Chi ha paura di un Capo dello Stato di destra, teme la democrazia

Il Quirinale non è di sinistra, ma è di tutti. Sceglierà il popolo sovrano con il suo voto: chi lo teme, non può dichiararsi un democratico

di Andrea Landretta

Faceva paura l’idea di avere un Presidente del Consiglio di destra, derivante dalla militanza per un partito che aveva come simbolo la Fiamma tricolore.

Eppure Giorgia Meloni, oltre ad aver rotto il tetto di cristallo essendo il primo premier donna della storia d’Italia, sfatando così il grande mito del maschilismo a destra, ha dimostrato che tutto quello che si urlava e si profetizzava sulla deriva fascista, alla fine non si è avverato.

È inutile e sembra quasi ridicolo doverlo sottolineare, ma probabilmente chi agitava lo spauracchio fascista credeva effettivamente che si sarebbero state limitazioni delle libertà. Quegli stessi, oggi, hanno dovuto però fare i conti con il Governo italiano più stabile, candidato a essere il più longevo della storia repubblicana.

Un Governo che ha raggiunto il record di nuovi occupati, che ha portato ai minimi la disoccupazione, che ha tagliato le tasse e ha favorito investimenti concreti per il Mezzogiorno.

Un Governo che ha raggiunto traguardi storici come l’avvio delle procedure per il ritorno al nucleare, che è riuscito a ottenere maggiore flessibilità in tema di energia, che ha convertito l’intera Europa sul tema dell’immigrazione, che ha fatto crollare costantemente gli ingressi illegali, che ha aumentato il numero di rimpatri.

Insomma, i risultati sono arrivati grazie a un Presidente del Consiglio di destra. E in virtù di ciò, viene da pensare che forse la vera paura della sinistra non è la destra in sé, ma una destra che governa e porta risultati concreti.

Perché quando i fatti smentiscono la narrazione, diventa molto più difficile convincere gli elettori che il cambiamento fosse impossibile. Specialmente quando l’alternativa diventa una sterile e pretestuosa difesa della Costituzione, che in realtà, come si è visto, non viene attaccata da nessuno, men che meno dalla destra democraticamente eletta dal favore dei cittadini.

Altrettanto pretestuose sono le polemiche che hanno accompagnato le parole della premier pronunciate da Nicola Porro: “Non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù: di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra.

Sarebbe un altro modo di dire una cosa banale, che io cerco di affermare da tutta la vita con dei sacrifici significativi: e cioè che chi non è di sinistra, non è figlio di un Dio minore e ha gli stessi diritti degli altri”. Apriti cielo.

Non hanno fatto altro che moltiplicarsi i timori insensati, infondati, folli, su una presunta ascesa fascista al Quirinale. Un chiodo fisso che non va mai via. Un tormentone implacabile e triste.

Ma chi si lamenta delle parole della premier, a difesa di un cosiddetto ordine costituzionale, non ha fatto i conti con la stessa Costituzione che in nessuno dei suoi 139, e neppure nelle disposizioni transitorie e finali, vieta a una persona di destra di diventare Capo di Stato.

E allora le parole della premier vanno prese come una vera difesa della democrazia (di un principio che è sempre semplice da sbandierare ma difficile da applicare e da accettare: l’uguaglianza). Chi vieta a una persona di destra di diventare Presidente della Repubblica?

Può farlo solo un soggetto: il popolo. Il popolo, sovrano, che con il suo voto eleggerà il prossimo Parlamento. E chi ha paura dell’opinione popolare, malgrado facili auto-intestazioni, non può dichiararsi fino in fondo un democratico.

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