Manovra 2026, perché Bruxelles promuove l’Italia (e cosa significa davvero)

di Leo Valerio Paggi

La promozione arrivata dalla Commissione europea sulla manovra italiana non è un gesto di cortesia istituzionale. È il segnale politico che l’Italia ha smesso di essere l’anello debole dell’Eurozona e che il nuovo ciclo delle regole fiscali – il primo dopo anni di sospensioni, deroghe e crisi – si apre con Roma nella lista dei Paesi “affidabili”.

Un cambio di percezione evidente nelle valutazioni rese pubbliche tra il 25 e il 26 novembre, che collocano l’Italia tra i dodici Stati con Documenti programmatici di bilancio pienamente conformi alle raccomandazioni europee.

Un passaggio non scontato, visto che il nostro Paese resta formalmente in procedura per disavanzo eccessivo. Ma la Commissione certifica che il percorso imboccato dal governo Meloni è idoneo a uscirne già nel 2026.

L’Italia non è più il “malato d’Europa”

Il dato più politico è questo: mentre Francia, Olanda, Malta e altri Paesi con finanze considerate “virtuose” finiscono sotto osservazione o vengono bocciati, l’Italia si posiziona nella fascia degli Stati pienamente conformi alle nuove soglie di crescita della spesa netta.
Come ricorda Il Giornale, Bruxelles giudica “positivi” gli sforzi italiani nel riportare il deficit sotto il 3 per cento già nel 2025 .

Superare questo test non è banale: dal 2025, infatti, il parametro chiave non è più il vecchio saldo strutturale, ma il ritmo di crescita della spesa pubblica al netto di interessi, sussidi e una serie di componenti tecniche.
Il DPB italiano rispetta entrambi i limiti: +1,2 per cento per il 2025 e +1,5 per cento nel 2026, valori inferiori alle soglie massime (1,3 e 1,6) fissate dalla Commissione.
Lo confermano Il Messaggero e La Stampa, che riportano numeri identici e valutazioni pressoché sovrapponibili .

L’effetto immediato è politico: l’Italia smette di essere osservata come l’anomalia fiscale del continente e si posiziona nel gruppo dei Paesi “rispettosi delle regole”.

Possibile chiusura della procedura per deficit già a giugno

Il secondo dato di rilievo è temporale. Bruxelles lo spiega senza giri di parole: se il deficit 2025 verrà confermato sotto il 3 per cento — la previsione attuale è 2,98 — la procedura sarà chiusa nella prossima “pagella” del 3 giugno 2026 .

Al momento la procedura è “mantenuta in sospeso”, come chiarisce La Stampa, ma questo non significa nuovi vincoli; semplicemente si attende la verifica sui dati certi del 2025 .

Una chiusura anticipata avrebbe un effetto concreto: permetterebbe all’Italia di attivare la clausola che consente di scorporare dal deficit fino all’1,5 per cento del Pil di spesa militare, una leva che diversi Paesi stanno già utilizzando.

Debolezza strutturale: produttività e debito restano i due nodi

Il giudizio complessivo è positivo, ma tutt’altro che celebrativo.
Bruxelles continua a considerare l’Italia un Paese con “squilibri macroeconomici” per due motivi:

  1. Produttività stagnante.
    Il Pil previsto per il 2025 è 0,4 per cento, con un lento miglioramento allo 0,8 nel 2026. Sono gli stessi numeri riportati da Radiocor – Il Sole 24 Ore nella sintesi del pacchetto europeo del semestre .
  2. Debito pubblico elevato.
    Nonostante la riduzione del deficit nel 2024, la dinamica tra tassi d’interesse e crescita continua a mantenere la traiettoria del debito “a rischio”, come evidenzia ancora Radiocor con una lettura precisa del rapporto sugli squilibri .

Non è un caso se Bruxelles colloca l’Italia — insieme a Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovacchia, Svezia e Romania — tra i Paesi che subiranno una “revisione approfondita” nella prima metà del 2026.

Il ministro dell’Economia commenta con toni sobri ma inequivocabili.
“L’approvazione di Bruxelles ci conferma che siamo sulla buona strada”, dichiara Giorgetti.

E lo fa chiarendo due priorità:

  • Debito: il percorso è definito, al netto degli impatti del Superbonus.
  • Crescita: per migliorare il Pil serve un contesto globale stabile; l’Italia farà la sua parte, ma non può fare tutto da sola.

Maurizio Leo conferma che già questa settimana (26–29 novembre) il governo intende chiudere i nodi interni sugli affitti brevi e sul contributo di solidarietà delle banche,

Che cosa cambia per la manovra italiana

L’effetto del via libera di Bruxelles è triplice.

1. Maggiore credibilità nei mercati

Arriva a pochi giorni dal rialzo del rating Moody’s, come ricorda Adnkronos, rafforzando la percezione di un’Italia che riduce il rischio-Paese e consolida la fiducia degli investitori .

2. Coperture più difficili da toccare

Con i saldi da mantenere invariati, ogni modifica dovrà trovare risorse equivalenti.
Il “setaccio” della Commissione Bilancio al Senato, con oltre 400 emendamenti, lo conferma.

3. Prospettiva politica favorevole

Una manovra promossa da Bruxelles toglie argomenti ai critici interni che parlavano di conti “truccati” o di “mancanza di credibilità”.

Meloni e l’Italia che non si lascia più commissariare

Senza proclami, i dati raccontano un cambio di stagione:

  • L’Italia non è nella lista dei Paesi richiamati.
  • Non è tra quelli che rischiano sanzioni.
  • Non è tra quelli che ricevono richieste di aggiustamenti correttivi.

L’immagine del Paese, spesso dipinta come il principale sorvegliato speciale d’Europa, lascia spazio a un quadro più solido e ordinato, in cui Roma non subisce, ma dialoga da pari a pari con Bruxelles.

Il via libera della Commissione non chiude i problemi strutturali dell’Italia — debito e produttività resteranno i due macigni con cui ogni governo dovrà fare i conti.
Ma certifica che il governo Meloni ha rimesso l’Italia in carreggiata, rispettando le nuove regole e posizionando il Paese tra quelli che possono permettersi margini di manovra, anche in settori strategici come la Difesa.

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