Scostamento di bilancio, il centrodestra compatto vota sì. Soldi a tutte le categorie colpite: la risoluzione unitaria

Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini (D), con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sul palco allestito in Piazza Maggiore a Bologna, 8 novembre 2015. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Sullo scostamento di bilancio da 8 miliardi per finanziare i ristori alle categorie colpite dalla crisi dovuta al Covid arriva la mozione unitaria del centrodestra. Via libera unanime della Camera alla richiesta del governo di un nuovo
scostamento di bilancio di 8 miliardi: i voti favorevoli sono 552, nessun voto contrario e 6 astenuti. Il centrodestra ha votato in maniera unitaria a favore dello scostamento. Ecco il documento integrale della risoluzione firmata da Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi.

“Camera,

premesso che:

la Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, presentata lo scorso 21 novembre richiede per l’anno 2020 l’autorizzazione al ricorso all’indebitamento di 8 miliardi di curo in termini di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche e di fabbisogno, e di 5 miliardi di euro per il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, in termini di competenza e in termini di cassa;

le misure di contenimento, oramai diffuse in tutta Italia, hanno già messo in ginocchio interi settori economici, con danni che superano la definizione cromatica delle singole regioni e i codici Ateco delle chiusure. Gli aiuti cui finora ha pensato il Governo sono purtroppo ancora parziali e insufficienti.

Per questo, prima ancora della legge di bilancio, è urgente approvare un nuovo scostamento di bilancio e ripensare stabilmente il meccanismo dei risarcimenti. Non può essere né il colore della Regione ne il codice Ateco il criterio alla base degli aiuti, ma la perdita del fatturato e i costi fissi delle imprese;

è evidente come la pandemia abbia aggravato uno squilibrio già presente in Italia, fra i garantiti – i lavoratori dipendenti – e coloro che non lo sono. Tutti i cittadini stanno soffrendo, anche i lavoratori dipendenti, questo è ovvio. Ma è altrettanto evidente che la condizione di chi ha uno stipendio assicurato a fine mese è ben diversa da quella di chi, di fronte alla crisi, non ha nessuna tutela.

Il riferimento è ad artigiani, commercianti, professionisti, partite Iva, piccoli imprenditori, lavoratori a contratto che da un giorno all’altro si sono trovati senza alcun reddito, e ai liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali private e alla gestione separata Inps, che sono rimasti esclusi da qualsiasi aiuto;

attraverso l’ampio utilizzo della cassa integrazione e della cassa in deroga (che proprio su sollecitazione di tutto il centro-destra è stata prevista anche per chi non avrebbe avuto diritto alla Cig) è stato “coperto” il lavoro dipendente.

Si tratta adesso di assicurare analoghe garanzie a chi non è tutelato dagli ammortizzatori sociali, per scongiurare la chiusura di centinaia di migliaia di piccole e piccolissime imprese e la perdita di milioni di posti di lavoro; oltre a questo squilibrio, è necessario poi porsi l’obiettivo di assicurare un analogo trattamento risarcitorio a tutte le realtà economiche colpite dalla crisi, e di ristorare le specifiche categorie di liberi professionisti non ricompresi negli aiuti a fondo perduto previsti dal decreto “rilancio” della primavera scorsa;

vanno quindi ampliati i contributi a fondo perduto a tutte le attività economiche che hanno subito consistenti cali di fatturato rispetto agli analoghi periodi del 2019. Deve essere superato il principio della categoria di rischio della Regione in cui si svolge l’attività, visto che la seconda ondata pandemica ha prodotto effetti anche nelle regioni cd. ‘gialle’;

è necessario quindi un nuovo meccanismo automatico per l’eventuale perdurare delle chiusure nel periodo gennaio/febbraio, basato sulla copertura dei costi fissi di quelle imprese o esercizi o professionisti che subiscano cali del fatturato significativi per effetto delle misure di contenimento sanitario;

è fondamentale un semestre bianco fiscale, sospendendo a partire da novembre i pagamenti verso le Stato di imprese e partite IVA con cali di fatturato superiori al 30 per cento;

è inoltre necessario contrastare il rischio di chiusura delle molte attività economiche colpite dalla cris prevedendo meccanismi di incentivo alla continuità d’impresa introducendo un regime fiscal agevolato provvisorio in favore delle imprese già costituite che abbiano subito un consistente calo d fatturato, e considerando, nell’ambito della prossima riforma fiscale, la sostituzione dell’IRAP cr un’addizionale regionale sui redditi delle società;

autorizza il Governo

ai sensi dell’articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a procedere ad un ulteriore ricorso all’indebitamento netto nella misura e per le firme previste in relazione, a condizione che le risorse derivanti dall’attuale scostamento vengano destinati innanzitutto ad una sospensione dei versamenti fiscali e contributivi che vada oltre i settori dei codici ateco direttamente destinati dalle misure restrittive e riguardi tutte le aziende, le partite Iva e i professionisti che hanno subito cali significativi di fatturato. Inoltre, chiede, anche attraverso successivo scostamento di bilancio, di ampliare i contributi a fondo perduto a tutte le attività economiche che hanno subito consistenti cali di fatturato rispetto agli analoghi periodi dell’anno prevedendo un risarcimento univoco basato anche sui costi fissi con un algoritmo semplicemente garantisca l’immediatezza dei ristori e la continuità d’impresa, anche valutando l’introduzione del regime fiscale provvisorio a favore delle imprese già costituite, per tenerle in vita ed aiutarle a tornare competitive per la ripartenza, e disponendo il differimento dei termini della cosiddetta “rotta ter”.