Giorgia Meloni: «Le violenze in piazza? Quattro scemi figli di papà che giocano alla rivoluzione»

di Franco Bianchini

Si scaglia con fermezza contro i violenti che continuano  a provocare gli scontri, . Si tratta di infiltrati che «rovinano le manifestazioni e finiscono per fare il gioco del governo». Loro, aggiunge, «non c’entrano niente con le persone che chiedono aiuto. Penso che lo Stato debba essere estremamente fermo. Non consentiremo che i soliti quattro scemi figli di papà, che giocano a fare i rivoluzionari, mandino in malora una richiesta legittima di milioni di persone». Cioè delle persone che chiedono «di essere aiutate a continuare a vivere del loro lavoro come hanno fatto fino all’inizio di questa emergenza».

Giorgia Meloni sul “racconto del governo”

«Parliamo ogni giorno con le persone per strada», continua la leader di FdI al Tg4. «Sappiamo bene che la realtà dei fatti è distante anni luce dal racconto del governo. L’unica cosa che in Italia non si è riuscita a fermare neanche durante il lockdown è la burocrazia. L’Inps, dallo stupefacente Tridico, era in altre faccende affaccendate. Tipo aumentare lo stipendio al suo responsabile. Ed evidentemente non aveva il tempo di potenziare le strutture per pagare la cassa integrazione. E il governo pensava a stanziare nel Dl Rilancio 30 milioni di euro per fare nuove assunzioni che potessero velocizzare le pratiche di regolarizzazione per gli immigrati clandestini».

«Conte si rende conto di quel che dice?»

Ristoranti e bar chiusi? «Sentir dire dal premier noi chiudiamo le attività per decongestionare i mezzi pubblici è incredibile», incalza Giorgia Meloni. «Io non so se Conte si rende conto di quello che dice. A me pare che i mezzi pubblici siano pieni la mattina quando si va a lavorare, (e lì non hanno risolto il problema). Che significa? Io resto basita da una dichiarazione del genere e dal fatto che lui ci dica che non considera lavoratori di serie a e serie b. Peccato per lui, infatti, che abbia dichiarato davanti ai capigruppo di maggioranza e opposizione che considerava queste “attività sacrificabili”».