La sinistra cala, il centrodestra cresce: la narrazione che non torna

di Andrea Landretta

Avevano già provveduto a fare il funerale al centrodestra, che veniva dato già per spacciato in termini di sondaggi.

E mentre, dopo il referendum, la narrazione mainstream si affannava a raccontare di una maggioranza spaccata, fragile e debole a livello elettorale, il Governo e i partiti del centrodestra hanno ripristinato la bussola, continuando a lavorare come sempre avevano fatto in precedenza.

Un lavoro che non si è mai fermato. E gli ultimi provvedimenti, come il taglio delle accise della benzina, il Piano Casa, il Decreto Primo Maggio per il “salario giusto”, si ineriscono in controtendenza rispetto alla narrazione del pensiero unificato, contribuendo a costruire un’immagine autorevole di cui l’esecutivo di Giorgia Meloni gode, in realtà, fin dal suo insediamento. Non certo per partito preso, ma per quanto già dimostrato in questi anni.

Centrodestra in crescita, ancora

I sondaggi di questi giorni raccontano proprio questo: gli italiani non si sono scocciati del governo, anzi continuano a riporre fiducia nella maggioranza, come testimonia la crescita – ancora una volta – del consenso di cui godono i tre partiti della coalizione di centrodestra.

I dati della Supermedia di Youtrend dicono che Fratelli d’Italia ha recuperato lo 0,4%, Forza Italia lo 0,1%, la Lega lo 0,5%, stabile Noi Moderati. Così, risulta di nuovo in crescita la coalizione guidata da Fratelli d’Italia, con gli studi di Noto ed Euromedia Research che la danno in vantaggio rispetto al campo largo.

Fermo restando, poi, i 3,5 punti percentuali assegnati al generale Roberto Vannacci e al suo Futuro Nazionale, che viene conteggiato all’esterno della coalizione ma che, un domani, potrebbe avere un peso specifico non indifferente. Soprattutto perché, restando la quotazione elevata per tutto il centrodestra, Futuro Nazionale sembrerebbe guadagnare voti non erodendo quelli dei possibili alleati, quanto invece attingendo dagli astenuti.

E alla risalita dei partiti di centrodestra, corrisponde un contestuale calo della sinistra. A partire dal Partito Democratico, il cui calo è in realtà il minore (-0,1%). Male invece il Movimento Cinque Stelle, che perde addirittura 0,7 punti percentuali. Stabile Alleanza Verdi Sinistra, e stabilmente sotto la soglia di sbarramento Italia Viva di Matteo Renzi.

Rotture e litigi dimenticati

Ma prima ancora di guardare i numeri, a sinistra bisogna considerare un altro, imprescindibile fattore: qual è la composizione del famigerato campo largo?

Perché i media mainstream, che si sono affrettati a raccontare di un centrodestra irrimediabilmente rotto al suo interno, sembra quasi dimenticare che dall’altra parte sono destinati a coesistere partiti non solo tanto diversi tra loro, ma pronti in qualunque momento a sgambettarsi a vicenda.

È da tempo, ad esempio, che Giuseppe Conte ambisce al posto da leader della sinistra. Posto che, sondaggi alla mano, spetterebbe alla segreteria del Partito Democratico, che però mediaticamente potrebbe essere la scelta peggiore: sono già tanti i sondaggi che sanciscono che, in caso di Elly Schlein leader, la sinistra perderebbe parecchi consensi.

Eppure, su queste questioni e su queste fratture il giornalismo mainstream sembra spesso sorvolare, preferendo enfatizzare ogni divergenza nel centrodestra come prova di una crisi imminente.

È un approccio che finisce per deformare il dibattito pubblico: da una parte si millantano divisioni a destra anche quando la coalizione continua a governare e a crescere nei consensi; dall’altra si ignorano sistematicamente le profonde incompatibilità della sinistra, quasi fossero dettagli trascurabili. Più che informazione, talvolta, appare una narrazione costruita a senso unico.

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