Giorgia Meloni a «Il Corriere della Sera»: «La sinistra è sempre in cerca di un mito d’importazione, noi guardiamo all’interesse nazionale italiano»

di Massimo Rebotti

Giorgia Meloni guida il gruppo dei Conservatori europei che con i Repubblicani Usa ha un legame storico. La presidente di Fdl, poi, ha stretto relazioni personali con l’amministrazione Trump che l’hanno portata, unica esponente del centrodestra italiano, a tenere un discorso nel 2019 alla Conservative political action conference, kermesse annuale dei Repubblicani.

In virtù di questa sintonia le deve risultare indigesta la vittoria di Biden. Oppure è tra chi ancora pensa che ci siano stati dei brogli? «Penso che Trump, se ha le prove, abbia il diritto di perseguire tutte le strade che la legge e la Costituzione gli consentono. Spetterà agli organi competenti, e non a qualche network televisivo anti-Trump, confermare o meno la vittoria di Biden».

L’America di Trump ora pare quasi sparita, visibile solo nelle milizie armate. «Dopo il voto ci sono state decine di arresti e tutti tra i manifestanti anti-Trump, estremisti dei movimenti Antifa e dei Black Lives Matter. Esattamente come negli ultimi mesi di violenze. Chi ha votato Trump, in numeri persino maggiori rispetto al 2016, ha dimostrato che esiste una larga parte della popolazione Usa che non si riconosce nel pensiero caro al mainstream. Gente che condivide il modello fatto di meno tasse, difesa della produzione nazionale, più sicurezza e rivendicazione dell’orgoglio nazionale di fronte a chi vuole abbatterne i simboli, come le statue del nostro Cristoforo Colombo. Con questi principi e con questi elettori tutti dovranno fare i conti per molto tempo ancora».

Quattro anni fa la vittoria di Trump aprì un ciclo «populista» che ora potrebbe chiudersi pure in Europa. «Veramente sento gridare al pericolo populista e sovranista da molto prima dell’elezione di Trump. E da ancora prima si pronostica la nostra scomparsa. Ma gli analisti di sinistra confondono spesso la realtà con i loro desiderata. L’ideologia globalista, quella delle frontiere aperte, della finanza che vince sull’economia reale, del politicamente corretto è lontana dalla gente e questo pone in capo a noi il dovere di rappresentare al meglio una visione del mondo antitetica».

Lei appare la più trumpiana nel centrodestra. «Non mi piacciono le etichette, l’unica definizione corretta per me e per Fratelli d’Italia è quella di patrioti italiani. Condivido con Trump idee e valori e in questi anni ho lavorato per rafforzare i legami. Ma non faccio la cheerleader di nessuno. Ho sperato che vincesse Trump perché lo ritengo migliore per l’interesse nazionale italiano. È questa l’unica lente che uso quando guardo all’estero. Mentre la nostra sinistra è sempre alla ricerca di qualche mito di importazione».

L’impatto del voto Usa si sentirà tra i conservatori Ue? Diventerete più europeisti? «Continueremo a criticare questa Ue distante dalle vere esigenze dei cittadini. Oggi ricordiamo l’anniversario della caduta del muro di Berlino. Ieri come oggi la nostra Europa è quella che difende la libertà e l’identità dei popoli. Piuttosto sono rimasta stupita nel vedere il mio omologo presidente del Ppe, l’ex premier polacco Tusk, tifare smodatamente per Biden. Anche a Bruxelles su molti temi i popolari vanno spesso al traino delle sinistre. Mi auguro che chi tra loro, e sono tanti, non condivide questa deriva, si faccia sentire».

Cosa teme di Biden? «Sono preoccupata su due dossier: Cina e Medio Oriente. Sul primo perché Biden ha una storia di vicinanza alla Cina, mentre io ritengo che Trump abbia fatto bene a porre i temi di un mercato globale equo e della sicurezza dei nostri dati e delle nostre infrastrutture. E sul secondo perché Biden era il vice di Obama ai tempi del sostegno acritico alle primavere arabe, che ci hanno regalato fondamentalismo islamico e immigrazione incontrollata».

Nella sinistra italiana c’è euforia per il voto Usa. «L’euforia della sinistra è spesso commovente, molto bambinesca. Ho provato un certo imbarazzo nel leggere il tweet del commissario Ue Gentiloni che diceva di essere così felice per la vittoria di Biden che si stava abbracciando da solo. Il messaggio che provano a far passare è che è stato sconfitto un mostro pericoloso e non un avversario politico legittimato dal consenso popolare. È una distorsione delle normali dinamiche democratiche che la sinistra sta mettendo in atto negli Usa come in Europa: qualsiasi mezzo è lecito per sconfiggere la pericolosa destra. Magari anche la censura sui media oppure il ricorso alla violenza. Mi piacerebbe avere di fronte una sinistra capace di confrontarsi sulle proposte, invece di quella attuale che ha come unica strategia quella di demonizzare l’avversario, e con lui i cittadini che condividono quelle stesse idee».