Giorgia contro Elly: il confronto lo vince la Meloni

Prima Elly, poi Giorgia. In due giorni consecutivi, entrambe ospiti di Bruno Vespa, a Cinque Minuti e poi a Porta a Porta. Il confronto, quello tanto atteso ma annullato dalla par condicio, è adesso a distanza.

Un sentore già c’è stato, tra il 1 e il 2 giugno, a Roma: da una parte, una Piazza del Popolo gremita di gente per l’evento conclusivo della campagna elettorale di Fratelli d’Italia (l’unico che ha visto la partecipazione di Giorgia Meloni, occupata in queste settimane in vari impegni istituzionali, da Caivano all’Albania); dall’altra, Piazza Testaccio, dove è miseramente fallito il richiamo della segretaria del PD contro l’avanzare delle destre.

E non è bastato neppure scegliere una piazza di più modeste dimensioni rispetto a Piazza del Popolo: malgrado ciò, non c’è stato nessun bagno di folla e i partecipanti potevano ascoltare tranquillamente la marea di fake news lanciate dal palco a distanza di sicurezza gli uni dagli altri. Sembrava fosse tornata la pandemia con annesso isolamento.

Elly mette in discussione i numeri

Da Vespa, i temi affrontati dalle due leader sono simili. Uno su tutti, la sanità, sulla quale il Partito Democratico sembra sempre più intenzionato a basare la narrativa di una Nazione ormai allo sbando, accanto a quella sull’immancabile deriva totalitaria e sulla censura governativa.

Anche se, dopo le rassicurazioni della presidente Rai, Marinella Soldi – “Sul caso Antonio Scurati non c’è stato alcun intento censorio da parte dei vertici di viale Mazzini”, disse, mandando in tilt la sinistra –, le acque sembrano essersi leggermente calmate).

Dunque la sanità. Questa grande incognita: Elly continua a parlare di fantomatici tagli, Giorgia dal canto suo parla numeri alla mano. 134 miliardi di euro è la somma che ha raggiunto il Fondo Sanitario Nazionale quest’anno. “Quando c’era l’opposizione, c’erano 122/125 miliardi”, ha detto Meloni, che poi ha aggiunto: “Gli italiani sanno fare facile qual è più grande tra 125 miliardi e 134 miliardi”. E ciò perché “questi sono numeri, non sono opinioni”.

Ma la tesi sostenuta mercoledì da Elly, evita di trattare quale sia algebricamente la cifra più alta spesa dai governi in sanità. Non le converrebbe. Lei si basa sulla spesa in sanità in rapporto con il Pil: ieri infatti la segretaria del PD ha raccontato al pubblico di Rai Uno che il suo partito ha fatto parte di un governo, il Conte bis, che è riuscito a far salire la spesa sanitaria al 7% del Pil.

È fattuale, certo, ma non dovrebbe far rallegrare più di tanto i dem: il Pil in quell’anno (era il 2020) subì un drastico calo per via delle chiusure imposte dalla pandemia ed è semplice avere un rapporto elevato con un denominatore (il prodotto, appunto) che decresce. Mercoledì, alla Schlein, gliel’aveva fatto notare anche Vespa (“Se però lei fa il calcolo con l’inflazione e la crescita del Pil, vedrà che quel 7,2% cala a un 6,5%, che è quanto ha previsto questo governo), ieri sera ci ha pensato la stessa Meloni: “Ho visto che qualcuno si è vantato di aver portato il Fondo Sanitario al 7,3% interno lordo: sì, ma perché il prodotto interno lordo crollava di 7 punti e mezzo”. È sotto gli occhi di tutti la verità: 134 miliardi è la spesa più alta di sempre in sanità. Numeri inopinabili.

Elly e le bufale sulla sanità

Ma poi Elly, mercoledì, ha anche definito “una presa in giro” l’ultima decreto legge emanato dal governo in merito all’abbattimento delle liste d’attesa, per il quale, secondo lei, “serve mettere più risorse e assumere personale”.

Lei, Elly Schlein, segretaria del PD, non sarebbe nella posizione più consona per dire ciò che continua a ripetere da mesi, a capo di un partito che, in 10 anni quasi ininterrotti di governo, ha prelevato dal Fns 40 miliardi di euro. E c’è dell’altro: il decreto voluto da Governo Meloni aumenta le assunzioni di personale sanitario e restituisce mobilità alle liste d’attesa, istituisce un monitoraggio su di esse e combatte gli abusi dei medici gettonisti.

Tutto ciò, insomma, di cui l’opposizione si lamenta ma che non ha mai affrontato quando sedeva a Palazzo Chigi. Ora, invece, “c’è un governo – ha detto Meloni – che si è occupato di questo e non mi pare che sia stato fatto in passato.

Con la scusa che chiaramente la competenza era, ed è, delle Regioni. Ma forse anche perché affrontare il tema delle liste d’attesa non è facile. Solo che io penso che una politica seria debba essere capace di mettere la faccia anche sulle sfide difficili”.