Opizzi dopo l’archiviazione: «Restituita la dignità. Candidarmi a sindaco? Non penso»

Parla l’ex assessore Erika Opizzi: «Io prima cittadina? Serve una persona che si dedichi h24 a Piacenza. Ma nel 2027 Fratelli d’Italia merita un ruolo da protagonista nella coalizione. Con Soresi nessun problema»

Si sente «serena e sollevata» dopo l’archiviazione delle accuse di corruzione e traffico di influenze illecite nei suoi confronti, arrivata nelle scorse settimane. Erika Opizzi, già assessore all’urbanistica della Giunta Barbieri, esponente cittadino di spicco di Fratelli d’Italia, torna a parlare, con uno sguardo anche alle Elezioni Amministrative del 2027. Opizzi, di professione avvocato, si è candidata per il suo partito alle ultime Elezioni Regionali, sfiorando l’elezione a Bologna. Però aveva comunque scelto di non parlare della sua vicenda giudiziaria e personale. Fino a oggi.

– Opizzi, partiamo dal momento più delicato. Era la mattina del 10 febbraio 2022. Immaginiamo che da quel giorno la sua vita sia cambiata, con un’accusa di corruzione sulla testa. 

Mi sono trovata i carabinieri in casa e, con un bimbo piccolo, ho dovuto chiedere il permesso di andare nell’altra stanza per vedere come stava. È una cosa che non si può spiegare. Così come tutto quello che ne è seguito. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo: avendo la coscienza molto pulita, mi sembrava tutto surreale.

– Perché si è dimessa da assessore? Foti, indagato (e poi archiviato) con le sue stesse accuse, ha proseguito a fare il deputato (e poi è diventato ministro). Lei non si è nemmeno candidata alle Comunali del giugno 2022.

Mi sono dimessa principalmente per il rispetto delle istituzioni e per senso di responsabilità. Ho sempre creduto che la mia vicenda personale non dovesse interferire con l’Amministrazione, per questo ho preferito non ricandidarmi. Quando ho lasciato la Giunta è stato un momento “pesante”. Ero nel mio studio, circondata dai colleghi, dai miei genitori, mio marito, dall’allora sindaco Patrizia Barbieri e da Filippo Bertolini (presidente provinciale di Fdi, nda). Nessuno di loro mi ha chiesto di dimettermi, è stata una mia scelta.

– Come è finita invischiata in una vicenda del genere?

L’inchiesta è nata da alcune parole, dette da altri al telefono. Insinuazioni che non corrispondevano al vero, intercettate e interpretate come se fossero “fatti”. È sconvolgente pensare come la propria vita possa essere così travolta da discorsi altrui che non hanno alcun fondamento.

– Al telefono uno degli intercettati parlò di un immobile di via Genova.

Quella pratica urbanistica andò così. La variante del palazzo in questione di via Genova passò in Consiglio comunale con la Giunta Dosi. Era previsto, come opera di compensazione, un parcheggio a uso pubblico. Però la Giunta precedente non portò a termine la convenzione. L’opera consisteva in 30 stalli, di cui 20 a rotazione e 10 disponibili per abbonamenti. Arrivati noi alla guida della città, bisognava garantire l’uso pubblico di quel parcheggio, quindi la convenzione stipulata sanciva che, quelli in abbonamento, non potevano essere dati ai residenti del palazzo. Convenzione che ha coinvolto più di un ufficio comunale: urbanistica, viabilità, edilizia, patrimonio e contratti. Anche il direttore generale dell’ente si occupò della convenzione, passata anche in Giunta. Cosa voglio dire? C’è stata piena trasparenza su quella pratica.

– Le manca l’impegno politico per la città?

Il ruolo d’assessore sì, è come se mancasse una parte di me. L’attività da consigliere comunale meno. In questi ultimi anni ho però riscoperto la politica che vivevo da ragazzina, senza cariche e ruoli: militanza, banchetti su tutto il territorio provinciale.

– Ora le accuse nei suoi confronti sono state archiviate. Come ha accolto la fine di questa delicata fase?

Oggi sono molto serena, provo sollievo. La vicenda ha destato un certo clamore mediatico, ricordo la conferenza stampa della Procura, il giorno nel quale venni indagata. C’è sempre il pensiero che gli altri possano credere che tu sia già colpevole. Inoltre, da avvocato, mi sono trovata in difficoltà anche nel lavoro, vedendo il mio nome legato a un’indagine per corruzione. Nella professione ho dovuto ripartire e ricostruire tutto. Però, finalmente, seppur siano passati tanti anni, è venuta fuori la verità: mi sento come si avessero restituito dignità.

– Vota “sì” al Referendum sulla giustizia. La sua vicenda ha influito qualcosa in questo giudizio?

No, sono sempre stata a favore della separazione delle carriere. Questa riforma non risolve i problemi della giustizia, però riequilibra le parti del processo penale.

– Se fosse stata in aula tra i banchi dell’opposizione, in questi anni, su cosa si sarebbe concentrata?

Sulle grandi battaglie: Fdi ha lavorato bene su piazza Cittadella e sul nuovo ospedale e siamo arrivati per primi a mettere in luce le criticità della tariffa puntuale. Ho ammirato molto la “maratona” sul bilancio. La minoranza ha fatto valere le proprie ragioni.

– Fdi è molto critica su questo mandato amministrativo. Ma ci sarà un aspetto positivo della Giunta Tarasconi: me ne indichi uno.

Vorrei che, nel centrodestra, fossimo bravi quanto “loro” a comunicare. Non siamo riusciti a evidenziare le cose fatte e le difficoltà trovate lungo il cammino. Questa Amministrazione, ad esempio, sta raccogliendo i frutti del Pnrr, tutte risorse portate a casa da noi. In futuro dovremmo migliorare in questo aspetto.

– Durante, e anche dopo, la campagna elettorale per le Regionali ci sono stati dissidi tra lei e Sara Soresi, la capogruppo di Fdi a Piacenza.

Per me in politica non valgono le questioni personali. Ho continuato a lavorare nel partito con tutti, anche con Soresi. Le Regionali sono un po’ particolari: c’è una corsa interna e le candidature forti hanno portato a un risultato significativo del partito. Terminata la vicenda elettorale, dove c’era questa competizione interna, Soresi è diventata un esponente del partito con la quale lavoro sulle tematiche che coinvolgono il Comune. Non ho alcuna difficoltà con lei. 

– Lei fa parte di Fdi dalla prima ora, insieme a Tommaso Foti. Ora siete il principale partito italiano. Che effetto fa?

Uscimmo dal Pdl perché non volevamo retrocedere su alcuni principi e portare avanti le nostre battaglie. Non mi piacevano le dinamiche interne al Pdl. Il nostro contenitore, invece, aveva anche un contenuto, e quelle idee, sostenute da pochi, hanno visto poi aggiungersi negli anni tanti altri che, inizialmente, sono stati alla finestra.

– Fratelli d’Italia merita di avere il candidato a sindaco nel 2027?

Fdi merita sicuramente di avere un ruolo da protagonista principale nella gestione della coalizione. Dobbiamo essere noi il traino. Bisogna trovare una figura che sia adatta a svolgere il ruolo di sindaco. Una persona che abbia il tempo da dedicare e alcune condizioni. Serve un candidato/a preparato/a, che abbia un’idea di città, che sappia come renderla più bella. “Bella” non è un aggettivo banale: mi riferisco al decoro, ai rifiuti.

– Opizzi, lei potrebbe essere un candidato sindaco?

Non penso di avere le caratteristiche che ho appena elencato, perché ho due bambini piccoli e una professione che ha bisogno di essere seguita. L’esperienza da sindaco è veramente totalizzante, h24, sette giorni su sette.

– In questi giorni su questo giornale abbiamo scritto di una possibile alleanza dei Liberali con il centrosinistra. Come vede la situazione?

La casa naturale dei Liberali è il centrodestra. Tanti amici dei Liberali non possono riconoscersi nelle idee del centrosinistra. La strategia politica la lascio a loro ma, a nostro avviso, la casa naturale per loro è la nostra. 

– Questa primavera va al voto un altro comune che le sta a cuore, Ferriere, il paese della sua famiglia. Si candida a sindaco in Alta Valnure?

Vivo a Piacenza e ritengo che i sindaci dei piccoli comuni abbiano bisogno di garantire una presenza costante sul territorio. Per quanto mi potrebbe far piacere – è il mio comune d’origine, sarebbe un grande orgoglio – c’è bisogno di qualcuno che sia sul posto quotidianamente.

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