Meloni al lavoro sulla squadra di governo. Le prime misure: taglio del cuneo fiscale e caro bollette

Sorriso smagliante, volto disteso e una giacca rosso fuoco. per il secondo giorno consecutivo resta in silenzio, sceglie quindi il basso profilo senza frasi sensazionaliste e lavora a testa bassa per dare forma al governo del quale molto probabilmente sarà a capo.

A guidare la leader di Fratelli d’Italia quel motto pronunciato a notte fonda quando le urne le hanno consegnato lo scettro di primo partito. “L’Italia ci ha dato una importante responsabilità, non la deluderemo”, la promessa.

La giornata Meloni la passa prima a Montecitorio, dove vede i fedelissimi, e nel pomeriggio si dirige sulla 500 bianca nella sede del partito. Lontano dalle domande dei cronisti, Giorgia entra dal retro, lasciando Antonio Tajani varcare la soglia dell’ingresso principale.

Quello con Forza Italia è il primo incontro che Meloni ha con uno degli alleati, mentre l’altro azionista di maggioranza, Matteo Salvini, è impegnato con il Consiglio federale in via Bellerio a Milano. Bocche cucite sui contenuti del confronto, inverosimile non pensare che faccia a faccia, Meloni e Tajani non abbiano parlato della prossima squadra di governo. I nodi da sciogliere sono diversi, ma su un punto – filtra dalla riunione – si sarebbe trovata la quadra: Tajani presidente della Camera e Roberto Calderoli titolare del Senato.

Si ipotizza, secondo voci di corridoio, anche di affidare a Tajani e Salvini la carica di vicepremier. In questo modo gli Esteri sarebbero affidati a un tecnico. L’ipotesi più accreditata è quella dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo o di Elisabetta Belloni (attualmente a capo del Dis). Per Forza Italia si aprirebbero le porte del dicastero dell’Istruzione – la candidata è Licia Ronzulli – e quello delle Politiche Ue, con Anna Maria Bernini pronta a coprire l’incarico. In questo caso Raffaele Fitto, sarebbe pronto a guidare gli Affari regionali o il Sud.

A il Mit e a Giovanbattista Fazzolari l’attuazione del programma. Confermato il ‘niet’ di Meloni a Salvini al ministero dell’Interno. Il Viminale dovrebbe essere consegnato al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, o a Lamberto Giannini, attuale capo della polizia. Il leader leghista andrebbe all’Agricoltura.

In aggiunta la Lega prenderebbe la Giustizia con Giulia Bongiorno e sarebbero – secondo i rumors – riconfermati Massimo Garavaglia al Turismo, al Mise ed Erika Stefani alle Disabilità. Ragionamenti in corso poi sul Mef – già accostato al membro del board della Bce Fabio Panetta – che potrebbe essere ‘sdoppiato’.

In tal caso un candidato al Tesoro sarebbe il responsabile economico di Fdi, Maurizio Leo. potrebbe invece conquistare la Difesa o in alternativa ricoprire uno dei posti da sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Alla Sanità si fa invece il nome di un esperto lontano dalle etichette, soprattutto in vista dell’autunno quando potrebbe riacutizzarsi la pandemia da Covid.

Oltre alla girandola di nomi, Meloni è impegnata anche a scrivere l’agenda del suo esecutivo. I primi atti che saranno portati in Consiglio dei ministri – è il ragionamento – devono soddisfare le emergenze che stanno piegando il Paese e sostenere gli italiani.

Taglio del cuneo fiscale e ‘mitigazione’ delle bollette dell’energia i primi passi che la leader di Fdi e premier vorrà compiere appena varcata la porta di palazzo Chigi. E la manovra? Voci di corridoio parlano di una squadra messa al lavoro già quando sono state sciolte le Camere per ‘non farsi trovare impreparati’. Come recita l’ordine di scuderia.