Italia che proveremo a realizzare non appena sarà finita questa fase di “sospensione della democrazia” e gli italiani potranno scegliersi un nuovo governo. Perché se la crisi sanitaria potrebbe durare, ce lo auguriamo, ancora poche settimane. Le conseguenze economiche ce le porteremo dietro per anni. E per affrontarle servirà un governo degno di questo nome, che abbia rispetto per il lavoro e la libertà degli italiani.