Referendum giustizia, Nordio a Piacenza “Non è un quesito pro o contro il governo”

“Non va bene che un referendum che dovrebbe essere contenuto nell’ambito della razionalità e della pacatezza venga contrassegnato da un obiettivo politico”.

Parla di “politicizzazione” il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite martedì pomeriggio a Piacenza – in un auditorium S. Ilario strapieno – per spiegare le ragioni per il “Sì” al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia che porta il suo nome e – afferma – “dovrebbe allineare, e secondo me allineerà, l’Italia alle grandi democrazie occidentali dove le carriere sono separate”.

“Purtroppo vedo, e me ne rammarico – evidenzia Nordio -, che si sta andando verso una specie di referendum pro o contro il governo, che va a snaturare completamente questa consultazione: spero che i toni si abbassino e si parli esclusivamente del contenuto della riforma”.

“Un testa a testa nei sondaggi? Quelli che ho visto l’altro giorno danno il 53% degli italiani favorevoli alla riforma, il 23% contrari e un 20% che si disinteressano; quando però si domanda alle persone che sono anche favorevoli alla riforma se voteranno sì o no, allora la forcella si abbassa.

Significa che molte persone favorevoli voteranno no per dare, per così dire, un significato politico alla riforma e questo secondo me non va bene”.

Incalzato dai cronisti, il guardasigilli interviene anche su alcune delle polemiche scoppiate negli ultimi giorni. Sulla richiesta del Ministero all’associazione magistrati di valutare “l’opportunità di rendere noto alla collettività i finanziamenti ricevuti”, Nordio replica parlando di “atto dovuto, a seguito della richiesta di un parlamentare: abbiamo semplicemente chiesto se ritenessero opportuno dare delle spiegazioni su questo aspetto, anche a loro tutela. Parlare addirittura di intimidazione mi sembra improprio e provocatorio”.

Netto il giudizio sulle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri (“per il ‘no’ voteranno le persone perbene, voteranno per il ‘si’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”): “Sono fuori luogo e penso che Gratteri si sia reso conto della gravità di queste affermazioni, che coinvolgono tutte le persone che votano per il sì e comprendono figure autorevolissime”.

Sulla stessa linea del Ministro Nordio anche il collega piacentino Tommaso Foti, titolare del dicastero che comprende Affari europei, Pnrr e Politiche di coesione, al suo fianco all’auditorium Sant’Ilario: “Il referendum è un istituto di democrazia diretta, ma in questa campagna elettorale pare essere diventato un istituto di democrazia rappresentativa, perché qualcuno lo sta trasformando nell’antipasto delle elezioni politiche.

Non penso sia la strada migliore, noi vogliamo continuare ad attenerci a quelli che sono i quesiti del referendum e abbiamo chiaro che gli elettori debbano esprimersi nel merito e non lasciarsi attrarre da quel richiamo della foresta dell’ideologia politica. Bisogna esprimersi sulla proposta, non sui proponenti: se si vuole una giustizia più giusta o nelle mani delle correnti della magistratura”.

Da Foti anche una presa di posizione contro “la serie di fake news, bugie, menzogne che stanno ruotando attorno a questo referendum, con invenzioni quotidiane che lascio alla spregiudicatezza dei loro proponenti”, e infine un appello al voto: “E’ un diritto che va esercitato fino in fondo”.

Tra gli interventi anche quello di Franco Livera, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Piacenza: “Sono profondamente convinto che questa sia una riforma di buon senso che rimuove una stridente eccezione italiana nel panorama della democrazia occidentale, quella della carriera unitaria della magistratura.

Una riforma che mette alla fine alla inopportuna sensazione che accompagna l’evidente colleganza fra una delle parti del giusto processo e chi è chiamato a giudicare. Sensazione che non rende merito per primi proprio ai tantissimi e bravissimi giudici e pubblici ministeri che ogni giorno si adoperano nei nostri tribunali.

Una riforma infine che va a completare dopo 40 anni la scelta di civiltà giuridica fatta con l’adozione del Codice Vassallo, non a caso approvato con amplissima maggioranza trasversale del Parlamento della Repubblica, segno di tempi in cui si riuscivano ancora a trovare lodevoli convergenze che superavano in nome dell’interesse collettivo le divisioni politiche.

Constato, purtroppo, la tragica bassezza a cui è giunto il livello di contrapposizione, specie sui social media, con una banalizzazione e una radicalizzazione dello scontro sconcertanti e con la classificazione del nemico in categorie addirittura ingiuriose”.

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