Sicurezza: La destra lavora, la sinistra gioca


di Roberto Penna

Il Consiglio dei Ministri si è riunito ieri per dare una risposta alla domanda di sicurezza nazionale che è divenuta ancora più impellente sia dopo il tragico e fatale accoltellamento a scuola di uno studente di La Spezia, che ha posto interrogativi circa la violenza, gratuita e banale, riguardante alcuni settori del mondo giovanile, che successivamente alla degenerazione violenta della manifestazione pro-Askatasuna di Torino nella quale elementi a volto coperto hanno aggredito le Forze dell’Ordine, ferendo un centinaio di agenti fra Polizia di Stato e Carabinieri. Rimarrà impressa nella memoria collettiva l’immagine del poliziotto circondato e pestato, anche con un martello, da quel branco di vigliacchi.

Il CdM ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’Autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del ministero dell’Interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale.

L’intervento normativo mira a contrastare i crescenti fenomeni di violenza giovanile e l’uso di armi proprie o improprie. Alla luce dei fatti di Torino, ma anche, aggiungiamo noi, di tutte le precedenti manifestazioni Pro-Pal conclusesi con aggressioni e vandalismi, vengono potenziati i poteri di prevenzione e controllo per le manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e si introducono norme per la sicurezza stradale e ferroviaria.

Viene ampliato il catalogo degli strumenti atti a offendere per i quali è vietato il porto senza giustificato motivo. Per il porto abusivo di coltelli e altri strumenti atti a offendere si passa dalle contravvenzioni alla reclusione fino a tre anni. Viene introdotto il divieto di vendita ai minori, anche tramite piattaforme elettroniche, di strumenti da punta e taglio.

Si prevede una sanzione amministrativa pecuniaria, da 200 a 1000 euro, a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto abusivo di armi o di strumenti atti a offendere. La sanzione è applicata dal Prefetto. In occasione di manifestazioni pubbliche, gli agenti di pubblica sicurezza possono procedere all’immediata perquisizione sul posto per accertare il possesso di armi, esplosivi o strumenti di effrazione.

Prima dell’inizio di eventi di piazza e affinché essi possano poi svolgersi in maniera pacifica, Polizia e Carabinieri saranno tenuti ad accompagnare presso i loro uffici quella o quelle persone ritenute, in base a elementi di fatto, (possesso abusivo di armi e altri strumenti di offesa, comportamenti violenti già esibiti, rifiuto di fornire l’identità personale, precedenti penali e pregresse segnalazioni di polizia), un pericolo per il normale svolgimento della manifestazione.

Si tratta del fermo preventivo di cui si è tanto parlato in questi giorni, considerato utile dal Governo per fare in modo che non si ripetano mai più episodi come la guerriglia scatenata a Torino dai militanti di Askatasuna. Gli accertamenti di polizia non dovranno superare le 12 ore e occorrerà dare immediata notizia al Pubblico Ministero, che, se ritiene che non vi siano le condizioni per tale provvedimento, può anche ordinare da subito il rilascio della o delle persone fermate.

Il decreto legge stabilisce l’arresto in flagranza differita, che consente di procedere entro le 48 ore dal fatto sulla base di documentazione video-fotografica certa, estendendone l’azione. La misura si applica al danneggiamento aggravato in occasione di manifestazioni pubbliche, alla fuga pericolosa di chi non si ferma all’alt delle forze di polizia, (all’alt ci si ferma sempre e non ci possono essere scusanti o vie di mezzo), ai reati di lesioni, violenza o resistenza commessi ai danni di docenti, dirigenti scolastici e addetti alla rete ferroviaria, oltre che, come già avviene, ai danni delle Forze dell’Ordine e del personale sanitario.

E’ necessario rafforzare la vigilanza nelle zone più problematiche e il Consiglio dei Ministri, attraverso il pacchetto sicurezza approvato ieri, ha altresì stabilito che il Prefetto possa individuare quelle zone urbane particolarmente colpite da gravi e ripetuti episodi di criminalità. In tali aree sarà possibile disporre l’allontanamento tramite il Daspo urbano di soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per specifici delitti, se tengono condotte che minacciano la sicurezza o la fruizione degli spazi pubblici.

Il Daspo urbano viene esteso alle aree interne e pertinenze di stazioni ferroviarie, aeroporti, porti e mezzi di trasporto pubblico locale, per chi assume comportamenti violenti, minacciosi o molesti. Il divieto di accesso si applica anche ai minori sopra i 14 anni di età. Un problema che ha iniziato ad esasperare le Autorità e i cittadini, è stato finora quello legato alle tante manifestazioni recenti cosiddette Pro-Pal e dell’estrema sinistra in generale, che si sono di fatto imposte nelle strade senza uno straccio di autorizzazione proveniente dagli organi competenti.

Il CdM di ieri ha pensato anche a questo. Si inaspriscono le sanzioni per l’omesso preavviso delle manifestazioni al Questore e si introduce una specifica sanzione penale per l’utilizzo di caschi protettivi o altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento dei partecipanti durante le pubbliche riunioni. Per tali condotte, è previsto l’arresto in flagranza. In caso di condanna per reati gravi, (terrorismo, strage, omicidio, devastazione e saccheggio commessi durante assembramenti), il Giudice può disporre il divieto di partecipare a pubbliche riunioni per un periodo da 1 a 3 anni, oppure, pari alla pena se superiore a 3 anni.

Vi può essere, in questi casi, l’obbligo di firma presso la polizia durante lo svolgimento di manifestazioni. Una novità importante contenuta nel decreto legge varato ieri, che mette ordine nel dibattito, spesso tendenzioso, riguardante il famigerato scudo penale per Polizia e Carabinieri, è quella relativa alle cause di giustificazione da tenere presente per le Forze dell’Ordine, ma anche per tante altre categorie e per il semplice cittadino.

Come ha precisato il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei Ministri, il Governo non punta a dare a nessuno, nemmeno alle donne e agli uomini in divisa, l’impunità totale, ma si vuole difendere chi ci difende, parole di Giorgia Meloni, con quelle tutele necessarie che finora sono mancate e che, in ogni caso, vanno incontro pure agli italiani privi di uniforme.

Se l’uso legittimo delle armi avviene per una di quelle cause di giustificazione contemplate dall’ordinamento giuridico, ( legittima difesa, adempimento di un dovere, stato di necessità), il responsabile di ciò non riceve più l’avviso di garanzia, diventato ormai un’onta distruttiva, e non viene più iscritto in automatico nel registro degli indagati.

Il suo comportamento sarà valutato dal PM attraverso un’annotazione preliminare in un modello separato. Non verranno comunque meno le garanzie e i diritti previsti dall’avviso solito. L’iscrizione nel registro degli indagati scatta obbligatoriamente solo se si deve procedere con un incidente probatorio.

Rimane la tutela legale per il personale delle Forze dell’Ordine, già indicata dal precedente decreto Sicurezza del Governo, per i fatti compiuti in presenza di cause di giustificazione. Vengono semplificate, infine, le procedure per il reintegro del possesso da parte dei legittimi proprietari di quegli immobili occupati illegalmente, e se il primo decreto Sicurezza si riferiva in particolare alle prime case di residenza, il DL di ieri allarga la semplificazione anche alle seconde case. Giustamente, diciamo, perché se una proprietà è vuota o abitata solo in alcuni mesi dell’anno, non significa che debba essere violata da delinquenti abituali.

Vi è poi l’introduzione di una circostanza aggravante per i delitti contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà morale, commessi ai danni di iscritti all’albo dei giornalisti o direttori di testata nell’atto o a causa della loro attività.

Il Governo Meloni non ha dimenticato il blitz sferrato dai Pro-Pal presso la sede torinese del quotidiano La Stampa. Il Consiglio dei Ministri ha deliberato anche su altre cose come il Ponte sullo Stretto, ma abbiamo preferito soffermarci di più su quanto concerne la sicurezza nelle città italiane e la tutela dei servitori dello Stato, i quali rischiano ogni giorno di non tornare più a casa per la nostra incolumità. Soprattutto, dopo le violenze perpetrate a Torino dagli estremisti di Askatasuna.

Dopo tali fatti vergognosi, il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione di certe manifestazioni è diventato inevitabilmente via via più sentito e il Governo Meloni, con il CdM di ieri e con le significative misure che abbiamo descritto, ha dimostrato di volersi occupare delle nuove sfide nel campo della sicurezza dei cittadini e della difesa di chi ci difende senza perdere troppo tempo. A Palazzo Chigi si è sperato, dopo i fatti di Torino, in un momento unitario con le opposizioni, utile ad andare oltre alle divisioni e a pensare solo al bene della Nazione, ma PD, M5S, AVS e IV, hanno di fatto risposto picche.

Al Senato, invece di votare una risoluzione con il centrodestra, si sono scritti un testo tutto per loro e condito con le banalità irresponsabili di sempre. Proseguono con i soliti niet a prescindere, attaccano il Governo che, a loro dire, strumentalizzerebbe gli incidenti torinesi, vedono misure securitarie illegittime e persecuzioni del dissenso. Sono pure bipolari, a livello politico per carità, perché a volte urlano al fascismo alle porte e in altre circostanze notano soltanto della fuffa propagandistica.

Se quanto sancito ieri dal CdM fosse solo fuffa, allora dovremmo concludere che la sinistra voglia un Governo Meloni ancora più duro sulla sicurezza. Massì, loro giocano mentre la destra lavora, tuttavia, si dilettano anche con il fuoco perché tutta questa immaturità politica, resasi evidente con il rifiuto dell’appello all’unità lanciato da Giorgia Meloni, continua a odorare di complicità con i “bravi ragazzi” dei centri sociali, sempre giustificati in qualche modo da ampi settori della sinistra.

In passato, i comunisti in Parlamento hanno rifiutato sino all’ultimo di riconoscere la pericolosità delle Brigate Rosse, “i compagni che sbagliano”, ed ora, i sedicenti dem di Elly Schlein rifiutano di prendere atto del rischio di un ritorno del terrorismo stile BR correlato all’estremismo violento di Pro-Pal, Askatasuna e simili. Il ministro Nordio ne ha parlato ed è stato subito censurato dalla segretaria del PD. Almeno, non si scandalizzino se qualcuno intravede del tenero fra la sinistra parlamentare e i picchiatori rossi. 

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