Giorgia Meloni a La Stampa: «Sono pronta a governare»

Il presidente di FdI: «A fine febbraio come presidente dei Conservatori europei sarò al CPAC a Orlando»

Nella confusione generale ha poche ma importanti certezze: «L’unico partito rimasto saldamente nel centrodestra siamo noi – dice la leader di Fratelli d’Italia – e al governo con il Pd non ci andremo mai. È una vita che vogliono chiuderci in un angolo, ma non ci sono mai riusciti e non ci riusciranno». Nell’osservare l’«inconsistenza» del centrodestra, avverte Salvini e Berlusconi: «Non si possono più scrivere accordi sulla sabbia». Nell’intervista con il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, per la trasmissione “30 minuti al Massimo” (versione integrale su lastampa.it), Meloni spiega perché non vaccinerà sua figlia contro il Covid e non risparmia critiche al governo Draghi, in particolare per la gestione della pandemia, prendendo di mira due ministri: «Speranza e Lamorgese sono stati totalmente fallimentari».

Onorevole Meloni, siete usciti a pezzi dell’elezione del presidente della Repubblica. Vi siete sciolti come neve al sole, come dice Salvini? «Attualmente la coalizione ha enormi difficoltà, sul piano parlamentare ha dimostrato tutta la sua inconsistenza. Ma penso che le idee e i principi che la ispirano siano ancora maggioranza tra gli italiani, quindi è il momento di fare chiarezza tra noi».

C’è spazio per una ricomposizione? «Non dipende da me, ma le persone che votano centrodestra chiedono rispetto, di essere rappresentate con orgoglio, senza rincorrere le sirene della sinistra, che è naturalmente nostra avversaria. La mia responsabilità è dare rappresentanza a questo mondo, gli altri dovranno fare le loro scelte. Nell’elezione del presidente della Repubblica hanno preferito tutelare l’alleanza di governo con Pd e M5s invece che l’unità del centrodestra».

Con Salvini e Berlusconi vi siete parlati e chiariti? «Salvini non lo sento da prima che votasse per Mattarella. Berlusconi mi ha chiamato un paio di giorni fa e abbiamo parlato. Ci confronteremo, per carità, ma il punto è che non si possono più scrivere accordi sulla sabbia, dirci che stiamo uniti e poi assumere posizioni diverse su questioni serie. Io penso che il nostro ruolo sia riorganizzare il campo dei conservatori in vista delle prossime elezioni. Perché prima o poi tornerà la democrazia in questo Paese».

Perché la democrazia in Italia è stata sospesa? «Da noi tutte le scuse sono buone per non votare. Noi siamo l’unica democrazia in in cui il premier non ha avuto alcuna legittimazione da parte del popolo, ma solo dal Parlamento, che ormai è poco rappresentativo del Paese».

Tornando a Berlusconi, avete fatto pace? La inviteranno di nuovo sulle reti Mediaset? «Per la verità, un invito da Mediaset è già arrivato. Ci siamo chiariti, ma ribadisco che la scelta di appoggiare la candidatura di Berlusconi al Quirinale non è stata dettata da gratitudine o deferenza, perché quando ho dovuto dirgli di no l’ho fatto».

Lui e Salvini finiranno per avallare una legge elettorale proporzionale? «Sulla carta sono con noi per il maggioritario, poi vedremo se cambieranno idea anche su questo tema. Di certo, il proporzionale è un modo per turlupinare i voti degli italiani, è la causa del pantano e chi lo vuole è un irresponsabile. Se poi si arriverà lì, chiederò che venga prevista una dichiarazione con cui ogni partito dice con chi è disposto a fare alleanze: noi diremo che con il Pd non andremo mai. Poi riproporrò nell’alleanza di centrodestra un patto anti inciucio e chiederò che stavolta venga firmato da tutti».

Ci sono i presupposti per un accordo per le prossime elezioni amministrative? «Sul territorio il centrodestra esiste, governa bene e sta portando avanti gli impegni presi con i cittadini. È un valore aggiunto, che non va disperso e da cui ripartire, anche per ricostruire il centrodestra a livello parlamentare e nazionale. Per le prossime amministrative siamo avanti con il lavoro, in molte realtà sono in campo i presidenti e i sindaci uscenti che meritano la riconferma, da Verona a L’Aquila e a Pistoia, fino alla Regione Siciliana».

Con le amministrative si dovrebbe votare anche per i referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali: FdI li sosterrà e parteciperà alla campagna? «Certamente sì, anche se troviamo incomprensibile che questi temi, nell’acclamazione trasversale del discorso di Mattarella e dopo le inquietanti propalazioni di Palamara, non possano trovare rapida soluzione legislativa in Parlamento, facendo risparmiare centinaia di milioni di euro agli italiani. Aderiamo a tutti i referendum, tranne a quello sull’abolizione della carcerazione preventiva per reiterazione del reato e quello sulla legge Severino, che va profondamente rivista, ma non cancellata».

Intanto, lei sembra sempre più all’opposizione e sempre più isolata. Come disse Togliatti a Pajetta dopo che occupò la Prefettura di Milano: bravo, e adesso che te ne fai? «Io mi preparo per il governo, se da sola o meno lo vedremo. Ma basta con questo racconto di FdI isolato, ci hanno dati per spacciati 10 o 15 volte e siamo ancora qua. È una vita che vogliono chiuderci in un angolo e non ci sono mai riusciti. Io lavoro per diventare il primo partito, perché con il Rosatellum, ma anche con l’eventuale proporzionale, chi prende più voti poi dà le carte».

L’attuale governo sta lavorando bene? Dalla pandemia ormai stiamo uscendo… «Non vedo grandi risultati. Tutto il mondo ne sta uscendo, ma noi siamo la prima nazione che ha messo provvedimenti così aggressivi e, contemporaneamente, oggi tra i Paesi con più contagi, il più alto tasso di letalità e di mortalità. Non è normale che lo Stato mi dica cosa posso e non posso comprare in un supermercato, o che impedisca a ragazzini di 12 anni di fare sport».

A proposito, vaccinerà sua figlia Ginevra? «No, perché il vaccino non è una religione, ma una medicina. Quindi si deve valutare calcolando il rapporto tra rischi e benefici. Sa quante sono le possibilità che un ragazzo tra 0 e 19 anni muoia di Covid? Lo 0. 06%, la stessa possibilità di morire colpiti da un fulmine».

Però con il vaccino si contribuisce a ridurre i contagi… «Non è così, i dati dimostrano chiaramente che non ferma il contagio. Quindi, non mi vaccino per gli altri, ma per me stessa: mia madre è immunodepressa e ha fatto tre dosi, mia figlia non rischia e non la vaccino. Stiamo parlando di uno strumento, non di Dio».

Altro tema caldo per il governo, la necessità di calmierare l’aumento del costo dell’energia: serve uno scostamento di bilancio? «Dobbiamo fare tutto quello che possiamo, perché ci sono diverse aziende che rischiano di chiudere per questa emergenza. La nostra proposta è un credito d’imposta per le imprese, pari all’aumento del costo dell’energia. Ma, a prescindere dalle risorse da stanziare, serve una strategia di politica energetica, che manca da 10 anni, da quando era premier Berlusconi».

Il ministro Cingolani non ha inciso? Quando si parla di rimpasto di governo è uno dei nomi a rischio… «Cingolani è una persona non ideologica, che dice cose interessanti. Come tutti i tecnici, si perde un po’ nell’affrontare i meccanismi burocratici. Ma c’è di peggio: se posso dare un consiglio a Draghi, prima di muovere lui, farei un pensierino sui ministri Speranza e Lamorgese, totalmente fallimentari. Speranza per la gestione della pandemia di cui abbiamo detto, Lamorgese perché non ha prodotto nulla di buono sul fronte della sicurezza».

Ci sono state molte polemiche dopo le manifestazioni degli studenti, manganellati dalla polizia. Che ne pensa? «Penso che il governo utilizzi due pesi e due misure: è inflessibile solo con chi protesta contro il governo. Rave party abusivi o immigrati clandestini sono tollerati, poi se vai in piazza ti manganellano».

Dopo la rielezione di Mattarella, il governo Draghi è più debole? «È più debole, ma lo sarebbe stato comunque, per questo Draghi preferiva andare al Quirinale. Ha una maggioranza variegata, le fibrillazioni aumenteranno man mano che ci si avvicina al voto: la situazione non potrà che peggiorare».

Arriverà al 2023? «Io spero di no, ma buona parte dei parlamentari spera di sì. Vediamo se il meccanismo si inceppa a un certo punto».

Chiudiamo con la crisi tra Russia e Ucraina, il posizionamento della destra italiana sembra un po’ ambiguo: sta con Putin o con l’alleanza atlantica? «Noi in Italia parliamo di politica estera come fossimo delle cheerleader: che vuol dire sta con Putin o con gli americani? Io sto con l’Italia e l’interesse italiano è trovare una soluzione, perché altrimenti abbiamo la guerra dentro casa. Qui manca l’Europa, che non esiste sul piano della politica estera. Deve giocare un ruolo per mettere pace tra i due contendenti. Penso non servano sanzioni, non perché sia amica di Putin, ma perché danneggiano le aziende italiane. E credo che l’interesse europeo sicuramente non sia spingere Mosca verso la Cina».

Non è che ha nostalgia di Trump? «Temo ce l’abbiano gli americani. Io non ho nostalgie di nessuno perché non giro con i pon pon. Ma sicuramente in politica estera Trump è stato molto più capace di Biden e di tutti i democratici, sarà un caso che con lui presidente non c’è stata nemmeno una guerra, appena sono tornati i democratici abbiamo ricominciato».

A fine febbraio andrà negli Stati Uniti per partecipare alla conferenza dei conservatori americani… «I Repubblicani sono collegati alla famiglia dei Conservatori europei, che ho l’onore di presiedere, ed è in questa veste, oltre che come presidente di FdI, che tornerò al CPAC (Conservative Political Action Conference) che quest’ anno si tiene a Orlando. Si tratta del più grande convegno dei conservatori americani, con i quali condividiamo molti valori e molte battaglie. Penso al tema dell’immigrazione, loro hanno avuto con Biden il record di ingressi illegali dal Messico e noi con Draghi/Lamorgese quello degli sbarchi dall’Africa».