Disoccupazione ai minimi storici. Standing ovation per Giorgia Meloni al Congresso UIL

I dati Istat certificano il calo della disoccupazione e l’aumento dei contratti stabili. Dal palco della UIL, Meloni rivendica il lavoro del governo.

di Michele Intartaglia

Verba volant, scripta manent. I dati diffusi dall’Istat sul mercato del lavoro italiano raccontano una realtà difficilmente contestabile: la disoccupazione continua a scendere e i contratti a tempo indeterminato crescono.

Un quadro che conferma la solidità della linea seguita dal Governo Meloni sul lavoro. Una politica fatta di misure concrete: taglio del cuneo fiscale, sostegno alla contrattazione collettiva, attenzione alla produttività e lotta al precariato.

In questo contesto si inserisce anche l’intervento del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al XIX Congresso nazionale della UIL, a Padova. Un discorso lungo e articolato, accompagnato da numerosi applausi e da un’accoglienza significativa.

Meloni ha voluto sottolineare un dato politico e istituzionale: “Sono l’unico Presidente del Consiglio che ha partecipato ai congressi di tutte e tre le principali organizzazioni sindacali”. Lo ha fatto alla CGIL nel 2023, alla CISL nel 2025 e ora alla UIL, dove l’ultimo PDC a intervenire era stato, vent’anni fa, Romano Prodi.

Un messaggio chiaro, già ribadito in altre sedi: questo governo non ha paura del confronto.

“La mia porta è sempre aperta”, ha voluto sottolineare Meloni, rivendicando il dialogo con le parti sociali come una delle cifre dell’azione del suo esecutivo.

I dati Istat: meno disoccupazione, più lavoro stabile

L’Istat ha annunciato che a maggio 2026 il tasso di disoccupazione è sceso al 5,0%, un livello che conferma una fase molto positiva del mercato del lavoro italiano. Gli occupati sono 24 milioni e 336mila. Su base annua, rispetto a maggio 2025, l’occupazione cresce di 228mila unità.

Ma il dato più interessante riguarda la qualità del lavoro. L’aumento degli occupati è infatti il risultato della crescita dei dipendenti permanenti, che aumentano di 275mila unità, e degli autonomi, che crescono di 198mila unità. Allo stesso tempo calano i dipendenti a termine, diminuiti di 244mila unità. In poche parole: cresce il lavoro stabile e diminuisce il lavoro precario. È questo l’elemento politicamente più rilevante.

Per anni la sinistra ha accusato il centrodestra di non avere una visione sociale o “realistica” sul lavoro. Oggi i dati mostrano il contrario: con il Governo Meloni aumentano i contratti a tempo indeterminato, diminuiscono quelli precari e il tasso di disoccupazione continua a scendere.

Meloni rivendica la lotta al precariato

Dal palco della UIL, Giorgia Meloni ha rivendicato proprio questo risultato.

“Con il governo crescono i contratti a tempo indeterminato: oltre un milione da inizio legislatura. E diminuiscono i contratti precari, uno dei dati che mi rende più orgogliosa”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio.

Poi arrivano delle parole che riportano tutti alla “realtà quotidiana”, e non solo a quella delle tabelle e delle formule: “La precarietà non è flessibilità, ma la vita che non puoi programmare, il ragazzo a cui la banca non concede il mutuo e il ragazzo a cui il proprietario non concede la casa”. Avere un contratto stabile significa poter progettare il proprio futuro. Ed qui che la linea del governo assume un forte valore politico. Non serve il RDC, è necessario creare lavoro stabile, dignitoso e capace di dare sicurezza.

La strada da seguire è quella del Salario giusto

Nel suo intervento Meloni ha affrontato anche il tema del salario giusto. E’ importante avere una contrattazione collettiva di qualità, anziché inseguire scorciatoie ideologiche. E’ un principio di buon senso. Le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi utilizza contratti pirata o sottopaga.

Meloni ha confermato anche l’intenzione di proseguire sulla detassazione dei rinnovi contrattuali nella prossima legge di bilancio. Una misura importante, perché evita di scaricare tutto sulle imprese. Una scelta lungimirante, perché il lavoro non si difende attaccando chi investe a proprio rischio e pericolo, ma costruendo un patto tra Stato, lavoratori e imprenditori.

Il ricordo di Luana D’Orazio: “Le morti sul lavoro sono una sconfitta di tutti”

Uno dei momenti più intensi dell’intervento è stato il ricordo di Luana D’Orazio. Luana aveva 22 anni. Lavorava come apprendista in una piccola impresa tessile di Montemurlo, in provincia di Prato, quando il 3 maggio 2021 perse la vita, risucchiata da un orditoio al quale erano stati manomessi i sistemi di sicurezza.

Giorgia Meloni ha rivolto un pensiero alla madre di Luana, Emma, presente in sala, abbracciandola in un momento di forte commozione.

“Di quale dignità parliamo se ancora oggi più di mille persone l’anno non tornano a casa dal lavoro?”, ha detto il Presidente del Consiglio. “Oltre mille volte l’anno sono le volte in cui noi siamo stati tutti sconfitti”.

Il governo ha aumentato i controlli, le ispezioni nei luoghi di lavoro e ha avuto tolleranza zero contro lo sfruttamento. Ma Meloni ha anche riconosciuto che non basta, perché fino a quando anche una sola persona perderà la vita lavorando, lo Stato non potrà dirsi soddisfatto.

Una linea che produce risultati

Il mercato del lavoro italiano sta vivendo una fase positiva. La disoccupazione scende, i contratti stabili aumentano, il confronto con i sindacati continua e il governo rivendica una strategia fondata su occupazione, dignità e produttività.

Naturalmente restano molti problemi da affrontare, tra cui i salari ancora troppo bassi, le differenze territoriali e i giovani che faticano a entrare stabilmente nel mercato occupazionale. Ma negare i risultati ottenuti non è fattibile.

Giorgia Meloni è salita sul palco della UIL non per cercare applausi facili, ma per rivendicare una linea politica. Una linea che, dati alla mano, sta producendo effetti concreti.

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