Meloni a «La Repubblica»: «La chiusura sarà colpa del governo, si voti nel 2021»

Condanniamo le violenze e siamo vicini all’Italia perbene che si sente abbandonata da Conte e dai suoi ministri

di Carmelo Lopapa

Piazza Capranica, a due passi da Montecitorio, – mascherina bianca con tricolore verticale sempre o davanti la bocca – ha appena finito di arringare la folla dei commercianti «abbandonati dal governo» sotto il gazebo del presidio permanente di Fdi. «L’Italia rischia di non reggere un nuovo lockdown, si muore di virus ma anche di povertà», è il suo monito.

Presidente Meloni, state soffiando anche voi sul fuoco della protesta? Non pensa sia un’operazione ad alto rischio? «Nessuno soffia sul fuoco o vuole speculare. Guardi questa gente: è la dimostrazione che è possibile ascoltare il dissenso di lavoratori ed esercenti che rappresentano milioni di persone colpite dal decreto e di farlo rispettando le norme anticovid. Qui la disperazione si tocca con mano. E la protesta pacifica è la risposta migliore alle frange violente che fanno solo gli interessi del governo: c’è un’Italia per bene che vuole dire la sua e denunciare di essere stata abbandonata da Conte e dai suoi ministri. Vergognoso che il premier definisca sacrificabili certe categorie: sacrificabili lo saranno per lui».

Ma con questi numeri la tenuta del sistema sanitario è a rischio e appare imminente il ritorno al lockdown. «Io spero che non ci si arrivi e abbiamo fatto decine di proposte per evitarlo. Perché si muore di tante cose. Di virus, certo, ma anche di povertà. L’epidemia fa fermata assolutamente, ma tutto quel che si può fare prima del lockdown, lo si deve tentare. Possibilmente con intelligenza. Al governo chiediamo più serietà e meno propaganda. La soluzione non può essere chiudere i ristoranti alle 18 per decongestionare i mezzi pubblici, come hanno detto. È alle otto del mattino che devi evitare gli assembramenti, non alle 22».

La Francia è già in lockdown. Non pensa sia il caso di chiudere prima di arrivare ai loro 40 mila contagi al giorno? «Intanto bisogna capire cosa si intende per lockdown. Quello francese non è un lockdown come lo conosciamo noi: uffici pubblici e privati aperti, scuole aperte, imprese aperte. C’è solo la chiusura di alcuni esercizi. E poi il lockdown eventuale si regge con provvedimenti che impediscano il collasso dell’economia. Anche in Germania chiudono, ma ristorano i piccoli imprenditori con il 75 per cento del fatturato dell’anno precedente».

Lei sostiene che il premier col suo ultimo Dpcm «condanna a morte» interi settori. Siamo tuttavia a 31 mila contagi, la curva sembra ormai impazzita. Quelle misure non sono indispensabili? «Il punto è che le misure indispensabili sono altre e non state adottate. Non hanno fatto nulla nei mesi estivi per prevenire i contagi sui mezzi pubblici, nelle scuole, sui posti di lavoro, e per potenziare la sanità alla vigilia di una seconda ondata più che annunciata. E poi insisto nel dire che se è acclarato che il virus impatta soprattutto sui più anziani, non si può non partire da un piano serio per tutelarli. prima si risolvono questi problemi, poi se non basta allora chiudi. ma se parti dalla chiusura di ristoranti e palestre, misura che non fermerà il contagio, stai solo cercando un capro espiatorio».

Dunque come voterete in aula la settimana prossima, quando il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi sulla nuova stretta? «Noi presenteremo una risoluzione con le nostre proposte. E valuteremo. Se la maggioranza le accoglierà tutte o in parte, bene. Altrimenti, se continueranno a fare quel che hanno fatto in questi mesi, ognuno per la sua strada. In quel caso non avranno il nostro sì. Non bastano gli appelli sui giornali, come quello di Zingaretti su Repubblica per il coinvolgimento delle opposizioni, se il risultato è la solita porta sbattuta in faccia. Noi ci siamo dimostrati responsabili votando nei mesi scorsi scostamenti di bilancio per decine di miliardi. Salvo poi essere ignorati quando si è trattato di utilizzarli, dilapidandoli. Anzi no: mi hanno fatto sapere che se avessi voluto, avrei potuto decidere dell’utilizzo di qualche milione. Ma FdI non partecipa a banchetti sulla pelle degli italiani, non siamo in vendita».

Salvini chiede al governo che le opposizioni vengano coinvolte. Voi non più. Come mai? Ci avete rinunciato? «A me innervosiscono le prese in giro. Non perdo tempo. Abbiamo lavorato dall’inizio dell’emergenza come se fossimo al governo. Con responsabilità e serietà. Le nostre duemila proposte sotto forma di emendamenti, fin dal mese di marzo, lo dimostrano. E sono ancora disponibili».

Forza Italia è pronta a scrivere insieme alla maggioranza la legge di bilancio. Siete disponibili anche voi a sedere a quel tavolo? «Il tavolo è il Parlamento della Repubblica italiana. C’è una commissione Bilancio, ognuno porta le proprie proposte e si valutano. Si chiama Parlamento perché la gente dovrebbe parlare e confrontarsi lì».

Eppure anche dal Pd chiedono al governo il coinvolgimento delle opposizioni. «Suvvia. Se avessero voluto collaborare lo avrebbero fatto. E non per l’inutile passerella degli stati generali. Non ci interessano inciuci o posti da ministro per dare una mano. Se chiamano rispondo, la verità è che non sono interessati. Ma alla fine di tutta questa storia, saranno gli italiani a dire chi è stato responsabile e chi no».

Chiedete il ritorno al voto. Non è velleitario nel pieno di un’emergenza? «Velleitario è aver pensato di poter affrontare la crisi peggiore dalla seconda guerra mondiale con ministri come la Azzolina. in ogni caso non chiedo il voto in queste settimane, ma appena messo il Paese in sicurezza, col contagio sotto controllo, si deve tornare subito alle urne. Non si inventino altri governicchi di Palazzo con maggioranze improvvisate e premier trovati nell’uovo della prossima Pasqua. Devono essere gli italiani a scegliere da chi farsi guidare per ricostruire dopo la doppia calamita che si è abbattuta su di noi, il Covid e l’inconcludenza di questo governo».