Centrodestra unito, sinistra già divisa, grillini in crisi: il quadro politico post-elettorale fa ben sperare la maggioranza

di Andrea Landretta

Il centrodestra ha vinto de facto le ultime elezioni europee. Pur non essendo possibile formare una coalizione come nel caso delle politiche, poiché ogni partito corre all’interno del gruppo parlamentare europeo di appartenenza, è possibile notare che tutti i tre partiti che partecipano alla maggioranza di governo sono cresciuti.

Fratelli d’Italia più di tutti, sfiorando la quota del 29%. Lega e Forza Italia a distacco di pochi decimali, superano il 9%. Uniti, i tre partiti raggiungono quota 47%, ben 3 punti percentuali in più rispetto al 44% delle ultime politiche.

Un risultato non da poco e che nessuno si sarebbe potuto attendere all’inizio dell’esperienza a Palazzo Chigi: pochi sono stati gli esecutivi che hanno rafforzato i propri consensi dopo quasi due anni di governo.

Una dimostrazione di salute e di forza non indifferente, che lascia presagire un futuro roseo per il centrodestra, il quale potrebbe avviarsi a diventare il primo governo della storia repubblicana a completare i cinque anni di mandato previsti dalla Costituzione. Il dato: a dicembre, il Governo Meloni sarà già il sesto governo più longevo degli ultimi 80 anni.

In bilico la leadership di Conte. E rispunta anche Di Maio

Insomma, una prova di forza che si ripercuote senz’altro non solo sulla politica estera, com’è stato più volte ripetuto su questo giornale e dalla stessa Presidente del Consiglio, specialmente in vista del G7 che si svolge in questi giorni.

La potente riconferma della maggioranza è anche un colpo letale per le forze di opposizione, che stanno riservando al governo un contrasto duro, specialmente nei toni, ma abbastanza infruttifero, specialmente in termini elettorali.

Certo, a livello mediatico funziona urlare al fascismo e alla censura, ma dietro le urne il verdetto è stato disastroso, soprattutto per il Movimento Cinque Stelle.

Un lento declino per la compagine capitanata dall’ex premier Giuseppe Conte, traghettatore verso il fallimento del partito “anti-sistema” nato dall’ingresso in politica del comico Beppe Grillo. Dall’exploit del 2018, che portò i pentastellati a superare il 30% dei consensi, è stato tutto un calare: nemmeno il 20% alle europee del 2019 (quasi il 15% in meno in un solo anno), poi il 16% nel 2022, dopo il “miracolo” estivo di Conte che ha girato l’Italia a colpi di “imbianchiamo la casa di tutti, gratis!” (o era Cetto La Qualunque?).

Infine, la debacle inevitabile: neppure il 10% a queste europee. E ora è guerriglia interna: Giuseppe Conte, che pubblicamente ha dichiarato di essere pronto a fare un passo indietro qualora fosse opportuno, pare in realtà intenzionato a mantenere la leadership del gruppo.

Ma le correnti interne sono forti. Grillo è pronto a riprendersi la guida e si intensificano le voci che parlano di un Marco Travaglio possibile successore dell’avvocato del popolo.

Cosa che combacia alla perfezione con le ultime “bombe” lanciate dal Fatto Quotidiano sulle possibili dimissioni di Conte, che hanno lasciato i grillini abbastanza disorientati.

E in tutto ciò, direttamente dalle aride ma ricche terre arabe, arriva l’occasione per Luigi Di Maio di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “Conte ha snaturato il Movimento, più chiuso e verticistico del passato. Ha fatto tornare il bipolarismo” ha detto a La Stampa.

La sinistra già litiga

Anche tra le fila del PD ci sono parecchie contraddizioni. I risultati del primo partito di opposizione sono indubbiamente positivi, i più alti da circa dieci anni. Ma da qui a parlare di vittoria sembra un tantino esagerato.

La distanza da Fratelli d’Italia è considerevole e la mancanza di una coalizione di sinistra complica le cose nel fronteggiare il centrodestra unito. Sta di fatto che, come anticipato sapientemente da Giggino di Pomigliano d’Arco, queste europee sono state le prove tecniche per un ritorno del bipolarismo tra destra e sinistra.

Tuttavia, Giorgia Meloni è stata chiara: ben venga la contrapposizione tra due modelli di società distinti tra i quali i cittadini possano scegliere, ma attenzione alle possibili radicalizzazioni.

Perché, se il centrodestra riesce a inglobare la parte moderata della Nazione, il PD a trazione Schlein, grazie anche all’ascesa di Avs, punta sempre più a sinistra.

E non è un caso se proprio a poche ore dal risultato delle urne, la vecchia guardia (Romano Prodi) sia tornata in pista per allarmare la classe dirigente del partito, predicando un modo per allargarsi verso l’area riformista della sinistra sul modello della vecchia “Margherita”.

E in realtà, il fallimento del progetto del fu Terzo Polo potrebbe essere un modo per accaparrarsi i suoi consensi e riunire i figliuol prodighi, Renzi e Calenda, alla casa del padre.

Staremo a vedere, ma c’è da dire che è ancora lunga la strada per formare una vera coalizione di centrosinistra. Litigiosi come gatto e topo, area riformista e quella più radicale della sinistra hanno sempre finito per avere l’una il sopravvento sull’altra, portando sempre il PD al collasso. Di contro, c’è un centrodestra unito da trenta anni e che ora prospera e va avanti nel suo lavoro di governo.