Meloni: «Fermare il caos globale». La linea dell’Italia su Medio Oriente, energia e terrorismo
Dalla guerra in Medio Oriente al rischio terrorismo, dalla speculazione sui prezzi dell’energia alla riforma della giustizia. Nell’intervista a RTL 102.5 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affronta tutti i fronti aperti: geopolitica, sicurezza, economia e politica interna
Il mondo è entrato in una fase di forte instabilità. Lo dice senza giri di parole Giorgia Meloni, intervenuta in diretta a RTL 102.5 in una lunga intervista che ha toccato la crisi in Medio Oriente, le conseguenze economiche del conflitto, la sicurezza nazionale e le riforme interne.
La presidente del Consiglio descrive un quadro internazionale sempre più fragile e un’Italia impegnata a difendere i propri cittadini e i propri interessi strategici.
«Il mondo è sempre più governato dal caos»
Il punto di partenza è l’escalation militare in Medio Oriente dopo gli attacchi contro l’Iran e la reazione di Teheran.
Meloni non nasconde la preoccupazione per la situazione internazionale.
«Preoccupa. Preoccupa su diversi fronti. In generale io sono preoccupata da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, che sta generando un mondo sempre più governato dal caos».
Secondo la presidente del Consiglio, l’instabilità globale nasce dalla progressiva erosione delle regole internazionali.
«Era purtroppo prevedibile dopo l’anomalia totale di un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che invadeva un suo vicino. Questo ha reso la situazione sempre più instabile e imprevedibile».
A preoccupare, in particolare, è la reazione dell’Iran.
«L’Iran sta sostanzialmente bombardando tutti i paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano. Questo comporta il rischio di un’escalation che può avere conseguenze totalmente imprevedibili».
Le tre priorità del governo
Di fronte a questo scenario, il governo italiano si sta muovendo su tre fronti principali.
Il primo è quello diplomatico. L’obiettivo è verificare se esistono ancora margini per riaprire il negoziato sul nucleare iraniano.
«Lavoriamo sul piano diplomatico per capire se ci siano i margini per una ripresa del negoziato. Ma questo obiettivo è impossibile se l’Iran non smette di attaccare i paesi limitrofi e favorisce una de-escalation».
La seconda priorità riguarda la sicurezza dei cittadini italiani presenti nell’area.
«Abbiamo la priorità di mettere in sicurezza le decine di migliaia di italiani che sono nell’area: militari, diplomatici, cittadini che erano in transito».
Il governo ha già organizzato convogli e voli di rientro.
«Abbiamo già organizzato i primi voli per far rientrare chi è rimasto bloccato, in particolare a Dubai. Alcuni convogli si stanno spostando verso aeroporti sicuri nei paesi limitrofi».
La terza questione riguarda le conseguenze economiche.
«Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere anche ingiustamente i prezzi dell’energia e dei generi alimentari».
Difesa del Golfo e basi militari
L’Italia è pronta a contribuire alla difesa dei paesi del Golfo, anche per proteggere la presenza italiana nella regione.
«L’Italia, come il Regno Unito, la Francia e la Germania, intende inviare aiuti ai paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, particolarmente di difesa aerea».
Una scelta che riguarda anche i militari italiani presenti nell’area.
«In quell’area ci sono decine di migliaia di italiani e circa 2 mila militari italiani che noi vogliamo e dobbiamo proteggere».
Sul tema dell’utilizzo delle basi militari italiane da parte degli Stati Uniti, Meloni è stata netta.
«In Italia abbiamo basi militari concesse all’utilizzo americano in virtù di accordi che risalgono al 1954 e che sono stati aggiornati nel tempo. Oggi non abbiamo nessuna richiesta per operazioni di bombardamento e voglio dire chiaramente che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra».
Energia e prezzi: «Pronti a fermare la speculazione»
L’escalation militare potrebbe avere conseguenze immediate sui prezzi dell’energia.
Per questo il governo ha già attivato strumenti di monitoraggio del mercato.
«Abbiamo sentito il presidente di ARERA, l’autorità di regolazione dell’energia, che ha attivato i meccanismi per controllare il mercato e verificare l’andamento dei prezzi».
La linea del governo è chiara: tolleranza zero verso chi approfitta della crisi.
«Se necessario sono pronta anche ad aumentare le tasse alle aziende che dovessero speculare per rimettere i proventi sul taglio delle bollette».
Parallelamente è stato attivato anche il sistema di monitoraggio dei prezzi.
«Il ministro Urso ha attivato quello che tutti conoscono come “Mister Prezzi” per verificare eventuali aumenti anomali alla pompa di benzina e sui generi alimentari».
Sul piano europeo, l’Italia porterà al prossimo Consiglio europeo una proposta precisa: sospendere temporaneamente il sistema ETS per contenere il costo dell’energia.
Rischio terrorismo: «La guardia è altissima»
L’instabilità internazionale riaccende anche il tema della sicurezza interna.
«Il terrorismo legato al fondamentalismo islamico è un fenomeno particolarmente complesso sul quale non si può e non si deve mai abbassare la guardia».
Meloni ha spiegato che i servizi di sicurezza sono già in stato di massima allerta.
«Sono mobilitati tutti i servizi di sicurezza, il ministro Piantedosi ha convocato il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica e il Comitato di analisi strategica dell’antiterrorismo si riunisce con regolarità».
Giustizia: «Separare le carriere per garantire imparzialità»
L’intervista si è poi spostata sul referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia.
Per la presidente del Consiglio il nodo centrale è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti.
«Se chi ti accusa e chi ti giudica sono praticamente due colleghi di lavoro, cioè persone che hanno fatto percorsi di vita e di lavoro che si sono continuamente incrociati, è possibile che chi ti giudica abbia un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa».
Una situazione che, secondo Meloni, contrasta con il principio costituzionale di imparzialità.
«La nostra Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale. Separando le carriere rafforziamo questa imparzialità e il processo diventa più giusto».
Immigrazione e centri in Albania
Nel finale dell’intervista, Meloni è tornata anche sul tema dell’immigrazione e dei centri per migranti in Albania.
Secondo la presidente del Consiglio il progetto procede, ma resta il nodo delle decisioni giudiziarie che impediscono alcune espulsioni.
«Alcuni immigrati clandestini trasferiti in Albania sono stati riportati in Italia perché alcuni giudici non hanno convalidato il trattenimento».
E ha citato il caso di un immigrato con diversi precedenti penali.
«Parliamo di una persona con condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e violenza sessuale di gruppo. Non lo possiamo trattenere, non lo possiamo rimpatriare e quasi quasi gli dovremmo dare la protezione internazionale».
Da qui la domanda politica posta dalla premier.
«Come facciamo a garantire la sicurezza dei cittadini così? Che fiducia può avere una donna che ha subito una violenza se il suo aggressore non può essere neanche espulso?».
«Determinata ad andare avanti»
Nonostante le difficoltà, Meloni rivendica la linea del governo.
«Sono determinata a fare quello che i cittadini mi hanno chiesto di fare: una politica rigida sull’immigrazione irregolare».
E conclude con un messaggio politico netto.
«Sono disposta a lavorare il triplo, il quadruplo, dieci volte tanto se necessario».
