Migranti, Meloni traccia la rotta nel Consiglio Ue: “Ora serve accelerare”. Macron e Sanchez isolati

di Andrea Landretta

Ci sarebbero state delle scintille, secondo i media, durante l’ultima Consiglio europeo, il primo dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo del Regolamento Rimpatri, ultimo tassello del Piano Migrazione e Asilo che, sull’esempio italiano, ha di fatto introdotto ufficialmente in Europa i return hubs in Paesi terzi, proprio come quelli che il Governo di Giorgia Meloni ha costruito in Albania sotto giurisdizione statale e, dunque, comunitaria.

A chi in questi anni ha subito l’immigrazione soltanto come mera gestione dei flussi, non va giù che oggi l’Unione europea si sia finalmente dotata di un regolamento che contrasta concretamente i traffici illegali e gli ingessi di clandestini.

A far scattare la polemica, come riportano più fonti, sarebbero stati i presidenti di Spagna e Francia. “Non sono sicuro che questa sia la nostra Europa.

Non so se questi siano i principi fondamentali su cui è stata costruita la nostra Europa” ha detto il francese Emmanuel Macron. Dubita dell’efficacia degli hub anche l’iberico Pedro Sanchez: “È un miraggio, se volete, che finirà semplicemente per sprecare risorse economiche, e l’Europa non ne ha molte”.

E aggiunge: “In secondo luogo, invia un messaggio sbagliato ai Paesi di origine e di transito con i quali dovremmo collaborare, cooperare e mostrare empatia”.

Una critica sul merito e sul metodo, che arriva però da Paesi che non possono essere certo considerati come modello nella gestione dell’integrazione.

La Francia soffre continui problemi di ordine pubblico e di radicalizzazione islamica piuttosto forte, con interi quartieri non integrati nella società francese. Non se la passa meglio la Spagna, che invece ha subito un incremento di arrivi specialmente dall’Africa occidentale, con conseguente e triste aumento delle morti in mare.

Da Madrid ci tengono però a stemperare la polemica, negando scontri “con Giorgia Meloni” e parlando semplicemente di “un dialogo in cui ognuno ha espresso le sue posizioni e politiche nazionali”.

Meloni detta la linea: 18 Paesi seguono l’Italia

Il punto è che le posizioni di Macron e Sanchez sono piuttosto isolate. L’Italia di Giorgia Meloni ha fatto da apripista, a cui si sono accodati, insieme alla Danimarca, altri 17 Paesi, che hanno firmato una dichiarazione congiunta finalizzata a rafforzare le richieste di costruzione degli hub in Paesi terzi.

Sui social, a margine del Consiglio europeo, Giorgia Meloni è stata molto chiara: “Negli ultimi mesi l’Europa ha compiuto passi avanti significativi: dalla lista europea dei Paesi sicuri di origine al nuovo concetto di Paese terzo sicuro, dalla Dichiarazione di Chisinau all’accordo sul nuovo Regolamento Rimpatri, fino al sostegno finanziario dell’Unione europea per soluzioni innovative in materia migratoria. Ora – ha aggiunto – serve accelerare. È il momento di passare dalle regole ai fatti, a partire dall’attuazione del Regolamento Rimpatri”.

Un’Italia che insomma guida la coalizione anti-immigrazione irregolare: “L’Italia – ha detto Meloni – continuerà a lavorare per un’Europa capace di difendere i propri confini, contrastare l’immigrazione illegale e governare il fenomeno migratorio con pragmatismo e determinazione”.

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