Fdi: «De Micheli ha chiesto un parere legale, ma non ne aveva titolo»

Fideiussione falsa, le perplessità di Fratelli d’Italia sulla gestione della pratica

«L’Amministrazione non ha ascoltato né avvocatura né revisori dei conti, ma pare essersi basata solo sul parere di uno studio legale destinato alla deputata e consigliera Paola De Micheli: perché?». È una delle diverse domande che il gruppo consigliare di Fratelli d’Italia, formato da Sara Soresi, Gloria Zanardi e Nicola Domeneghetti, ha posto all’Amministrazione con un’interrogazione a risposta scritta.

«Nonostante in questi giorni – osservano i consiglieri – il sindaco abbia dichiarato che dai controlli effettuati dagli uffici risultava che la polizza fosse valida, risulta che, invece, sia l’avvocatura comunale, sia i revisori dei conti, avessero posto molti dubbi sulla predetta polizza.

Infatti, leggendo gli atti della pratica, pare che, in sostanza, l’unica conferma circa la “validità” della polizza sia pervenuta non dagli uffici comunali ma unicamente da uno Studio Legale (DC&P), incaricato di fornire un parere sulla questione.

Lo stesso è infatti richiamato dalla risposta che l’assessore al bilancio ha inviato ai revisori dei conti proprio in merito al tema attinente alla validità della polizza».

«Un parere legale – proseguono Soresi, Zanardi e Domenghetti – che parrebbe dunque voler superare l’allert di avvocatura e revisori, cui l’Amministrazione, infatti, non aveva dato alcun seguito, non provvedendo ad effettuare alcun tipo di ulteriore controllo.

Singolare è il fatto che questo parere risulti indirizzato a De Micheli che, tuttavia, né in quanto onorevole, né in quanto consigliere, parrebbe avere titolo per domandarlo o riceverlo in nome e per conto del Comune».

Per questo il gruppo consigliare di FdI domanda se l’Amministrazione abbia conferito incarico a De Micheli al fine di reperire uno Studio Legale che potesse redigere un parere sulla “questione polizza” e, in caso affermativo, di conoscerne la motivazione.

Ma i consiglieri si spingono oltre, chiedendo altresì a quanto ammonta e chi ha provveduto al pagamento del compenso riconosciuto allo studio legale per il rilascio del predetto parere nonché se la scelta dello Studio Legale DC&P sia avvenuto a mezzo di affidamento diretto o, in mancanza, con quale altra modalità.

«In più occasioni – incalzano Soresi, Zanardi e Domeneghetti – l’Amministrazione si è trincerata dietro alla asserita conferma di validità della polizza pervenuta direttamente a mezzo Pec da Abarca. Tuttavia, dai documenti è facilmente rilevabile come la Pec cui l’Amministrazione fa riferimento non sia assolutamente quella ufficiale e riconducibile ad Abarca.

Nemmeno la distinta di bonifico citato dall’Amministrazione pare essere convincente quale “prova” di validità della polizza: l’Amministrazione è semplicemente in possesso di una distinta di bonifico effettuato nei confronti del broker e non, invece, della compagnia assicurativa. Non vi è traccia, invece, del successivo bonifico broker-Abarca».

«Alla luce di tutto ciò, chiediamo pertanto il motivo per il quale, nonostante le segnalazioni e richieste di approfondimento avanzate da avvocatura comunale e revisori dei conti, questa Amministrazione non abbia ritenuto di effettuare ulteriori verifiche a tutela dell’Ente.

Chiediamo altresì se, a seguito dell’accertamento della falsità della polizza fideiussoria, sia stato chiesto al concessionario di costituire un deposito cauzionale di 1,2 milione nelle more del rilascio della nuova fideiussione e se, a seguito dell’accertamento della falsità della polizza fideiussoria, sia stato concordato – per iscritto – un termine al concessionario per depositare la nuova garanzia».