Fusione del centrodestra? FDI risponda “no, grazie”.

di Marco Gervasoni

Non siamo certi che la federazione (o fusione) del centro destra di governo sia in cima all’interesse degli italiani e che impedisca loro di dormire di notte.

Eppure il ceto politico (ma sarebbe meglio dire politicistico) e giornalistico da giorni non parla d’altro (l’orgasmo dell’organigramma!) .

Né siamo cosi maliziosi, come Francesco Verderami sul “” di oggi, dallo scrivere che l’unico obiettivo della fusione è avere più voti di Fratelli d’Italia e impedire a di diventare premier.

Vorremmo solo far capire perché Fratelli d’Italia fa benissimo a stare fuori dall’operazione fusione o federazione. Per quattro ragioni: storiche, contingenti, di medio periodo e identitarie

Quelle storiche: nel nostro paese , ma anche in altri (si pensi al naufragio dell’Ump nata dalla fusione di giscardiani e gollisti) tutte le volte che due partiti si sono uniti hanno sempre ottenuto meno voti di quanto avevano raccolto in precedenza.

Inoltre, o per questa ragione, si sono sciolti pochi anni dopo o sono diventati marginali. Non occorre del resto essere molto anziani per ricordarsi della debacle del Pdl. Unica eccezione il Pd.

Che si, a parte le Europee renziane, ha sempre raccolto meno voti degli ex comunisti ed ex dc separati ma che non si è sciolto.

Ma sicuri che il Pd sia un partito e non un conglomerato di blocchi di potere e di interessi corporativi, tenuti assieme solo dal fatto di essere il partito della burocrazia e del deep state?

Ragioni contingenti. Un partito all’opposizione non si può federare con altri due che stanno al governo. La politica barocca e il trasformismo hanno raggiunto vette inarrivabili ma oltre una certa soglia non è bello prendere per i fondelli gli elettori

Ragioni di medio periodo. La federazione non sarebbe una buona idea (o almeno non lo sarebbe per Fdi) neppure al momento del voto. Un conto infatti è presentare candidati e un programma comune, fondato sulle diverse sensibilità.

Un conto è far parte di un medesimo partito (la federazione è solo la pillola dolce linguistica per far passare la fusione).

Fratelli d’Italia rivendicherebbe temi che l’hanno fatto crescere all’opposizione ma che certo non potrebbero essere raccolti dalle forze di governo: la mediazione non sarebbe possibile facendo parte di una stessa forza politica, il cui leader sarebbe si presume Salvini.

Le medesime tensioni si riprodurrebbero, a livello assai più pervasivo, al governo. Avere maggioranze costituite da quindici partiti è un orrore, ma anche governi bipartitici come il Conte I o il Conte II non è che abbiano brillato.

Senza contare che l’habitus politico degli italiani è “multipartitico” e non apprezza il “partito unico” di destra o di sinistra.

Ultima ragione di carattere identitario. Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia sanno chi sono. Conservatori europei, o nazional conservatori, il che è qualcosa di molto preciso.

La Lega e Forza Italia invece sanno invece quale sia la loro cultura politica di riferimento? È sovranista la prima? In teoria si, visto che siede accanto ai lepenisti, però si definisce a volte anche “liberale” e addirittura “federalista”, due termini che fanno accapponare la pelle a Le Pen.

Quanto a Forza Italia, è liberale e popolare, va bene, ma se lo è, come fa a fondersi con un partito sovranista? Il Ppe appena sente parlare di Le Pen mette mano alla pistola.

Certo, la Cdu potrebbe spostarsi a destra ma al momento è difficile, visto la continuità del post Merkel e soprattutto il crollo nei sondaggi dei Verdi (il che fa ritornare i dc tedeschi in pole position per guidare la Cancelleria). A meno che la Lega non entri nel Ppe…

Di certo nel Ppe non entrerà Fratelli d’Italia che , se la fusione riuscisse, dovrebbe coltivare il suo profilo di destra moderna neo conservatrice, laddove il “Lega Italia” potrebbe ambire a coprire l’area di centro.

E poi agli italiani scegliere quali saranno il messaggio e il leader più convincente