«Siamo più stabili di Francia e Germania. Spread sotto i 70 e record di occupati»
Il ministro Tommaso Foti rivendica i risultati dei tre anni di governo Meloni tra Pnrr, riforme e crescita economica. Tagliaferri: «Piacenza percepisce il cambio di passo». Fidanza: «Ridotti gli sbarchi, Europa verso nuove norme sui rimpatri»
di Diego Guglielmetti
Sala conferenze del Park Hotel al completo, nella serata di venerdì 5 dicembre, per l’iniziativa organizzata dalla sezione piacentina di Fratelli d’Italia. Un appuntamento pensato per incontrare amministratori, militanti e simpatizzanti e tracciare un bilancio dei primi tre anni del governo Meloni.
Protagonisti della serata il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri, l’europarlamentare Carlo Fidanza e il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti.
Ad aprire l’incontro è stato Giancarlo Tagliaferri, che ha voluto ringraziare i presenti e gli ospiti, ricordando i progressi ottenuti dal territorio grazie all’azione di governo. Il vicepresidente dell’Assemblea legislativa regionale ha sottolineato come «la montagna piacentina sia finalmente diventata una priorità nazionale, con maggiori risorse per i comuni montani, investimenti nelle infrastrutture minori e più attenzione ai servizi essenziali per contrastare lo spopolamento.
«Tagliaferri ha poi richiamato il sostegno del governo ai comparti chiave dell’economia locale – agricoltura, allevamento, piccole imprese e commercio – rimarcando il cambio di passo percepito anche sul territorio: «Tre anni fa ci dicevano che non eravamo pronti. Oggi l’Italia è più forte e più rispettata».
Più politico l’intervento dell’eurodeputato e capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo Carlo Fidanza, che ha ripercorso rapidamente la crescita di Fratelli d’Italia nell’ultimo decennio. Fidanza ha rivendicato il ruolo del partito nelle battaglie europee, in particolare contro gli eccessi ideologici del Green Deal e a tutela dell’agricoltura, definita «pilastro della sovranità alimentare».
Ampio spazio al tema immigrazione, dove ha ricordato la riduzione degli sbarchi e la revisione in corso delle normative europee sui rimpatri. Fidanza ha poi evidenziato il valore del Piano Mattei, considerato «strumento centrale per restituire all’Italia un ruolo guida nel Mediterraneo e favorire lo sviluppo dei paesi africani».
L’intervento più articolato della serata è stato quello del ministro Tommaso Foti, che ha tracciato un quadro dettagliato dei risultati ottenuti dal governo Meloni, confrontando gli indicatori economici e politici attuali con quelli ereditati nel 2022.
Lo spread sotto quota 70
Foti ha ricordato le lodi che ricevette Mario Draghi quando riportò lo spread sotto quota 220: «tre giorni fa è sceso sotto ai 70 punti: un risultato che permette di risparmiare miliardi in interessi sul debito pubblico, liberando risorse per la crescita».
«Occupazione ai massimi storici»
Sul fronte del lavoro, il ministro ha parlato di «record assoluto per la Repubblica», con 24,2 milioni di occupati e un tasso di disoccupazione al 6%, «per la prima volta in linea con la media europea». Foti ha stigmatizzato le critiche dell’opposizione: «In Europa parlano dell’Italia in modo migliore di quanto faccia certa politica italiana».
Pnrr: «Tutte le rate incassate, nessun ritardo»
Sul Pnrr, Foti ha respinto le accuse di presunti ritardi: «Dicevano che avremmo fatto perdere all’Italia decine di miliardi, invece abbiamo incassato tutte le rate previste».
Ha citato anche i dati della Corte dei Conti, secondo cui l’attuazione del Piano «procede in linea con il cronoprogramma, con un’accelerazione più marcata al sud che al nord».
Giustizia: «Separazione delle carriere non è un attentato allo Stato»
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della riforma della giustizia. Foti ha ricordato come la separazione delle carriere sia attualmente in vigore in molti Paesi democratici e come anche il presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza («non certo un uomo ascrivibile al centrodestra») abbia ricordato che la riforma non intende affatto sottomettere il potere giudiziario al Governo come paventato dalla sinistra.
Premierato: «Una riforma già teorizzata dalla sinistra negli anni ’90»
Foti ha poi affrontato il tema del premierato, ricordando che la commissione D’Alema del 1997 prevedeva anch’essa l’elezione diretta del capo del governo: «Eppure oggi viene dipinta come un rischio autoritario solo perché la portiamo avanti noi».
Il ministro ha criticato la posizione di chi, come Maria Elena Boschi, chiede di bloccare la riforma «pur avendo posto la fiducia sulla legge elettorale anziché passare attraverso la discussione parlamentare come stiamo facendo noi».
Italia più stabile di Francia e Germania
In chiusura, Foti ha rivendicato la stabilità del governo Meloni rispetto agli altri grandi Paesi europei: «Siamo più stabili della Francia, che cambia premier ogni otto mesi, e della Germania, costretta a governi di larghe intese. Abbiamo mantenuto le promesse elettorali e continueremo a farlo fino in fondo».
