A sinistra strumentalizzano le parole di Mattarella, ma il Colle dà ragione alla Meloni

di Andrea Landretta

Un fermo no, quindi, all’assolutismo di Stato, a un’autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice. La coscienza dei limiti è un fattore imprescindibile di leale e irrinunziabile vitalità democratica”.

Partiamo da qui. Dalle parole del presidente della Repubblica pronunciate alla 50esima settimana sociale dei cattolici a Trieste. Parole che un buon Presidente della Repubblica deve pronunciare, per ricordare quanto la democrazia debba tenere lontani gli spettri di un ritorno all’assolutismo, riconoscendo il diritto all’opposizione come “alito della libertà”.

Tuttavia, come sempre accade in questi casi, le parole del Capo dello Stato sono state strumentalizzate in un battibaleno dalla sinistra. In effetti, c’è da dire che dem, grillini e neocomunisti vari non aspettavano altro per attaccare il governo: oltre cantare “Bella Ciao” tutti insieme appassionatamente, la carenza di argomenti è lampante a partire dal Nazareno.

Sicché, ogniqualvolta il Capo dello Stato pronuncia un discorso, i compagni sono pronti a esaminarne anche la singola virgola per rileggerlo in chiave anti-governativa.

Mattarella innalzato a leader della sinistra, a capo dell’opposizione, creando la narrazione di una faida istituzionale che in realtà non esiste.

Una strategia che va avanti da mesi

Mattarella, del resto, ha sempre smentito tutto ciò che la sinistra inventava. Ad esempio sul caso dell’autonomia differenziata: le opposizioni speravano vivamente che il Capo dello Stato avrebbe avuto più di qualche titubanza nel promulgare la legge, magari rispedendola al Parlamento (potere che gli è concesso dalla Costituzione) per un nuovo esame più accurato.

Sarebbe stata l’apoteosi, nientemeno che la prima carica dello Stato che boccia la legge a cui ci siamo opposti. E invece, non solo Mattarella ha promulgato la legge, ma lo ha fatto senza alcun tentennamento: non ha inviato al Parlamento nessuna raccomandazione, neppure sulla copertura di bilancio (che di solito è la preoccupazione più frequente per i Capi di Stato).

E lo ha fatto, infine, in tempi celeri: non nei trenta giorni limite imposti dalla Costituzione, ma in appena due giorni. Con tanto di nota dal Quirinale: “Non c’era motivi per non firmare”.

Il fatto interessante è che in ogni questione montata dalla sinistra, il Capo dello Stato viene messo in ballo senza un perché: ad esempio, in merito alla riforma della giustizia voluta dal Governo Meloni, che abolisce il reato di abuso d’ufficio. Riforma che non è stata priva di attacchi, da alcuni ritenuta una “riforma contro la magistratura”: ma anche in questo caso, ogni spauracchio svanisce se si considera che risale al 20 luglio scorso il sì del Quirinale al decreto.

Meloni risponde, il Colle le dà ragione

Torniamo alle parole di Mattarella, sulle quali, in poche ore, sono stati già consumati litri e litri d’inchiostro. Politici e giornali sono stati prontissimi a utilizzare il discorso di Mattarella a loro favore, parlando di un chiaro riferimento contro il premierato.

Sui migliori quotidiani d’area progressista sono stati intervistati per l’occasione costituzionalisti (di sinistra) e anche appartenenti al mondo episcopale (sempre più critico contro le riforme della destra).

Leggendo certe riflessioni, verrebbe da pensare che il governo sia pronto a fare un colpo di Stato e ad accaparrarsi tutto il potere: insomma, il solito spauracchio del regime totalitario. Tuttavia, a certe affermazioni ha prontamente risposto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite ieri a Dritto e Rovescio, facendo sapere di non aver letto, “nelle parole del Presidente della Repubblica, un attacco al governo.

Penso che non si faccia un favore alle Istituzioni di questa Nazione e al ruolo del Presidente della Repubblica, se ogni cosa che dice viene strumentalizzata come se fosse il capo dell’opposizione”.

Quello di Mattarella, anzi, è stato “era un discorso molto alto ed è un discorso che io condivido”: tutt’al più, “mi corre l’obbligo di dire – ha precisato Meloni – che se non è un assolutismo della maggioranza, figuriamoci se può esistere un assolutismo della minoranza, che è quello che abbiamo purtroppo visto quando al governo c’era la sinistra.

Abbiamo visto gente che perdeva le elezioni, che arrivava al governo nonostante avesse perso le elezioni e che alla fine ti diceva pure se potevi o non potevi uscire di casa: quello è assolutismo dei poteri”.

Piuttosto, “il loro problema non è l’uomo solo al comando, ma il rischio di non avere più un sistema nel quale c’è il Pd solo al comando”. Poi la batosta finale, quella che mette a tacere ogni possibile e ulteriore mugugno: fonti dal Quirinale che hanno dato ragione alla Meloni, dicendo che è “corretta” la sua lettura delle parole del presidente Mattarella. E non poteva esserci chiusura di giornata peggiore per la sinistra.