Va in scena una nuova e migliore Italia. E il merito è tutto del Governo Meloni

di Cecilia Carapellese

Gli ultimi due sono stati weekend di fuoco per la politica europea e internazionale, essendosi susseguiti due importantissimi eventi: le elezioni europee prima, e il G7 in Puglia sotto la Presidenza italiana dopo.

Il successo delle Europee per la famiglia di centrodestra 

Lo scorso 8 e 9 giugno i cittadini sono stati chiamati a rinnovare l’emiciclo Ue.

Il risultato, per quanto possa bruciare all’opposizione, era prevedibile: i partiti di maggioranza in Italia hanno avuto successo su tutta la linea, conquistandosi la fiducia degli italiani. Anche più di quella accordatagli quasi due anni fa. 

Queste elezioni europee sono arrivate in un momento cruciale per il governo e hanno svolto una vera e propria funzione di “mid terms” elections. L’esito è stato più che positivo e l’operato dell’esecutivo a guida Meloni è stato promosso, ancora una volta, a pieni voti. 

Sul fronte opposto, invece, sembra che le sedie inizino a scricchiolare, dal momento che è oramai del tutto evidente come in Europa si stia respirando un clima conservatore; il che, tra le altre cose, fa ben sperare per la realizzazione di una maggioranza coesa all’interno delle mura istituzionali dell’Ue. 

Infatti, abbiamo un Macron che è ricorso in men che non si dica ad elezioni anticipate, cercando per così dire di salvare il salvabile, dopo aver appurato che i partiti di destra stanno crescendo sempre di più, a partire dal Rassemblement National e dalle forze lepeniste, che hanno ottenuto risultati ben al di sopra dell’umile 14 percento del partito del Presidente. 

Non migliore di certo è la situazione per il governo tedesco dopo la schiacciante vittoria dei conservatori del Cdu-Csu, che hanno vinto le elezioni europee in Germania con circa il 30%, ben più avanti rispetto all’Spd del cancelliere tedesco Olaf Scholz (che si mantiene su una percentuale del 13,9%).

Infine, in Spagna Sanchez ha subito un duro colpo, vedendosi superare dai popolari (34.2% contro il 30.2% del suo Partito socialista), e dovendo fare i conti anche con la crescita di Vox, che in questa tornata elettorale ha raddoppiato i seggi di prima.

G7 a Borgo Egnazia: paradigma nuovo con cui guardare alle sfide del futuro

E meno di una settimana dopo il successo in Europa, c’è stato un nuovo grande palcoscenico su cui salire: quello del G7 a Borgo Egnazia, dove, sotto la Presidenza italiana, si sono riuniti i Grandi Sette, insieme a numerosi ospiti “esterni”, a conferma del fatto che “il G7 non è una fortezza chiusa in se stessa, che deve difendersi da qualcuno, ma è un’offerta di valori che noi apriamo al mondo”, come sottolineato dal nostro Presidente del Consiglio all’apertura dei lavori. Perché il vero punto di forza deve essere quello della condivisione e della collaborazione, anziché quello della creazione di un fantomatico club elitario di membri eletti che non hanno alcun bisogno di confrontarsi con l’esterno.

A sottolineare questo clima di apertura è stata la presenza dei vertici di ONU, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Banca Africana di Sviluppo, Ocse, oltre al Presidente Zelensky, ma anche del Leader del Brasile (Presidente di turno del G20), dell’India, del Presidente di turno dell’Unione Africana, ossia la Mauritania, e diverse Nazioni africane e del Mediterraneo come Algeria, Giordania, Kenya, Tunisia e Turchia, e gli Emirati Arabi Uniti. E poi, per la prima volta nella storia del summit, l’intervento del Santo Padre.

Questo clima di collaborazione e di volontà di trovare soluzioni condivise è emerso poi in maniera limpida nella dichiarazione finale, nella quale sono stati affrontati in maniera unitaria tutti i punti chiave del G7, a partire dalla promozione di una “intelligenza artificiale sicura, protetta e affidabile”, passando per il sostegno a Kiev “per tutto il tempo necessario”, e arrivando alla lotta al traffico dei migranti attraverso una cooperazione con i Paesi di transito e di origine (e qui si vede, inevitabilmente, il richiamo al modello Italia e al suo Piano Mattei).

Ed è proprio in questa stessa dichiarazione che emerge ancora più chiaramente il ruolo internazionale strategico che ha il nostro Paese, il quale ha contribuito in maniera prioritaria non solo alla organizzazione del Vertice, ma anche e soprattutto ad imprimere un nuovo paradigma con cui guardare alle sfide di oggi e di domani, intervenendo in maniera incisiva per affermare il proprio punto di vista, sempre più condiviso e apprezzato.

Una nuova Italia, più forte e solida. All’interno e all’esterno

L’Italia di Meloni è dunque stata e continua ad essere la protagonista indiscussa di questo inizio estate, macinando nuovi consensi e successi e arrivando al summit di Bruxelles -dove si giocheranno le carte per le nomine delle cariche Ue- più forte e più concentrata ad ottenere un ruolo che sia davvero centrale, meritandoselo in maniera indiscussa.

Si può dire perciò che oggi l’Italia è finalmente pronta a trainare le potenze in Europa e nel mondo. E questa volta gli altri Paesi non possono che ammirare e guardare con un pizzico di invidia al nostro Paese.