Giorgia Meloni a «La Stampa»: «In Ue qualcosa si muove, ora via i vincoli pre-virus»

di Francesco Bei

Vorrebbe non dirlo, magari sotto la mascherina si morde anche le labbra e certamente tutta la conversazione sarà una lunga collezione di «ma però». E tuttavia alla fine persino , la sorella d’Italia, regina dei sovranisti, è costretta ad ammetterlo: «Qualcosa in Europa si muove, quello che è successo oggi è sicuramente un passo in avanti”. 

Meloni, l’Unione europea segna un grande risultato e voi sovranisti sembrate spiazzati, scommettevate sul fallimento? 

«Non scommettiamo mai contro qualcosa che può aiutare l’Italia. E non applaudiamo a scatola chiusa: non è tutto oro quel che luccica. Vedo grandi ovazioni, grandi applausi e aspetto che stupiscano anche me. Ma la strada è ancora molto lunga». 

Settecentocinquanta miliardi le sembrano pochi? All’Italia ne dovrebbero andare 80 a fondo perduto e 90 come prestiti a lungo termine. Siamo a cavallo no? 

«Se qualcosa si è mosso penso sia stato anche per le nostre critiche e punzecchiature. Detto questo sì, miliardi a fondo perduto sono pochi. Non lo dico io: è stato il commissario Gentiloni a parlare di 1500 miliardi». 

Ma si riferiva a tutto il complesso di aiuti, che ammonteranno comunque a duemila miliardi contando Bce, Bei, Sure e Mes. Non rischiate di fare la figura dei Pierini, che dicono sempre: più uno? 

«Veramente Gentiloni si riferiva al solo Recovery Fund. Comunque ora le spiego le mie perplessità. La prima è legata ai dettagli, che ancora non si conoscono. La seconda alla tempistica, perché a noi quei soldi servono subito, vanno usati ora per salvare famiglie e imprese dal disastro che abbiamo di fronte. Se ce li danno il prossimo anno e magari li spalmano su sette annualità, stiamo freschi! Quello che proveranno a salvare sarà già mono. Poi, se sono vincolati ai programmi europei precovid, vuoi dire che lorsignori non hanno compreso che il mondo è cambiato». 

“Lorsignori”, cioè Bruxelles? Be’ dalla proposta “Next Generation” si capisce che quelle risorse dovrebbero essere dirottate sulle priorità Ue come il Green deal e il digitale e verso i settori più colpiti dalla crisi. Cosa c’è che non va?

«Prendiamo il Green Deal: è una cosa bellissima, siamo tutti a favore dell’economia verde. Ma con tutte le restrizioni, le plastic tax, le carbon tax, le imprese finisci per ucciderle. Qui va ridiscusso tutto perché la priorità assoluta è salvare il sistema produttivo. Invece già intravedo il tentativo di inserire condizionalità…A monte sappiamo che c’è una fortissima opposizione dei paesi “falchi” o “frugali” che hanno già avvertito che il negoziato sarà molto lungo. Vedremo».

Veramente il rischio maggiore per l’Italia arriva proprio dai vostri amici sovranisti negli altri paesi Uè, tutti contro i miliardi a fondo perduto agli “spreconi” del Mediterraneo…

«I nostri amici sovranisti? Come l’Olanda del premier liberale Mark Ruffe, l’amico di Renzi? O i socialdemocratici svedesi? L’unico partito di governo che fa parte insieme a noi del gruppo Ecr sono i polacchi, che si stanno comportando in maniera corretta. Quello sui presunti amici sovranisti è un dibattito capzioso, ci sono dinamiche nazionali non di schieramento. Tutte le famiglie europee sono spaccate e quelli che più di tutti difendono i loro interessi nazionali sono proprio gli “europeisti” Merkel e Macron». 

Ma come? Senza l’iniziativa franco-tedesca forse non d sarebbe stata nemmeno la proposta di oggi della commissione Ue… 

«La spinta viene da Aquisgrana e anche questo è un segnale di chi comanda in Europa. Francia e Germania non lo hanno fatto per generosità. Semplicemente senza di noi l’Europa non esiste. E se la “mucca” europea muore, non fa più latte soprattutto per loro. Non se lo possono permettere, mi creda non è europeismo». 

Dovrà ammettere che il premier Conte porta a casa un risultato che un mese fa non era affatto scontato. Come si è comportato?

«Per carità, qualcosa ha ottenuto. Ma Conte è il premier di uno dei sette Peasi più industrializzati del mondo, ha un potere contrattuale enorme. Solo non credo ne sia pienamente consapevole». 

Fratelli d’Italia negli ultimi sondaggi sta andando forte. La Lega invece scende… Puntate al sorpasso? 

«L’obiettivo è diventare il terzo partito italiano, superando i Cinque Stelle. E abbiamo già messo la freccia, siamo lì». 

La Lega in calo?

«Non mi interessa togliere voti alla Lega. È importante che tutti vadano bene se vogliamo avere la maggioranza necessaria a governare per cinque anni». 

È sicura che la coalizione ci sia? Si rincorrono voci di un governo di unità nazionale che vi lascerebbe fuori… 

«Per ricostruire l’Italia ci vorranno anni e un governo coeso frutto di nuove elezioni. In questo parlamento non è possibile dar vita a un’altra maggioranza».

Elezioni? Quando?

«Il prima possibile. Se si può votare per le Regionali perché non per le Politiche? Il virus colpisce forse solo gli elettori delle Politiche».