Opizzi: «A fine marzo approvato lo studio di prefattibilità sul nuovo ospedale»

È iniziato in commissione 2 l’esame delle 14 osservazioni alla variante del nuovo ospedale nell’area della Farnesiana. Diverse le contestazioni sul consumo di suolo agricolo

di Filippo Mulazzi

«L’Ausl ha confermato che entro la fine di marzo sarà approvato lo studio di prefattibilità sull’ospedale. Poi partirà l’appalto per assegnare il progetto dell’opera».

Al termine della commissione 2, riunitasi per la prima volta nella serata del 2 marzo per affrontare le osservazioni urbanistiche alla variante del nuovo ospedale, l’assessore ha aggiornato i consiglieri sull’iter del nosocomio.

Il percorso verso il nuovo ospedale prosegue, con i suoi tempi. Dopo la variante al Psc che ha sancito, la scorsa estate, la trasformazione dell’area agricola della Farnesiana (oltre il tracciato della tangenziale, nelle vicinanze del carcere) in area per “strutture sanitarie”, erano state presentate 14 osservazioni. Da ieri la commissione 2 guidata da Lorella Cappucciati (Lega) le sta esaminando, in attesa del Consiglio comunale.

Il geologo Filippo Lusignani si era occupato dell’indagine geologica. «In merito al piano di gestione delle acque – ha detto il tecnico in aula – in particolare su alcuni approfondimenti richiesti dalla Provincia sul torrente Nure, distante 4 chilometri dall’area e da un canale ovest lontano di 2 km, ho fornito le informazioni richieste.

La sostanza è che bisogna mantenere lo stato quantitativo e qualitativo dell’acqua, sotterranea o in superficie, e su questo non c’è dubbio». Legambiente ha sollevato dubbi sull’area scelta, poiché è un «deposito alluvionale terrazzato».

«Tutta la pianura padana lo è, o quantomeno lo sono anche le altre aree che potevano ospitare il nosocomio», ha osservato l’esperto.

Più volte è emerso nel dibattito pubblico che l’area potrebbe essere soggetta a fenomeni di allagamento, tanto che sei osservazioni riguardano questo tema (più una settima del Consorzio di Bonifica che fornisce qualche indicazione per le fasi successive della progettazione).

«Nelle vicinanze ci sono il rio Ballerino e il Riazza – ha ricordato l’ingegner Ivo Fresia – ma escludiamo la possibilità di esondazione dei due corsi d’acqua. Servirebbe una piena molto gravosa, “duecentennale” per presentare dei rischi idraulici». Fresia fa un appunto.

«Solo 2 delle 6 osservazioni entrano nel merito. Le altre sono generiche e contestano il fatto che quest’area potrebbe allagarsi, ma sulla base di impressioni o di cambiamenti climatici futuri. Legambiente ad esempio contesta il fatto che una piena di duecento anni è una garanzia troppo bassa per l’importanza di un ospedale».

Ci sono colture nella zona dell’ospedale. La cooperativa “Gli Spinoni” ha prodotto la prima osservazione. «Lamentano una perdita di valori ambientali, faunistici e di flora.

In effetti la perdita c’è – rileva l’agronomo Stefano Repetti -. Ma una parte di questi aspetti ambientali possono essere recuperati in una fase successiva della progettazione.

La coltivazione bio di piante officinali dà specificità all’area oggetto dell’intervento». Dubbi, però, sugli importi delle richieste di risarcimento.

Diverse osservazioni ricordano che la legge urbanistica regionale impone di non consumare suolo agricolo. «L’ospedale è un’opera di interesse pubblico – ha ricordato l’architetto Enrico Rossi, dirigente dell’urbanistica del Comune – in questo caso il consumo di suolo è ammesso.

Non c’è un progetto – ha ammesso il dirigente – non è possibile dire adesso che verranno calpestati tutti gli aspetti ambientali e agronomici come sostiene la cooperativa.

Si potrebbe anche garantire il massimo rispetto di alcuni di questi elementi, come ad esempio i filari». Anche l’osservazione n. 3, presentata da Coldiretti, insiste sulla sottrazione di suolo all’agricoltura.

Perplessità del Pd – espressa da Giulia Piroli – sulla scelta dell’area da parte del Consiglio. «Il peccato originale – è la critica di Massimo Trespidi (Liberi) – è che manca un progetto, anche se ne parliamo dall’ottobre 2015».

«I dipendenti dell’azienda agricola – è l’affondo di Luigi Rabuffi (Pc in Comune) – rischiano il posto di lavoro, ci sono milioni di euro di danni. Sono aspetti non valutati, così come il fatto che le colture della zona 6 sono di pregio rispetto a quelle dell’area 5».

«Se il Pd vuole l’ospedale – è l’intervento di Gian Paolo Ultori (Liberali) -, a parte la Pertite che è destinata a parco per volere dei cittadini, deve ricordarsi che le altre aree possibili erano tutte agricole.

Se vogliamo farlo, dobbiamo pur costruirlo da qualche parte, consumando suolo. Intanto abbiamo sgombrato il campo da pericoli idraulici».

«Il tema del consumo di suolo – è il parere di Samuele Raggi (Pc del futuro) – non va banalizzato come fa Ultori. La cementificazione degli ultimi vent’anni a Piacenza non ha sostenibilità».

«Non andrà mai bene a tutti – ha evidenziato Andrea Pugni (5 Stelle) – la scelta di un nuovo ospedale. Con lo sviluppo della città, ad esempio, per me, è troppo a ridosso di Piacenza.

Lo costruirei più lontano, perché si rischia di avere ingorghi viabilistici in futuro».

Una osservazione (la n.2) è di Giampietro Comolli, esperto di agroalimentare e consigliere comunale a Gazzola. «I suoi argomenti – ha replicato Rossi – non sono pertinenti con la variante urbanistica ad eccezione della richiesta di non sprecare suolo agricolo.

Ci sono considerazioni personali sul concetto di sanità. Si chiede di non perdere il finanziamento regionale, fare un ospedale post Covid».

«Discutere del modello di sanità – ha preso la parola Massimo Trespidi (Liberi) – che vogliamo con la variante. Però bisogna chiarire l’aspetto del suolo.

Perché il precedente presidente di Confindustria disse che l’ospedale avrebbe portato in quell’area altre strutture: su quello siamo contrari, non ci vanno alberghi, negozi, residenziale, ecc».

«Ad esempio vogliamo sapere – ha incalzato Luigi Rabuffi (Pc in Comune) – se la futura Casa della Salute di Piacenza sarà lì, vicino all’ospedale.

E si pensava di fare quello nuovo una volta che si sapeva cosa fare del vecchio. Anzi, dei due vecchi, che non devono essere abbandonati. Con quei soldi del nuovo ospedale rifarei la sanità, non i muri».

«Non è il luogo e il momento – ha detto il capogruppo Lega Carlo Segalini – per discutere dei modelli di sanità, sono competenze centrali e regionali. Stiamo decidendo dove andrà l’ospedale tra dieci anni e dove resterà per almeno altri 25».

Claudio Maccagni, ex dirigente dell’urbanistica del Comune, nell’osservazione n. 4 sostiene che gli atti della variante non sono firmati dai tecnici. E inoltre sul nuovo ospedale non ci sarebbe alcun pronunciamento della Conferenza socio sanitaria.

Rossi ha spiegato che ogni atto pubblicato e diffuso ha la firma digitale del dirigente responsabile (il suo predecessore Naddeo).

«Sorpreso da questa osservazione – ha concluso Trespidi -, Maccagni sostiene proprio che manca anche la firma digitale sugli atti. E ha ragione sulla Conferenza: questo è l’ospedale di tutta la provincia, non solo della città, eppure non c’è un atto che lo dimostri». Prosegue, nella serata del 3 marzo, la discussione sul nuovo ospedale.