Meloni cancella il bollo ma la sinistra delle patrimoniali frigna
di Andrea Landretta
La sinistra frigna per l’abolizione del bollo auto. Non solo perché è stata la destra ad eliminarlo, invece che un governo “progressista”: in realtà, in tanti anni di esecutivi di centrosinistra avevano portato a un aumento della tassa stessa.
Forse l’ira deriva dunque proprio dal fatto che il Governo Meloni ha fatto una cosa abbastanza semplice e in controtendenza con quanto da tempo rivendicato (non senza divisioni interne, sia chiaro) dal fantomatico campo largo: davanti a una sinistra che parla di patrimoniali, Fratelli d’Italia ne ha di fatto eliminata una, tra le più odiose. Emblematico lo sfogo di Renzi: “Quando lo proposi, la Meloni mi dava del venditore di pentole”.
Al che, non è mancata la replica, repertoria, della premier: “Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare”.
Ma per onor di cronaca, va chiarito che il leader di Italia Viva non è stato l’unico a criticare in modo paradossale una misura che restituisce soldi agli italiani.
A intervenire sul tema sono stati, tra i tanti, anche i due più grandi difensori delle patrimoniali, gli odiatori dei grandi redditi che, se fossero al governo, farebbero scappare qualsiasi investimento, farebbero diminuire produzione e produttività a suon di tasse sui patrimoni.
Parliamo, ovviamente, del sodalizio tra sinistra radicale e ambientalisti, tra rossi e verdi, tra Fratoianni e Bonelli. Nicola, il primo, con la moglie-collega e le Tesla nascoste nel garage (acquistate prima della svolta sovranista di Musk, eh), ha detto a La7 che “Meloni ha aperto la campagna elettorale.
L’ha aperta però con il solito schema: quello della misura spot che non incide sulla vita reale delle persone”. Secondo Fratoianni, “una persona che guadagna 20mila euro in un anno mediamente ha perso 100-120 euro al mese.
E la misura del bollo porterà un beneficio che sta intorno ai 15/16 euro al mese per chi ne può usufruire”. Parere immancabilmente simile è quello di Bonelli, l’uomo delle pietre dell’Adige portate in Parlamento: “Siamo alla politica di Cetto La Qualunque.
Un’operazione elettorale fatta con risorse pubbliche, mentre milioni di italiani affrontano il caro vita, bollette sempre più pesanti, salari bassi e difficoltà di accesso alla sanità pubblica. Questa non è programmazione economica: è propaganda elettorale pagata con i soldi degli italiani”.
Insomma, siamo di fronte ai grandi difensori delle patrimoniali che si lamentano del fatto che Meloni abbia abolito una tassa che grava sulle automobili, quindi sulla mobilità degli italiani, in un periodo storico in cui il caro carburanti sta diventando un problema che l’esecutivo sta così affrontando.
E senza nessun timore lanciano accuse di populismo e di propaganda elettorale, proprio loro che hanno candidato in posti di potere e responsabilità soggetti del calibro di Ilaria Salis, Aboubakar Soumahoro e Ilaria Cucchi, forti della loro spinta mediatica (e nessun altro valore aggiunto).
E alla fine, resta un dato tutt’altro che semplice da ignorare: mentre per anni si è discusso della necessità di mettere le mani nelle tasche degli italiani per finanziare nuove misure, oggi il Governo sceglie la strada opposta e cancella una tassa.
Si può discutere sulle modalità e sulla platea interessata, ma non può essere certamente negato il valore di un provvedimento che taglia un’imposta, che mira a migliorare il portafoglio degli italiani. Nessuna critica, dunque, dalla sinistra tutta tasse e spesa pubblica, che ha nel curriculum misure come – per citarne una – il Superbonus.
