Alleati sì, vassalli no: perché gli Usa non possono fare a meno di Roma

di Andrea Landretta

Alcuni l’hanno ridefinita come “strategia del caos”, quella di Donald Trump. In molti gli riconoscono doti da ottimo negoziatore, sia nel campo dell’imprenditoria, sia nella politica.

Non si capisce, però, dove voglia andare a parare a suon di insulti e inutili provocazioni verso alleati. Teatrini che nessuno si sarebbe aspettato, specie dopo la sua prima esperienza alla Presidenza Usa connotata da toni sicuramente più distesi.

Dopo le offese rivolte a Giorgia Meloni e il botta e riposta con la premier, che non le ha mandate giustamente a dire, ci sono da ricucire rapporti pluridecennali e ottimi con gli Stati Uniti. Washington e Roma godono di grande sinergia su più fronti: l’economia, l’export, l’energia, la sicurezza, la difesa, le tecnologie.

E nessuno, in questo momento, può mettere in discussione la storica alleanza tra le due Nazioni. Lo sanno in Italia ma lo sanno soprattutto negli States: Roma è un alleato troppo importante dal punto di vista geopolitico, soprattutto oggigiorno.

La vicinanza, anche ideologica, tra la presidenza conservatrice di Trump e il centrodestra italiano può essere uno dei punti di forza in questo rapporto.

E per capirlo, basta considerare il comportamento dell’attuale governo italiano nei confronti della famigerata Via della Seta, che al tempo dell’adesione di Roma nel 2019, aveva irritato – e non poco – Washington. A Palazzo Chigi sedeva Giuseppe Conte, “affettuosamente” rinominato Giuseppi dal tycoon. Quell’accordo con Pechino è diventato carta straccia soltanto nel 2023, con Giorgia Meloni al Governo, che ha saputo rimettere la barra dritta e ristabilire concetti imprescindibili: il posizionamento italiano nell’Alleanza Atlantica.

È dunque soprattutto in questo contesto che Roma e il centrodestra italiano prendono posizione come alleati favoriti degli Usa. In un’Europa che, specialmente oggigiorno, subisce le influenze orientali di Russia e Cina, a Washington converrebbe di più stringere i rapporti con Roma, piuttosto che allentarli.

Anche perché è l’Italia ad ospitare basi Nato in una delle zone più strategiche del pianeta, il Mediterraneo, centro del mondo non da oggi, ma dai tempi degli Antichi Romani.

Lo sanno bene in America, dove la stampa statunitense ha dato all’alterco tra Meloni e Trump il peso che meritava, propendendo (sia quella più conservatrice, sia quella progressista) per la versione della premier italiana.

Lo sanno bene anche i diplomatici: dopo la visita di Marco Rubio in Italia avvenuta prima del G7 francese per appianare le divergenze tra i due leader, adesso l’attenzione verso Roma si accende soprattutto perché si è già aperta la corsa per il dopo Trump.

E chiunque prenderà il posto del tycoon, avrà l’onere di riallacciare i fondamentali rapporti con l’Italia. Nell’area conservatrice, il totonomi comprende quello di Rubio, ma anche quello dell’attuale vicepresidente J.D. Vance. Ed entrambi vedono nel governo italiano di centrodestra un ottimo alleato, candidato com’è a ripresentarsi unito alle elezioni del 2027 e godendo ancora del favore dei sondaggi.

Giorgia Meloni resta dunque un’ottima alleata su più fronti. Dalla lotta all’immigrazione illegale alla difesa dei valori dal pensiero unico e woke.

Ma più semplicemente resta un’alleata dell’Alleanza atlantica, contro le dittature dell’est. E tuttavia resta un dato, incontrovertibile, forse quello che ha fatto andare su tutte le furie Trump: l’Italia non implora né è ricattabile. La questione delle basi di Sigonella sono un esempio: il Governo non ha concesso agli Usa l’utilizzo delle postazioni italiane perché Roma, come gli altri alleati europei e Nato, non era stata neppure avvertita dell’imminente attacco Usa in Iran. Il principio è semplice: se ci sono dei trattati a fondamento dei buoni rapporti, questi vanno rispettati. Perché alleati non vuol dire vassalli.

Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web ritieni più interessanti e utili.