Lega-Fdi sulla seduta saltata ‘Doveroso sfilare al corteo’

I due partiti difendono la scelta di aver disertato il consiglio comunale per il sit-in anti governo: «Nessun vulnus istituzionale o democratico»

«Doveroso», secondo la Lega, «essere al fianco» dei manifestanti. Una decisione «maturata appena prima del consiglio comunale, non preordinata e senza registi esterni», assicura Fratelli d’Italia.

Al centro della polemica per l’uscita lunedì dal consiglio comunale prima dell’appello che ha comportato l’annullamento della seduta per mancanza del numero legale, i due principali partiti della maggioranza di centrodestra al governo di Palazzo Mercanti rivendicano la loro scelta di partecipare alla manifestazione di protesta promossa dalle categorie – gestori di palestre, esercizi pubblici, attività culturali e musicali – più colpite dalle ultime misure del governo contro l’epidemia da coronavirus.

«E’ nata tra di noi appena prima del consiglio comunale (convocato alle 15 a Palazzo Gotico, ndr) l’esigenza di andare al corteo che sarebbe partito alle 17 dal Pubblico Passeggio», ricostruisce , di Fdi.

E rispedisce al mittente i riferimenti all’onorevole del suo partito, , che, secondo la minoranza, è stato l’ispiratore della linea dura di far saltare il consiglio comunale che ha prevalso su quella morbida della sindaca Barbieri e di altri del centrodestra favorevoli a una mediazione che non pregiudicasse lo svolgimento della seduta: «Tutte le volte che Fratelli d’Italia prende posizione sembra che ci sia la regia di Foti, è mortificante, non siamo burattini, lui alla manifestazione voleva, sì, partecipare, ma da cittadino».

La minoranza, e soprattutto la sindaca, avevano proposto di mandare sul Facsal una delegazione bipartisan maggioranza-minoranza con due esponenti per parte? Quella soluzione «non ci avrebbe rappresentato», motiva Domeneghetti il no opposto dal suo gruppo, «non ci sembrava opportuno andarci con esponenti di Pd e M5s, cioè del governo contro le cui misure si sarebbe manifestato.

Avevamo pensato anche a una sospensione del consiglio il tempo di poter partecipare, ma un conto è se si fosse solo dovuti scendere in piazza Cavalli, un altro dover raggiungere piazzale Genova: andava a finire che di tempo in aula ne avremmo passato poco».

Frutto di un «fraintendimento» la risentita reazione di quei settori della maggioranza – Liberali e gruppo misto – che, nel rimanere in Consiglio a rispondere all’appello, hanno accusato chi è uscito di non averli coinvolti nella scelta: «Non c’era assolutamente la volontà di escluderli», garantisce l’esponente di Fdi, «è successo che non hanno sentito quando il presidente dell’aula, Garilli, ha convocato in fretta e furia una conferenza dei capigruppo in piedi per decidere il da farsi». 

Ma la voce di polemica più aspra, e bipartisan, si è alzata sul «vulnus istituzionale e democratico» di far saltare il consiglio comunale dove, oltretutto, la solidarietà ai manifestanti si sarebbe potuta esprimere con più risonanza.

«Se abbiamo deciso di uscire dall’aula è anche perché all’ordine del giorno della seduta non c’erano dei contenuti prioritari (cinque mozioni, ndr), se si fosse trattato del bilancio o di altre delibere pesanti non ci saremmo mossi, ma era un Consiglio che si può ripetere», considera Domeneghetti.

La «coesione civica», il gioco di squadra auspicato – a Piacenza come a Roma – dal direttore di “”, Pietro Visconti, di fronte all’«aggressione portentosa del virus»? «Beh, l’incapacità di fare gioco di squadra è tipica un po’ degli italiani, non solo dei piacentini», annota in proposito il consigliere.

E in una nota dei capigruppo di Fdi, , e della Lega, Carlo Segalini, si contesta la critica del direttore allo «sciopero politico» che ha pregiudicato «l’ordinato svolgimento dei compiti istituzionali»: «Non si vede una ragione sola», scrivono Migli e Segalini, «per contestare il breve rinvio della trattazione degli argomenti all’ordine del giorno quando, in più occasioni, per andare incontro a richieste dei gruppi d’opposizione, la maggioranza ha rinviato anche di due settimane l’esame di delibere che incidevano sul futuro della città».

La decisione di «partecipare a una meritoria, condivisibile e apolitica manifestazione di protesta» non è stata presa «certo per “schierarsi in prima fila”», ma «solo per manifestare la personale – e non di cartapesta – solidarietà a persone colpite dagli effetti perversi» del decreto del governo.

Analogamente il gruppo consiliare della Lega definisce «un dovere essere al fianco di chi, rispettando le regole, è stato assurdamente danneggiato dall’ultimo Dpcm», decisione, si specifica in una nota, «presa da tutti noi prima del consiglio comunale. E «se il governo non tornerà in fretta indietro, come temiamo, proveremo a dare una mano come amministrazione comunale inserendo fondi ad hoc nella prossima variazione di bilancio».