Giorgia Meloni a La Verità: «Questo è un governo in mano al Pd. All’Esecutivo manca l’elemento principale: la discontinuità con Conte»

di Francesco Borgonovo

In queste ore, a destra, sono in molti a osservare la composizione del governo Draghi e a dire a Giorgia Meloni che ha avuto ragione a tenersi fuori.

Ma la presidente di Fratelli d’Italia non è certo soddisfatta. «No, non lo so no», dice alla Verità. «Sinceramente speravo in qualcosa di meglio per l’Italia. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, devo dire che non sono particolarmente ottimista».

Che cosa le piace di meno di questo governo? «A me pare che manchi l’elemento più importante, ovvero la discontinuità con il governo precedente. Sembra che abbiamo chiamato Mario Draghi per farci dire che i ministri del governo Conte erano i migliori.

Sfido chiunque a dire che Lamorgese, Speranza o Di Maio siano il meglio che questa Nazione ha da offrire. E non dimentichiamo Andrea Orlando al Lavoro. Credo che questa scelta rappresenti un campanello d’allarme tragico anche sulle materie economiche.

Chi si aspettava un governo che, almeno sulle materie proprie di Draghi, cioè quelle economiche, rompesse con gli schemi della sinistra, non può non essere deluso».  

Però nel governo ci sono esponenti di Forza Italia e Lega. Che potrebbero arginare quelli che lei chiama gli schemi della sinistra. «Io spero vivamente che sia così. E cercheremo di dare loro una mano in questo senso. Ma mi pare il problema sia a monte».

Forse questo «problema a monte» è la grande influenza esercitata da Sergio Mattarella al momento della scelta dei ministri. «Se Draghi, come si dice e come continuo a sperare, non è l’uomo del Pd, mi pare l’unica spiegazione plausibile. Atteso che questo è un governo in mano al Pd.

Il che è anche irrispettoso della volontà popolare, dato che il Pd alle ultime elezioni ha preso il 18 per cento e ora si trova a dominare ancora più di prima, tra ministri politici e tecnici.

Se Draghi, gli piaccia o no, accetta o condivide questa impostazione (come farebbe pensare la composizione dell’esecutivo), temo che il governo avrà una fortissima impronta di sinistra. A me questa pare la questione principale».

Crede che peserà così tanto sulle politiche economiche? «A me il fatto di avere un esponente della sinistra dem come Andrea Orlando al Lavoro spaventa molto.

Il lavoro, specie in questo momento, è un tema chiave. Penso che bisognerebbe sospendere il decreto Dignità, reintrodurre  voucher ovunque possibile, e il fatto che tali questioni finiscano in mano alla corrente più nostalgica del Pd non mi fa ben sperare per quei milioni di imprenditori che attendevano un governo amico. O per gli autonomi e le partite Iva che rivendicano il diritto a non essere trattati come lavoratori di serie B».

Immagino non sia particolarmente soddisfatta nemmeno della conferma di Luciana Lamorgese. «Significa che anche sulla politica migratoria si andrà avanti come in passato». Soprattutto, tra i confermati c’è Roberto Speranza. «Ecco, questo merita una riflessione.

Proprio in queste ore Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, propone un nuovo lockdown totale. La proposta è surreale. Sa che cosa significa?».

Secondo lei che significa? «Se dopo un anno e più siamo ancora a parlare dì lockdown totale, significa che la politica di lotta alla pandemia è stata totalmente fallimentare.

Cosa che del resto tutti sanno, basta guardare i dati. Mi chiedo: come si fa a rimettere Speranza al suo posto e contestualmente a dire che, in pratica, dopo un anno di sacrifici siamo al punto di partenza? Pensano che gli italiani siano stupidi? Tutto cambia perché nulla cambi».

Rispetto al governo Conte, però, qui c’è un innesto di centrodestra non irrilevante. «Come dicevo, spero che questo innesto possa fare bene. E ribadisco che siamo pronti ad appoggiare le iniziative buone per l’Italia, a partire da quelle dei ministri di centrodestra se, come credo e spero, si faranno sentire. Non so quanto riusciranno a imporsi. Forza Italia, ad esempio, ha ministri importanti ma tutti senza portafogli».

La Lega ha ministri importanti che il portafogli ce l’hanno. «Garavaglia, Giorgettì e Stefani hanno competenze importanti, certo, ed è una buona notizia. Ma non so quanto li lasceranno lavorare liberamente; se vai a occuparti di crisi aziendali e hai un ministro del Lavoro che rema contro, la situazione diventa difficile».

Anche sul turismo potrebbero esserci di questi problemi. Abbiamo appena visto Ricciardi ribadire che si devono chiudere le piste da sci… «Ripeto, noi faremo il possibile per dare una mano all’Italia, votando ciò che condividiamo e sostenendo i nostri alleati quando porteranno avanti le nostre idee comuni.

Ma temo che anche i ministri con portafogli che provengono dal centrodestra siano stati messi sotto tutela, guardati a vista dalla sinistra. E siamo sempre al punto; vi sembra normale che un partito che non vince le elezioni da dieci anni abbia in mano l’ennesimo governo consecutivo, ottenendo per altro sempre di più?

Tutti gli altri schieramenti sono stati mortificati. Io di fronte a tutto questo resto basita. Ricciardi? Ma perché, vogliamo parlare di Domenico Arcuri? Ho consegnato a Draghi un intero dossier sulla gestione di Arcuri.

Rimarcando pure le opacità di quella gestione. Non penso che si possa lasciare Arcuri dov’è, o spendere 400.000 euro per ogni padiglione vaccinale, come se avessimo i soldi da buttare in primule».

Lei ha deciso di convocare la direzione nazionale di Fratelli d’Italia per oggi. Che posizione prenderete sulla fiducia al governo? «La mia proposta sarà di votare contro».

Vorrei chiedere la sua opinione su un episodio minore, ma che mi sembra rivelatore. Emanuele Felice, responsabile economico del Pd, per biasimare le solite brutte battute su Renato Brunetta ha detto che sono «di destra». A suo, dire, «discriminare una persona per cosa di cui non ha colpa è l’essenza della destra». «Le battute su Brunetta sono le classiche idiozie di chi non sa che cosa dire nel merito e allora offende.

Penso che Brunetta se ne freghi altamente di chi lo insulta in questo modo. E mi pare anche che l’esponente del Pd abbia l’atteggiamento tipico della sinistra: quello di chi si sente sempre superiore alla media».

Le ho citato questo episodio perché mi pare dimostri che la superiorità morale, anche in questa fase, non sembra venuta meno. «La sinistra è sempre uguale. Non parliamo di gente in buona fede che dice “vabbè, proviamo a lavorare insieme”. Il loro gioco è sempre lo stesso: per essere presentabile devi diventare uno di loro. Sono sempre stati così, e oggi va anche peggio perché ormai la sinistra è portatrice di tesi molto deboli, e ha compiuto scelte molto difficili da giustificare. Non è in grado di entrare in profondità del dibattito, dunque non può fare altro che dichiarare l’indegnità dell’avversario, a prescindere. Purtroppo, a volte, anche osservatori e intellettuali di centrodestra cadono in questa trappola della “presentabilità.

Come se avessero bisogno della sinistra per essere legittimati. «Penso che uno sia presentabile quando è fiero delle proprie idee, non è andare al governo con il Pd che mi rende presentabile. Non è la sinistra ad accreditarmi, ma la serietà delle mie proposte e il consenso dei cittadini. Mi sveglio ogni mattina e c’è uno di sinistra che mi dice come dovrei fare la destra. Ma l’unica destra che alla sinistra va bene è quella influente. A volte anche da parte nostra dovrebbe esserci più orgoglio, per la nostra storia e le nostre idee».

Quanto durerà il governo Draghi? «Non molto, spero. Credo che, nonostante l’autorevolezza di Draghi, ci sia un forte rischio di immobilismo. La possibilità che ci siano veti contrapposti e il fatto che a predominare sia un partito che non ha numeri né consenso sono elementi che non lasciano ben sperare. Spero che gli italiani possano decidere il prima possibile da chi farsi rappresentare».