Altro che “Piano Soros”: Meloni spiega al Foglio come trovare i soldi per crisi Covid.

Pubblichiamo la replica di all’articolo “Meloni e il Piano Soros”, pubblicato da il giornale Il Foglio.

Gentile direttore,

Il suo giornale ha voluto dedicare tempo e spazio per contestare quanto da me suggerito in una lettera al Corriere della Sera riguardo la possibilità di attivare i Diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale per fronteggiare l’emergenza coronavirus, sulla base di quanto già proposto dal Financial Times e dagli economisti Lombardi e O’Neill.

In estrema sintesi l’articolo “Meloni e il piano Soros” argomenta che: i sovranisti sono anti europeisti e sono in crisi perché la UE fa arrivare un fiume di soldi all’Italia, allora la Meloni reagisce con una proposta “improponibile e contraddittoria”, che è in realtà una proposta di Soros per aiutare gli Stati più poveri del pianeta e quindi rappresenta pure un pericolo per l’Italia perché produrrebbe un “effetto stigma”.

Replicherò per punti, a discapito purtroppo della fluidità del testo.

1. Non siamo anti europeisti. Fratelli d’Italia sostiene un modello confederale di Europa, alternativo a quello federalista, che appartiene da sempre al pensiero dei movimenti conservatori europei. Non a caso nel Parlamento Europeo facciamo parte di ECR.

2. Se arrivassero miliardi all’Italia dalla UE ne saremmo felicissimi, altro che “periodo critico per i sovranisti”. Qualche difficoltà comunicativa, semmai, dovrebbe averla chi, abituato a plaudire a qualsiasi cosa provenga da Bruxelles, sosteneva che l’Europa già stesse facendo tutto ciò che doveva quando la presidente della Commissione Von der Leyen disse, a fine febbraio, che la UE avrebbe stanziato in totale 232 milioni per fronteggiare la crisi. Ricordo ancora le critiche perché Fratelli d’Italia replicò dicendo che sarebbero serviti miliardi.

3. L’Italia versa alla UE 100 miliardi ogni 7 anni ricevendone indietro molti di meno. Difronte a questa tempesta sanitaria, economica e sociale, alla UE non chiediamo “aiuto” ma pretendiamo che faccia ciò per cui è nata e si attivi con gli strumenti che possiede, a cominciare dalla BCE.

4. Il Recovery Fund è a oggi solo una proposta della Commissione, dai dettagli e dai tempi incerti, esulterò, tipo Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi, quando arriveranno soldi veri a famiglie e imprese.

5. La possibilità di ricorrere ai Dsp del FMI non è una mia intuizione particolarmente originale. Sono uno strumento per creare liquidità, senza vincoli, da dare a tutti i 189 Stati membri in base alla propria quota di partecipazione al FMI. Sono stati attivati più volte in passato, l’ultima nel 2009 per un importo di 200 miliardi di euro circa, su impulso dell’allora presidente americano Barak Obama. 6 miliardi andarono felicemente all’Italia, altro che “effetto stigma”. Cos’è, se lo fa Obama è una cosa geniale, se lo propone la destra diventa una idiozia?

6. La proposta di utilizzare i Dsp in favore degli Stati più poveri è tutt’altra cosa. E’ una proposta intelligente portata avanti da tempo, tra gli altri, da Stiglitz e Soros ma non c’entra con quello di cui stiamo parlando. Fin ora il FMI ha attivato tre volte delle General allocation cioè Dsp rivolti a tutti gli Stati membri, e solo una volta una Special allocation, pari a poco meno di 27 miliardi di euro, fatta in favore degli Stati ex comunisti dell’Europa orientale.

7. Per dirla tutta, il FMI non ha mai emesso Dsp in favore degli Stati più poveri, non che sia un merito, ma sono i fatti. Difficile quindi sostenere che proporre l’emissione di General allocation di Dsp comporti il rischio di far apparire l’Italia alla stregua dei “paesi in via di sviluppo e sull’orlo del default”.

8. E’ vero che solitamente gli USA sono contrari all’emissione di Dsp, per il timore di indebolire il ruolo di moneta di riserva che ha il dollaro, ma non sarei così convinta che Trump non potrebbe essere tentato, se sollecitato dall’Italia, di attivare uno strumento che gli darebbe grande consenso internazionale a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

In realtà “Meloni e il piano Soros” sarebbe stato un buon titolo per parlare di un’altra proposta di Soros, e cioè quella dell’emissione di 1000 miliardi di Bond perpetui europei (senza quindi restituzione) al tasso dello 0,5% annuo per fronteggiare la crisi senza gravare sui conti degli Stati europei.

Questa sì una proposta interessante, che somiglia ad alcune proposte dalla destra, ma che evidentemente manda in “cortocircuito” gli europeisti di casa nostra.