Giorgia Meloni, obiettivo 30% e Palazzo Chigi. Così ruba voti a Salvini

L’ultimo ‘step’ dell’avanzata di Fratelli d’Italia è sfondare anche al Nord

Di Alberto Maggi

, co-fondatore di Fratelli d’Italia e consigliere molto ascoltato di , ha pronosticato il 25% per la destra italiana.

In realtà, l’obiettivo e le potenzialità di FdI vanno perfino oltre. Attualmente i sondaggi oscillano tra il 17 e il 19% in continua lotta con il Partito Democratico per la seconda posizione dietro la Lega di Matteo Salvini.

Ma se si guarda alla progressione nel corso del tempo l’ascesa di Fratelli d’Italia ha dell’incredibile. E’ vero che in poco tempo il Carroccio era passato dal 3,5 al 33%, ma la Lega è sempre stato un partito/movimento interclassista radicato soprattutto al Nord (dove vive la maggioranza della popolazione italiana).

FdI, invece, è l’erede naturale di Alleanza Nazionale e, prima ancora, del Movimento Sociale Italiano. E, quindi, crescere in modo così esponenziale è politicamente e oggettivamente molto più difficile.

La svolta è arrivata con la nascita del governo Draghi e con l’atteggiamento fermo, coerente e furbo della Meloni. Obiettivo principale l’unità del Centrodestra, nonostante tutto.

Mai con il Pd e mai con i 5 Stelle per riempire di significato la parola coerenza, rarissima in politica, ma senza mai attaccare direttamente gli alleati della coalizione.

Anche sul caso del Copasir, ad esempio, dove è evidente che FdI ha tutte le ragioni del mondo a rivendicare la presidenza, nessun attacco personale al leghista Raffaele Volpi e un persistente richiamo alle regole democratiche e istituzionali che prevedono la presidenza del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica per l’opposizione.

Durante il primo governo Conte, ad esempio, FdI ha sempre votato a favore dei provvedimenti targati Lega, come i Decreti Sicurezza di Salvini, osteggiando quelli del Movimento 5 Stelle.

E anche oggi, sul tema delicatissimo delle riaperture, la Meloni usa parole chiare e inequivocabili ma senza alcuna polemica nei confronti delle altre forze del Centrodestra.

“Rischiamo un’ecatombe occupazionale e delle aziende. Noi pensiamo che la migliore risposta possibile per aiutare il tessuto produttivo siano le riaperture immediate, non a maggio, non a giugno.

Anche lo scorso anno si riaprì a maggio. E’ una vittoria riaprire domani, non a maggio, con protocolli chiari di cui il governo si assume la responsabilità.

Una vittoria sarebbe consentire la riapertura alle attività con spazi all’aperto o dare a quelle che non li hanno spazi all’aperto a costo zero”.

Musica per le orecchie di Partite Iva e piccoli imprenditori massacrati dalle misure restrittive e che stanno riempiendo le piazze da Nord a Sud (tema sul quale la Lega e Salvini sono in evidente difficoltà dovendo continuamente mediare con Pd, M5S e Speranza).

Un altro esempio della strategia meloniana è la difesa a spada tratta di Salvini sul caso del processo per la nave Gregoretti, anche se al tempo stesso Fratelli d’Italia non dimentica e non nasconde che anche con Draghi a Palazzo Chigi gli sbarchi di immigrati clandestini stanno continuando ininterrotti.

La forza della coerenza, appunto, senza mai prendersela con gli alleati naturali. E anche sulle Amministrative del prossimo autunno, FdI attende che sia Salvini a fare il primo passo, in quanto attualmente leader del primo partito della coalizione, invitando a non perdere tempo ma sempre senza alzare troppo i toni. Proprio come accadde con le candidature delle Regionali del 2020.

L’ultimo step che manca alla Meloni per spingersi potenzialmente verso il 30% e quindi quando si voterà nel 2023 ambire a diventare la prima donna presidente del Consiglio è l’avanzata nel Nord Italia, e soprattutto nel lombardo-veneto a trazione leghista.

Tutti sanno che già oggi FdI è il primo partito al Sud, con punte oltre il 30%, e forse anche in tante zone del Lazio. Ma la svolta a favore della difesa delle Partite Iva, degli artigiani, dei piccoli e medi imprenditori, anche agricoli, è una mossa politica che sta facendo breccia anche nel profondo Nord ormai ex padano.

In Piemonte già Fratelli d’Italia pare viaggi verso il 20% e le prospettive sono ottime anche in Lombardia e in Veneto proprio grazie alla difesa del tessuto produttivo.

Se poi aggiungiamo una posizione chiara e inequivocabile in Europa, nel gruppo dei Conservatori, il cerchio si chiude. A Strasburgo e a Bruxelles FdI non cerca nuovi gruppi e nuovi alleati ma difende una posizione conservatrice, simile a quella del Partito Repubblicano americano, che non ha mai chiesto l’uscita dall’euro, che non ha fatto accordi con la destra estrema tedesca e francese ma che difende l’interesse nazionale. Obiettivo 30% e Palazzo Chigi, la Meloni fa sul serio.