Consiglio Ue, Meloni traccia la rotta su Ucraina e ruolo dell’Italia
Il Presidente del Consiglio nelle comunicazioni al Parlamento per il Consiglio Ue si è concentrata sulla politica estera: “No all’invio di soldati italiani” in Ucraina
di Alessandro Guidolin
Nelle comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio Ue del 17 e 18 dicembre, Meloni ha tracciato la linea su pace in Ucraina, Europa e ruolo dell’Italia.
“Il cammino verso la pace non può prescindere da quattro fattori fondamentali: lo stretto legame tra Europa e Stati Uniti, che non sono competitor in questa vicenda. Il rafforzamento della posizione negoziale ucraina, che si ottiene soprattutto mantenendo chiaro che non intendiamo abbandonare l’Ucraina al suo destino nella fase più delicata degli ultimi anni.
La tutela degli interessi dell’Europa, che per il sostegno garantito dall’inizio del conflitto, e per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati e il mantenimento della pressione sulla Russia, ovvero la nostra capacità di costruire deterrenza, di rendere, cioè, la guerra non vantaggiosa per Mosca”.
La propaganda russa e il ruolo dell’Italia
La Premier ha parlato anche del tavolo dei negoziati, mettendo le cose in chiaro sulla propaganda russa: “A differenza di quanto narrato dalla propaganda, il principale ostacolo a un accordo di pace è l’incapacità della Russia di conquistare le quattro regioni ucraine che ha unilateralmente dichiarato come annesse già alla fine del 2022, addirittura inserendole nella costituzione russa come parte integrante del proprio territorio”.
Meloni ha rimarcato il ruolo dell’Italia, con proposte di buonsenso come l’estensione all’Ucraina delle garanzie previste dall’articolo 5 del Patto atlantico e la linea del Governo di non inviare truppe italiane in Ucraina.
Nessuno spazio per l’antisemitismo
Parole chiare della leader di Fratelli d’Italia: “È tempo di non ammettere più distinguo o reticenze nella condanna di ogni forma di antisemitismo. Perché, da lungo tempo, si assiste a una inaccettabile sottovalutazione dell’antisemitismo di stampo islamista e di quello connesso alla volontà di cancellazione dello Stato di Israele.
Ma approfitto per dire anche che alla politica e alle istituzioni, spetterebbe anche il compito di preservare la Repubblica dai rischi per la propria sicurezza, inclusi quelli derivanti dalle predicazioni violente di autoproclamati imam che, come nel caso di Shahim, fanno addirittura apologia del pogrom del 7 ottobre.
Un impegno che dovrebbe valere per tutte le istituzioni, magistratura compresa. E credo che a nessuno sfugga la sfacciata ipocrisia di chi riesce, nelle stesse ore, a chiedere la censura delle case editrici di libri non graditi e a invocare la libertà di espressione a difesa di chi inneggia ai terroristi di Hamas e alla strage del 7 ottobre”.
Il Modello Albania
Spazio anche all’immigrazione: “Un tema che, come sapete, ha visto l’Italia fare da apripista ma che raccoglie sempre più interesse. Voglio citare la recentissima lettera sottoscritta dai Ministri degli Esteri e dell’Interno di 19 Stati membri Ue, ma anche la posizione comune adottata dai Ministri dell’Interno Ue sulle proposte di nuovo concetto di Paese terzo sicuro, di lista Ue di paesi sicuri di origine e di nuovo Regolamento “rimpatri”, che prevede proprio la possibilità di istituire nei Paesi terzi dei cosiddetti “return hubs”.
Scelte nelle quali abbiamo creduto fin dall’inizio, perché siamo convinti che garantiranno procedure più rapide e certe, oltre che rappresentare un efficace strumento di deterrenza nei confronti di chi ha fatto della tratta di esseri umani un business ignobile”.
E ai centri in Albania, diventati modello per molti Paesi europei:
“Un quadro giuridico europeo più solido ci consentirà di mettere a riparo iniziative nazionali di grande importanza, come i centri in Albania, da pronunce ideologiche di una certa magistratura politicizzata che ne hanno bloccato l’attuazione, ostacolando l’azione di contrasto, da parte del Governo, all’immigrazione illegale di massa.
La normativa italiana è stata disapplicata interpretando in modo forzato quella europea. Ebbene, stiamo risolvendo, intervenendo direttamente sulla normativa europea”.
L’automotive
Meloni ha sottolineato anche la concretezza sull’automotive: “L’approccio italiano continua a fondarsi sul principio di neutralità tecnologica e su una visione pragmatica.
Posizioni che cominciano a farsi spazio, a partire dalle proposte presentate ieri dalla Commissione europea nell’ambito del nuovo “pacchetto automotive”, fortemente richiesto dall’Italia”.
L’Italia conta
La conclusione è sulla forza del nostro Paese: “Perché l’Italia esiste, e conta, in Europa non per gentile concessione di qualcuno, ma per la straordinaria forza del suo tessuto sociale, delle sue famiglie, dei suoi lavoratori e delle sue imprese.
Non dimentichiamolo mai. Per quanto mi riguarda, porto con me questa forza a Bruxelles come ovunque nel mondo, con orgoglio e responsabilità. E lo considero il privilegio più grande che ho”.
